Ciao Davide e Guido, mi scuso per questa lunga mail, ma provo a rispondervi insieme, visto che altrimenti finirei per ripetermi e scrivere ancora di più. On March 18, 2021 8:50:25 AM UTC, "D. Davide Lamanna" wrote:
La probabilità di restarne intrappolati e tanto maggiore quanto minore è la varietà delle comunità cui un individuo appartiene.
Questo è interessante. Me lo espandi un po'?
Immagina uno spazio topologico i cui punti sono le informazioni concepibili dalla mente umana. Questo spazio è ciò che l'informatica studia attraverso i computer, nonché il campetto da gioco degli hacker. :-P Ogni informazione è un'esperienza soggettiva di pensiero comunicabile, ma in quanto comunicabile possiamo sempre esprimerla con una frase in almeno un linguaggio. "non so" è l'insieme vuoto. "penso, dunque sono" è probabilmente l'equivalente dell'1 in ℕ. "so di non sapere" è probabilmente l'equivalente dell'∞ in ℕ. Lo stato di una mente può essere immaginato come l'insieme dei punti di questo spazio (le informazioni) "noti" a quella mente (ovvero accettati O rifiutati da quella mente). La topologia di questo spazio è specifica della nostra specie (ad un determinato stadio evolutivo) ed è determinata dalle relazioni probabilistiche di accettazione / rifiuto di una informazione dato un set di altre informazioni. L'appartenenza dell'unione dei sottoinsiemi di questa topologia alla topologia stessa è garantita dall'OR logico fra le credenze. L'appartenenza dell'interesezione dei sottinsiemi di questa topologia alla topologia stessa è garantita dall'AND logico Nell'intorno di un'informazione, per la nostra specie, ci sono le informazioni che aumentano la probabilità di accettare quell'informazione. Si tratta dunque di una topologia parzialmente ordinata sulla base della relazione "contribuisce alla accettazione di". Vi sono informazioni connesse da un'alta probabilità, per cui accettarne una significa quasi certamente accettare (o rifiutare) l'altra, e informazioni completamente scorrelate come la temperatura di oggi ed il teorema di Pitagora. Per esempio se accettiamo come vero il principio di non contraddizione ed il predicato A, allora è altamente probabile che rifiuteremmo come falso il predicato "non A". Dunque nell'intorno del predicato "non A" ci sono A e il principio di non contraddizione, mentre nell'intorno di A ci sono "non A" e il pnc. Ora, una comunità, sin dal momento in cui nasce per gestire collaborativamente un bene cui 2 o più persone hanno accesso (il "problema di bootstrap" cui accennava Guido Vetere qui https://server-nexa.polito.it/pipermail/nexa/2021-March/020686.html), crea una Cultura condivisa (più o meno vasta), ovvero un insieme di punti in quello spazio che tutti i membri "di prima classe" (quelli consapevoli e del bene in comune e delle regole) conoscono (ovvero comprendono ed accettano). Nel tempo, se le regole funzionano nel proteggere il bene in comune (il quale a sua volta è duraturo, stabile nella propria utilità per i membri), la comunità comunica (:-D), arricchendo quella cultura. E talvolta cresce, aprendosi a nuove zone inesplorate. Una "bolla" invece è un campo vettoriale probabilistico che sostanzialmente distorce questo spazio informativo un po' come una massa distorce lo spazio-tempo fisico. Chi vi si trova immerso, ha una probabilità "distorta" di accettare o rifiutare determinate informazioni. E le linee di flusso possono produrre statisticamente bias di conferma ed echo chamber che dal punto di vista individuale sono totalmente invisibili, inconcepibili e talvolta (se le informazioni in questione iniziano a far parte dell'identità della mente di cui parliamo) inaccettabili. E come dicevamo queste linee di flusso possono essere influenzate facilmente e su vasta scala da chi controlla le piattaforne di sorveglianza con un'efficacia che cresce esponenzialmente con ogni nuovo bit acquisito sulla popolazione. Ma chi appartiene consapevolmente a molte comunità diverse fra loro, chi ne condivide le culture, dispone di molte ancore che la bolla non può influenzare facilmente. Inoltre riceve nuove informazioni da gruppi diversi e su canali diversi che (sperabilmente) sfuggono a chi controlla ed orienta una singola bolla. Per questo, essere membro consapevole, "di prima classe", di molte comunità, stabili (con regole efficaci a protezione È più chiaro così?
Possiamo distinguere alcune categorie di membri in una comunità:
- coloro che sono pienamente consapevoli di queste regole e del bene comune che proteggono - coloro che sono più o meno consapevoli del bene comune, ma non delle regole
Alla prima categoria appartengono i cittadini che, grazie alla loro consapevolezza delle regole possono metterle in discussione (o sovvertirle), mentre alla seconda appartengono i sudditi, gli zeloti e i bambini.
Sudditi e bambini mi sono chiari, zeloti no. Potresti spiegare?
Lo zelota, inteso come fondamentalista che si attiene rigidamente alle regole di una comunità, è inevitabilmente incapace di comprenderle. Quando infatti la realtà evolve producendo nuovi attacchi e richiedendo variazioni alle regole che proteggono il bene comune, lo zelota non è in grado di accettarle (o idearle). Perde cioè di vista ciò che la comunità condivide e protegge e si concentra esclusivamente sulle regole. Dunque non le comprende, pur conoscendole a memoria. È insomma un robot senza padrone seppur spesso facile da trasformare in un utile idiota, capace di rallentare la risposta della comunità ad un attacco e di permettere la sottrazione (o l'erosione) del bene in comune a chi lo conduce.
