Vi segnalo una conferenza del prof. Peppino Ortoleva
che, benche' non esplicitamente dedicata a Internet,
tocca un tema, quello del ruolo degli intellettuali,
che di sicuro interessa a molti nexiani (me incluso).
Un caro saluto,
juan carlos
Vivere di cultura
Sulla condizione e il ruolo degli intellettuali oggi
una conferenza di Peppino Ortoleva
accompagnata dalle letture di Angela Vuolo
Torino, Palazzo Madama Aula del Senato, 12 maggio 2011
Nata sul finire dell'Ottocento, l'espressione “intellettuale” ha
attraversato l'intero Ventesimo Secolo come un'autentica
parola-chiave, rivendicata da alcuni, oggetto di diffidenza per
molti, comunque segnata da molte ambiguità. Da un capo all'altro del
Novecento l'aspirazione a parlare di volta in volta in nome della
nazione, della classe, del popolo si è sempre intrecciata con il
bisogno dell'intellettuale di farsi riconoscere prima di tutto in
quanto individuo e in quanto autore; la collocazione idealizzata
della cultura al di sopra e al di fuori degli interessi materiali ha
trovato il suo rovescio nell'esigenza di ottenere un compenso
adeguato per chi della cultura è produttore o diffusore;
l'idealizzazione dell'intellettuale come critico di tutti i miti si
è sovrapposta al suo ruolo di creatore egli stesso di alcuni dei
maggiori miti moderni, dalla Ragione alla Natura.
In questo incontro, punteggiato da testi problematici e suggestivi,
Peppino Ortoleva, poliedrico uomo di cultura ancor prima che
accademico, invita a raccogliere la sfida che questa figura lancia
al nuovo secolo. Oggi infatti la parola stessa “intellettuale” può
apparire il residuo di un passato superato sul piano tecnologico
come su quello dell'organizzazione economica. Certo è che tanti nel
nostro paese sembrano convinti di poterne fare a meno, e in effetti
due generazioni di produttori di cultura sono state costrette a
scegliere tra condizioni di vita e di lavoro difficili e a volte
umilianti, la rinuncia a vivere delle proprie capacità di ricerca e
d'invenzione, l'emigrazione.
Ma la domanda da porsi è se possiamo davvero permetterci di fare a
meno degli intellettuali, del loro contributo di conoscenze e non
solo di informazioni, del loro desiderio di vivere di cultura prima
di tutto perché senza cultura non possono vivere.