Buongiorno, scusate l'OT ma sulla questione del rapporto tra automazione e lavoro credo occorra almeno un minimo di prospettiva storica, altrimenti sembra tutto nuovo e NON lo è. Giuseppe Attardi <attardi@di.unipi.it> writes:
On 9 Oct 2020, at 10:56, nexa-request@server-nexa.polito.it wrote:
I robot erano troppo efficienti. Potevano portare gli oggetti così rapidamente che le aspettative di produttività per i lavoratori sono più che raddoppiate, secondo un ex direttore operativo senior che ha visto la trasformazione. E hanno continuato a salire. Nel tipo di magazzino più comune, gli operai chiamati raccoglitori - che in precedenza dovevano prelevare e scansionare circa 100 articoli all'ora - dovevano raggiungere velocità fino a 400 all'ora nei centri di appagamento robotizzati.
Questo è un tipico esempio dell’evoluzione del lavoro con l’adozione di tecniche di AI.
No: non è una evoluzione del lavoro (alienato) ma è l'ESSENZA delle tecniche di automazione in ASSENZA di regole che VIETINO anche solo di IMMAGINARE che l'uomo possa essere USATO alla stregua di una APPENDICE di una macchina. Non è un effetto collaterale, è l'elemento principale del lavoro alienato [1] del quale l'automazione è elemento FONDANTE. Non si è MAI visto sulla faccia della terra un lavoratore **dipendente** che possiede una macchina come AUSILIO del priprio lavoro, questo NON è secondario. La stessa IDENTICA dinamica è osservabile in ciascuna delle tre rivuluzioni industriali (circa 1750, 1870 e 1970) che non sono MAI state accompagnate da una adeguata EVOLUZIONE SOCIALE con relative politiche e regole ADEGUATE, le politiche del "mercato del lavoro"... stendiamo un velo pietoso. Le regole, spesso RAFFAZZONATE, sono SEMPRE arrivate dopo, a seguito di tensioni sociali più o meno pesanti, e sempre applicate MOLTO controvoglia... e si vede ancora oggi. Noi siamo dentro, IN PIENO, nella terza rivoluzione industriale partita nel 1970; l'introduzione progressiva del software (quindi anche l'AI Narrow) nell'automazione dei processi invece che umanizzare l'automazione sta disumanizzando quel poco che è restato finora immune perché non automatizzabile, compresi i c.d. "lavori intellettuali" e "lavori della conoscenza" (con effetti al contempo devastanti e illuminanti, ancora poco apprezzati se non da pochi). Tutto questo, sebbene qualcuno sta impiega ingenti mezzi per farlo credere, NON è inevitabile ma frutto di specifiche politiche sociali ben modulate in funzione delle necessità socio-economiche e geopolitiche del momento. Lo dico "al contrario": questo tipo di "evoluzione del lavoro" NON è un fenomeno regolato dalle stesse leggi sull'evoluzione dalla specie di darwiniana concezione, il "darwinismo sociale" è FALSO.
Si creano due fasce estreme di lavori: 1. Lavori altamente specializzati e ben pagati, ma pochi di numero, per chi sviluppa i sistemi stessi
La fascia estrema della curva è fatta senza dubbio di questi lavoratori ma quelli ben pagati (e soddisfatti del proprio lavoro in generale) sono pochissimi rispetto all'universo mondo di chi lavora "nel digitale" e sono usati troppo spesso come artificio retorico propagandistico nelle apologie dei presunti benefici del sistema, per nascondere le reali condizioni precarie della stragrande maggioranza di essi: Casilli con «En attendant les robots» docet (non cito il titolo italiano, per carità).
2. Lavori ripetitivi e sottopagati, al servizio delle macchine, laddove le macchine non funzionano.
Da quanto MI PARE si riesca ad osservare almeno dagli ultimi 150 anni di storia dell'automazione non sono MAI esistite macchine autonome ECONOMICHE in grado di sostituire il lavoro umano in TUTTE le fasi del processo di produzione (compresa l'erogazione di un servizio), quindi in moltissimi casi "le macchine non funzionano"... PERFINO nel settore AI :-O Il caso dei magazzini automatizzati è ECLATANTE (ma non certo unico): sostituire i "runner" che devono prendere il prodotto dallo scaffale è diventato economicamente vantaggioso perché i sistemi completamente automatici che lo fanno sono: 1. più economici (da qualche tempo) della somma dei "runner" 2. più efficienti perché usano algoritmi di allocazione dinamica dello spazio Però sostituire i "raccoglitori" NON è economicamente vantaggioso SOLO perché sostituirli con sistemi automatici costerebbe di più della somma degli stipendi di tutti loro messi assieme; invece costringere i "raccoglitori" a lavorare ai ritmi imposti da chi li equipara ad appendici delle macchine costa meno. Questo processo, ovvero "usare le persone come macchine" dipende dal contesto sociale E tecnologico nel quale agiscono gli elementi 1 e 2 citati sopra, declinati per lo specifico ambito lavorativo: dai ciclofattorini ai minatori di cobalto. Perché quelle che dovrebbero essere conquiste inoppugnabili delle nostre società vengono messe periodicamente in discussione ogni qual volta viene introdotto un "elemento magico" di PSEUDO novità, in questo caso l'uso del software e dei robot intelligentissimi?
Il film di Ken Loach, Sorry we missed you (https://en.wikipedia.org/wiki/Sorry_We_Missed_You).
Chapeau Ken Loach! Segnalo anche: https://it.wikipedia.org/wiki/La_classe_operaia_va_in_paradiso «La classe operaia va in paradiso» di Elio Petri, 1971 Saluti, Giovanni. [1] https://it.wikipedia.org/wiki/Alienazione -- Giovanni Biscuolo