Lo può essere (consapevole della "bolla") solo una piattaforma che veicoli le comunicazioni fra gli individui che ne fanno parte (e che NON ne fanno parte), riuscendo ad osservare la direzione dei vari vettori in quel campo vettoriale informativo, misurando la probabilità dei messaggi.
Questo è fuor di dubbio, è il loro lavoro. E' così che ci opprimono. Ma siamo sicuri che le persone in una bolla siano davvero inconsapevoli di esserlo? Totalmente?
Per definizione. :-) Per intuire di trovarti in una bolla dovresti confrontare la tua probabilità di accettare come vera o rifiutare come falsa una informazione con quella del resto dell'umanità e trovarla palesemente diversa (quanto meno in una certa zona dello spazio informativo) senza riuscire a ricondurre tale probabilità a informazioni accettate come vere perché o frutto di esperienza diretta o riconducibili ad una comunità cui hai aderito o aderisci consapevolmente. Immagina queste probabilità come discese (alta probabilità) o salite (bassa probabilità) da un punto ad un altro, in montagna. La bolla altera queste pendenze cosicché chi vi si trova percepisce certe salite come discese e certe discese come salite. Magari vedi che gli altri non fanno alcuna fatica lungo un tratto che a te sembra impraticabile, ma difficilmente penserai di trovarti in una bolla spazio-temporale. Più probabilmente penserai che sia una questione di allenamento! Esattamente ciò che penseranno coloro che vedono te sgambettare facilmente su per un dirupo con una pendenza di 95 gradi.
Io per esempio so di essere in alcune bolle, abbastanza precisamente lo so. Voi no?
Posso immaginarlo, ma i limiti della mia individualità mi impediscono di sapere quale siano le probabilità "di specie". Inoltre la mia curiosità determina una tendenza caratteriale ad esplorare sistematicamente i percorsi meno probabili. Dunque è probabile che su un hacker una "bolla" abbia un effetto inverso: è come se per me il campo cambiasse verso e chi cerca di manipolarmi finisce per ottenere l'effetto opposto a quello desiderato. Non a caso sono AdsAdverse: più vedo un prodotto sponsorizzato sul web, meno è probabile che lo acquisti e più è probabile che lo sconsigli.
Certo ci saranno bolle in cui sono intrappolato senza saperlo. E potrebbero anche essere tante, non so quante sono, né quali sono. Ma di alcune so.
Sarei curioso di sapere come le individui.
E tanto lo so che quando interagisco con il mio spazio informativo, ne tengo conto. Tento di rimuovere qualche bias. Ci provo almeno... E' impari la lotta, non mi illudo. Loro hanno le piattaforme e mi manipolano a piacimento.
Mi riservo qualche piccola sovversione, che ai loro occhi apparirà tenera, come ad esempio _sottrarsi_. In tanti modi diversi, tutti inefficaci. Oppure provo ad immaginare come deve essere stare in altre bolle, quali informazioni potrebbero essere evidenziate lì.
Sono sicuro di non essere l'unico. Secondo me c'è una certa consapevolezza. Non concordi? Il punto è cosa farne, eventualmente.
Come ho provato a spiegare prima, io credo che solo essere consapevolmente membro di molte comunità molto diverse fra loro (e magari anche vaste e variegate, ma non necessariamente tutte) possa permettere di essere "saldamente ancorati" e dunque meno influenzati dai "campi gravitazionali" che ci circondano. Ma "meno influenzati" non significa "consapevoli". On Thu, 18 Mar 2021 06:33:09 +0100 Guido Vetere wrote:
Un tema interessante allora mi sembra: come trasformare le bolle in comunità? Ovvero: come favorire quel tipo di atti linguistici in grado di far nascere strutture sociali nei campi vettoriali delle nostre 'utterances' in rete?
Come detto, gli atti linguistici che definiscono una comunità non sono fini a se stessi, ma orientati a proteggere un qualche bene in comune, tanto dall'egoismo dei membri della comunità, quanto dagli attaccanti esterni. Dunque per poter trasformare una "bolla" in una comunità (assumendo di poterla individuare, ovvero di controllare una piattaforma di comunicazione sufficientemente diffusa da confrontare la probabilità di alcuni messaggi al suo interno con quella al suo esterno) bisogna anzitutto individuare un bene che gli individui che vi orbitano attorno vogliano condividere e facilitare l'emersione di una serie di regole a sua protezione. In pratica, una volta individuata la bolla, la strada più facile consiste nel mettere a disposizione un bene interessante per quelle persone e stabilire delle regole di accesso allo stesso che ne garantiscano il rispetto da parte dei membri della futura comunità. In altri tempi si sarebbe detto: si parte dalla comunione, dal dono. E se le regole di reciprocità non sono implicite nella cultura della popolazione di partenza, le si rende esplicite. Ma fintanto che restiamo nella "bolla" del egemonia culturale capitalista, ci si limiterà a pensare in termini di investimento e lock-in. Giacomo