A proposito di "strutture alternative", sal 2008 al 2013 ho passato 5 anni della mia vita a cercare di far capire alla gente che -- in occasione della transizione tecnologica da rame a fibra -- vi era la possibilità di costruire una rete di telecomunicazioni "dei cittadini", con evidenti benefici economici e democratici (o forse non così evidenti, visto che gli unici che l'hanno capito sono stati i fautori dello status quo, che mi hanno eretto davanti alti muri di gomma; già un'altra volta, chi capiva era chi aveva da perdere, e non chi aveva da guadagnare). V. http://www.ybnd.eu/docs/Mat_fibra.pdf entro un discorso più ampio: http://www.ybnd.eu/docs/Sic_est_Iw.pdf Ho toccato allora con mano quanto avevo già subodorato: per (s)muovere la gente ad alzare il sedere dalla sedia e fare qualcosa a) non basta certo un'idea, decente, buona od ottima che sia, e b) rimane comunque improbabile che lo facciano, come preconizzato da Tocqueville quasi due secoli fa un un capitolo di "Democrazia in America". Voglio dire, non ci sono chance molto concrete di rivedere le cose in meglio. La complessità per definizione aumenta, il disordine per definizione anche; "riavvolgere" la storia e tornare a un bivio a monte dove si è rivelato evidente di aver scelto la direzione sbagliata, ... è sostanzialmente impossibile, come se "l'apprendimento di specie (umana)" fosse irrilevante su temi non scientifici, tecnologici o ingegneristici. Dobbiamo attendere la prossima "catastrofe" (morfologica), perche le cose cambiano? Temo di si. Sarei felice di vedere un'iniziativa semplice, risolutiva e fattibile ...che venga messa in pratica. E non smetto di sperare. Ma la ragione accende la spia del "no". Scusate lo sfogo (perché è davvero solo questo). Il 2025-08-05 08:59 Stefano Borroni Barale ha scritto:
Direi che per arginare Sechi basta far circolare la sua "produzione". Dice pochissimo del tema che pretende trattare, ma moltissimo sulle sue doti di autore e su quanto valga la pena leggerlo (ai miei tempi si diceva "don't feed the troll: *plonk!*").
Quanto al pezzo di Kettmaier forse l'unica cosa migliorabile sarebbe stata sottolineare che:
- i boicottaggi hanno uno scopo dimostrativo, e sono un successo quando si sposta il 3% delle vendite (poco!). Inoltre quando hanno successo -storicamente- si è visto che questo ha effetti anche sugli altri "lupi dello stesso branco". Quindi sarebbe più utile concentrarsi su poche aziende e passare a nuove imprese quando si sono fatte desistere le prime;
- la natura collettiva dello sforzo: non è una questione personale. Abbiamo collettivamente consegnato a queste imprese un potere tremendo. Non c'è più tempo, è ora di riprenderci questo potere (come cantavano i Rage Against the Machine già 20 anni fa, anche se riferendosi ad un altro contesto), con tutti mezzi possibili, non solo con il boicottaggio, ma con la costruzione di strutture alternative e tutto quello che si è detto già troppe volte in troppi contesti per ripeterlo ancora.