Il 08/07/2010 09:59, Andrea Glorioso ha scritto:
A dire il vero - ma mi riservo di controllare meglio - non e` che qualcuno ha "messo le mani su ICANN", almeno non nel senso che quanto successo sia un'eccezione alla regola - al piu` un'eccezione alla pratica.
Ferme restando eventuali correzioni all'articolo di TF, questa è proprio un'eccezionalità, nel senso che si trasferiscono d'ufficio dei domini regolarmente pagati da un proprietario ad un organo istituzionale americano (credo Dipartimento di Giustizia in questo caso?). Chi ha detto che il proprietario di quei domini sia soggetto alle leggi americane? Io ho tanti domini e mai ho firmato qualche accordo che mi impone di essere soggetto alla giurisdizione americana in caso di controversie.
ICANN e` un'organizzazione californiana, soggetta alle leggi californiane e federali (degli Stati Uniti). Sia i registries (le organizzazioni che gestiscono i "top level domain") che i registrar (tramite i "registrar accreditation agreements" o RAA) hanno degli accordi con ICANN, in cui vi sono clausole che - ancora, mi riservo di controllare meglio - possono essere usate per bloccare, trasferire o cancellare domini di primo o secondo livello.
Il che fa abbastanza sorridere in considerazione dell'RFC 2826 in cui si deplorano i DNS root alternativi in nome dell'unità di Internet. Detto questo, qui la decisione è (anche) di ICANN, che non ha nemmeno interpellato le parti danneggiate, non si è opposta alla richiesta (sottolineo che aveva tutte le prerogative e i diritti legali per farlo) e la propagazione è sua responsabilità e di nessun altro. D'altra parte queste decisioni non sono state prese nemmeno per siti accusati di ospitare immagini di abusi sui bambini, ma quando si parla di copyright tutti a scattare sull'attenti presumendo la colpevolezza di chi viene accusato dai soliti noti. Qui ICANN si è sparata su un piede, perché con questi comportamenti non fa altro che accelerare la crescita degli alt root (che già ora non sono esattamente sconosciuti) e secondo me basteranno pochi altri avvenimenti del genere perché nuovi DNS root prendano il sopravvento.
(Discorso un po' diverso per quanto riguarda i cosiddetti "country-code top level domains", come .it, .uk, .de eccetera, che non sempre hanno un "contratto" con ICANN dato che spesso afferiscono a delle autorita` pubbliche, non necessariamente inclini a stringere accordi con una piccola organizzazione statunitense. Una volta il legale di DENIC, che gestisce .de, mi disse "we may be in agreement with ICANN, but we do not have an agreement with ICANN" :)
Mi sembra pura teoria, se con procedimento analogo una major dice che un dominio .de va espropriato e ICANN concorda, nel giro di ore quel dominio viene trasferito: i tedeschi non hanno nemmeno uno dei 13 DNS root del mondo. Poi ci sarà tempo per interminabili cause legali, ma intanto quel dominio è andato.
Per quanto riguarda l'assalto ai router BGP e il controllo di Regional Internet Registries e Autonomous Systems: la prima pratica (filtraggio tramite alterazione degli annunci BGP) e` pratica oramai abbastanza comune (Pakistan e Cina vengono subito in mente, ma non dubito che altri paesi l'abbiano fatto o lo faranno).
Fatti per errore o per malizia gli annunci non autorizzati BGP / sabotaggio delle tavole BGP hanno suscitato sensazione, ma quello che dici mi lascia un po' perplesso. Non credevo fosse pratica diffusa e tanto meno mi risultava fosse praticata dalla Cina (il caso pakistano risulta tutt'ora un'"iniziativa ardita" di un piccolo ISP - mi riferisco all'aver messo down in tutto il mondo YouTube annunciando una route di massima specificità usando un prefisso più piccolo). Un annuncio BGP modifica la topologia di Internet, qualsiasi tentativo di censurare con questo metodo può facilmente portare al down planetario e uno stato che iniziasse a smantellare Internet in questo modo ritroverebbe i propri AS disconnessi in breve. Da qui la mia perplessità all'utilizzo degli annunci BGP come strumenti di censura.
In ogni caso, RIRs, router BGP e AS non vivono nel limbo, ma sono gestiti da organizzazioni che rispondono a leggi nazionali - con i soliti problemi nella scelta della giurisdizione.
Esatto, e anche questo volevo far notare, per esempio il DNS root svedese (l'unico europeo) in questo caso è stato automaticamente assoggettato alle leggi americane. Tutto il mondo di fatto è stato assoggettato alle leggi americane "per colpa" di ICANN e dei 13 DNS root.
In ogni caso, a mio parere, l'ipotizzare - come mi pare, ma magari mi sbaglio, che Paolo implichi - una "eccezionalita`" di Internet (nel senso dell'"Internet exceptionalism" su cui hanno scritto tra gli altri Goldsmith, Wu ed altri) non porta molto lontano. Meglio sarebbe assicurarsi che le leggi siano piu` ragionevoli, per esempio sul tema del "contributory infringement".
Personalmente, credo che sia l'esatto opposto a non portare lontano. Internet ha conosciuto un certo successo e sviluppo grazie al fatto che è rimasta immune ai capricci di chi di volta in volta deteneva il potere legislativo. I "grandi problemi" di Internet, soprattutto quelli immaginari, nascono nel momento in cui legislatori completamente digiuni delle più elementari nozioni si interessano ad essa e i media tradizionali disegnano per il grande pubblico uno scenario fantasioso e fantastico. Ora siamo nel caso molto speciale in cui un'autorità tecnica importante, influenzata da un settore particolarissimo dell'industria, rischia di diventare politica, perché risiede nello stesso paese in cui quell'industria ha piazzato i suoi uomini nei ruoli chiave del funzionamento dello stato federale (presidente, vice presidente, 5 avvocati al dipartimento di giustizia, FBI ecc. ecc.), e pensare che leggi europee più ragionevoli possano alleviare il problema sarebbe come pensare di far guarire un malato terminale con mezza aspirina. La soluzione a questa anomalia (sciaguratamente, sottolineo) secondo me è puramente tecnica.