Il giorno 14 aprile 2011 01:10, <a.dicorinto@uniroma1.it> ha scritto:
sono d'accordo con te stefano, quella persona ha semplificato all'eccesso ed ha sbagliato. Ma visto che l'argomento è interessante, e senza provocazione alcuna nei tuoi confronti, ci dici tu cosa vendono esattamente?


Chiedo scusa se ho semplificato troppo.  Il titolo del servizio di Report non è sbagliato: in generale, quando un'azienda offre qualcosa gratis finanziato dalla pubblicità, il prodotto sei tu, io e tutti quelli che lo usano. Non i nostri 'indirizzi': quelli si comprano all'ingrosso, un tanto al chilo nei giri loschi.  Quello che in questo momento Facebook vende meglio di tutti (e altri inseguono, sbavando) è l'insieme di dati che identifica l'utente dietro a uno schermo, raccolti perché 600milioni di persone nel mondo glieli danno volontariamente. Ed è inutile mentire perché comunque i dati vengono corretti e allineati dai tuoi 'amici' e dagli amici degli amici.

Questi dati sono la base dei servizi venduti a tutti gli altri siti che hanno bisogno di sapere chi sei per farti vedere pubblicità che troveresti interessante. Accanto al pulsante 'like' su corriere.it e altri c'è (ci sarà?) la pubblicità ritagliata giusta per te, per quello che leggi e quello che fanno i tuoi amici e gli amici degli amici. Quando si sente parlare di 'piattaforma' si tratta di questo: facebook non è più solo un sito web, ma un pacchetto di servizi basato sull'identità del visitatore di un sito web. Molto diverso dal modello di pubblicità di Google.

Purtroppo il servizio di Report l'ho potuto solo 'leggere' (che bello che hanno pubblicato lo script) e posso solo dire che, a mio modesto parere, ha fatto vedere solo le minacce e non ha mostrato le opportunità. Purtroppo mi pare sia un vizio diffuso nel giornalismo italiano quello di dare visioni parzialissime. Come in tutte le cose umane ci sono opportunità e minacce, paura e speranza.

 
Se ti va... So che lavori a S. Francisco per una importante azienda che fa più o meno (e meglio) quello che fa Facebook...

Si può dire che lavoro per Twitter: le opinioni espresse in questo messaggio sono le mie e non del mio datore di lavoro. Partecipo su questa lista a titolo strettamente personale.

/stef