Non ci vorrebbe molto in effetti per fare un EU-GPT, con allucinazioni garantite da procedure e regolamenti.
Il problema è che tedeschi e francesi impiegherebbero un paio di anni solo per spartirsi l'organigramma. L'Italia potrebbe avere il Direttore Generale dell'Etica (in realtà, però, nominato dal Vaticano).
Ma mettiamo da parte le facezie.
Se guardiamo dentro GPT-4, ci troviamo almeno una ventina di lingue tra cui il coreano e il fiammingo, e un numero enorme di competenze specialistiche, per lo più nell'ambito della programmazione, ma estese praticamente a tutto lo scibile, dalla filosofia teoretica alle ricette di cucina. Tutto contenuto nel campo di forze generato da non si sa (letteralmente) quante centinaia di miliardi di parametri.
Se decomponiamo questo spazio sulle assi delle lingue e delle competenze, forse riusciamo a vedere che, ad esempio, non essendo interessati alle conversazioni di filosofia teoretica in coreano, ci basta un modello più piccolo e maneggevole.
Insomma: GPT-4 può essere "fatto a pezzi", e ciascun pezzo può essere gestito in modo "aperto e democratico", realizzando così gli scopi (umoristicamente) dichiarati da OpenAI.
Io credo che questo processo sia già spontaneamente in corso (non solo nelle università) e credo che la UE dovrebbe dare supporto all'affermazione di questo nuovo modello di sviluppo, più che cercare di inibire i soggetti privati statunitensi (gli stessi che piazzano i loro VP nella nostra Amministrazione) con improbabili richieste.
G.