Buongiorno e soprattutto grazie per l'esempio concreto. FUSS/FLOSS sono modelli ambiziosi che possono essere una valida risposta ai limiti legali ed etici dei GAFAM, con un modello innovativo distirbuito. Mi chiedo, è stata mai fatta una analisi di fattibilità per un'adizione a livello di sistema, ad esempio a livello del Ministero dell'Istruzione e del Merito/INDIRE/CNR-Genova? Cosa manca rispetto a un pacchetto "chiavi in mano" offerto dai GAFAM? Perché avendo a disposizione fondi, know-how, chi è responsabile a livello di sistema non l'hanno considerato ad oggi una valida alternativa? Personalmente ringrazio, anche per le informazioni tecniche (che non sono in grado di seguire nei dettagli), ma lavorando in paesi in via di sviluppo e cosiddetti in transizione sono molto utili, grazie ancora! Alessandro On Fri, 21 Apr 2023 at 21:45, karlessi <karlessi@alekos.net> wrote:
From: Alessandro Brolpito <abrolpito@gmail.com> To: karlessi <karlessi@alekos.net> Cc: nexa@server-nexa.polito.it Subject: Re: [nexa] Oscurità digitale (alessandro marzocchi) Message-ID: < CABkhOK-oi3M+Qt17VE3-SDe-rtdzZh6Qr6hbenrVge_XEZKk3g@mail.gmail.com> Content-Type: text/plain; charset="utf-8"
Buongiorno,
Grazie per lo scambio, che trovo molto interessante.
Avrei un paio di domande, molto ampie:
1) esistono esempi di "modelli di business" sostenibili per il mondo privato che garantisca un valore economico del "modello open" (che non sia ad esclusivo carico della spesa pubblica/cittadini)?
Buonasera,
mi/ci piacerebbe avere tanti esempi virtuosi in merito, rispetto ai "modelli di business" sostenibili, ma latitano.
se ho inteso la domanda, sintetizzo l'unica ipotesi che da un po' mi/ci ronza in testa con:
- estendere il "modello FUSS" (scuola) al mondo privato
versione lunga:
recentemente ho partecipato a un convegno della CUB scuola di Torino e sono rimasto colpito dai progressi fatti dal FUSS di Bolzano
per le scuole il discorso, certo non nuovo, è: invece di comprare nuovi computer winoz, LIM con software chiuso che nessuno usa davvero o visori META(v)verso con i soldi del PNRR... si possono risistemare macchine "obsolete", piallarle, metterci una GNU/Linux base per navigazione ecc.; e per applicazioni web complesse farle funzionare come terminali semplici
detto male ma potabile: un modello FLOSS esteso ad applicazioni web necessita in questo caso di un server desktop (Debian, se dovessi scegliere, o Ubuntu LTS) che fa girare le applicazioni centralmente, SaaS o come si dice
in questo senso, FUSS per alcuni server si appoggia a quanto ho capito a Continuity
https://scuolalibera.continuity.space/
l'aspetto interessante e facilmente riproducibile è che viene fornito uno stack di applicazioni con il single sign-on (quindi simile a Google/Microsoft per l'utente), per accedere a: Nexcloud, Libreoffice online, Mail, Chameleo, Moodle, BBB, Jitsi.
per una scuola diciamo di mille utenti fra studenti e professori penso ci voglia un minicluster (5 macchine Beowulf?), non una cosa banalissima, ma alla portata di sistemisti decenti; di certo, così si risparmia l'acquisto di macchine desktop superflue e presto obsolete, e delle licenze software, oltre a evitare il lockin.
si potrebbe forse fare un ragionamento analogo per un privato. un'azienda, un insieme di cooperative con qualche centinaio/migliaio di dipendenti potrebbe ripristinare le macchine che già ha, passando al FLOSS che è meno goloso di risorse, trasformarle in terminali all'occorrenza, e investire in un'infrastruttura minicluster analoga per coprire le sue necessità.
il costo vero è il passaggio da chiuso al FLOSS e dunque la formazione, necessaria e, mi risulta, attualmente prossima allo zero o sostanzialmente inutile quanto il vecchio ECDL. a medio termine però il vantaggio anche economico ritengo sia dimostrabile. senz'altro si risparmiano fin da subito TANTI click perché non c'è da chiudere le finestre di winoz che si aprono da sole, animate da Cortana o dagli assistenti "intelligenti" prossimi venturi :D
2) esistono esempi di bandi/linee guida per l'istruzione pubblica nei quali "il modello open" e' indicato formalmente come un criterio di qualità, distintivo per la scelta di risorse (libri, educational software, ect.) per l'istruzione e la formazione (obbligatoria)?
sono ignorante di tecnoburocazia, ma immagino che già esistano formalmente nei bandi criteri che prediligono FLOSS o quantomeno software già sviluppati dalle PA,
ma per esperienza a Bruxelles, nelle università e nelle scuole in Europa, nelle aziende... siccome "così fan tutti", e siccome dopo due anni di pandemia Zoom, GoogleClassrom&C sono diventati "lo standard" de facto, grazie anche ai consigli del governo, ogni proposta che sia F/LOSS e dunque non rigidamente allineata alle "soluzioni" bigtech è percepita come un handicap, un'inutile fatica. ed è piuttosto frustrante.
Grazie per ogni informazione a riguardo, Alessandro
mi accodo alla richiesta di info,
grazie
k.
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