On Thu, Jan 10, 2019 at 02:29:53PM +0100, J.C. DE MARTIN wrote:
Di luglio 2018, ma mi era sfuggito.
L'avevo letto all'epoca (ma non segnalato qui, sorry!). È interessante e condivisibile su molti aspetti, ma mi pare che l'autore enfatizzi al di là del ragionevole l'implicazione "open source" -> "mega corporate di successo", il che uccide il 90% dei claim nell'articolo. Lascia purtroppo anche cadere la grande opportunità che ha di enfatizzare un punto che prima o poi diventerà cardine nel mondo IT: gli sviluppatori che credono nel software libero e che lavorano per grandi corporation devono *sindacalizzarsi*. Ed una delle prime rivendicazioni collettive dovrebbe essere il cambio dell'attuale default che trasferisce il diritto d'autore (o la sua sola parte patrimoniale, in contesti come quello europeo) all'azienda, che dovrebbe quindi così accontentarsi di una licenza d'uso sul codice sviluppato. Oggi esistono sviluppatori che lavorano per grandi aziende che hanno contratti che permettono loro di mantenere il diritto d'autore, ma sono solo poche grandi star con forti convinzioni sul software libero. Dovrebbe diventare il default per tutti gli sviluppatori. Arrivarci non è affatto un'utopia. Le attuali condizioni del mercato di hiring IT fanno si che siano gli sviluppatori ad avere il coltello dalla parte del manico, ma manca purtroppo una coscienza di classe. Ci sono un po' di non-profit americane che stanno cercando di svilupparla, ma siamo ancora assolutamente agli albori. Resto fiducioso :-) A presto, -- Stefano Zacchiroli . zack@upsilon.cc . upsilon.cc/zack . . o . . . o . o Computer Science Professor . CTO Software Heritage . . . . . o . . . o o Former Debian Project Leader & OSI Board Director . . . o o o . . . o . « the first rule of tautology club is the first rule of tautology club »