Grazie Lorenzo, "lorenzo albertini" <lorenzoalbertini.vr@gmail.com> writes:
*** grazie della segnalazione. Anche in europa? dal financial times di oggi: Madhumita Murgia and Max Harlow <<How top health websites are sharing sensitive data with advertisers. FT investigation reveals symptoms and drug names shared with hundreds of third parties including Google and Facebook>> (sul regno unito)
Per evitare il paywall, lo stesso articolo è pubblicato qui: https://www.irishtimes.com/business/technology/how-top-health-websites-are-s... Non per sminuire la gravità del tracciamento descritto nell'articolo sopra, ma vale la pena sottolineare che nel caso statunitense le aziende *pare* abbiano accesso direttamente alle basi dati di quella azienda sanitaria, che contengono ben altro che alcuni metadati, seppur sensibili Piuttosto la notizia del FT evidenzia ancora una volta - se ce ne fosse bisogno - che i browser si sono trasformati in strumenti di sorvegliaza [1] e ho il fondato sospetto che il GDPR non sia assolutamente in grado di porre rimedio a questo scempio; ci sono altri strumenti per questo, anche tecnologici (intendo dire software) Dal punto di vista "filosofico", temo che fino a quando non sarà pacifico che il diritto all'anonimato (anche in rete, sì) è un diritto inalienabile della persona allora continueremo ad aspettare Godot Grazie! Giovanni. [1] con adeguati strumenti, anche intellettuali, ci si può difendere almeno un po': https://github.com/gorhill/uBlock#philosophy [...] -- Giovanni Biscuolo Xelera IT Infrastructures