Il 21/10/2010 22:07, Andrea Glorioso ha scritto:
Il discorso di Morozov a mio parere ha una logica alquanto stringente laddove lo si applichi a paesi, appunto, come la RPC e altri, dove il semplice atto di voler accedere ad informazioni che il governo ritiene "inadatte" costituisce un atto di "sovversione".
Benissimo: circostanziare il ragionamento di Morozov. Ritorniamo quindi al punto sul quale (credo) Arturo non sia d'accordo:
Coloro che utilizzano strumenti per l'aggiramento della censura sono "sovversivi" (usando una definizione molto ampia del termine)? Ovviamente per le autorità dello Stato in cui vivono, lo sono, altrimenti non avrebbero bisogno di usare tali strumenti.
(in Italia usare strumenti di aggiramento censura non implica il reato di eversione dell'ordine democratico, quindi chi usa tali strumenti non è un sovversivo per le autorità - sarei sorpreso di essere smentito se ci fosse una giurisprudenza in senso opposto :) - in altri termini, anche se non sono sovversivo posso comunque aver bisogno di quegli strumenti). Il significato di sovversivo credo che non lasci molta ambiguità quando riferito ad uno stato, per me si riferisce a chi vuole rovesciare, direttamente o indirettamente, l'ordinamento di quello stato, e credo sia lo stesso significato che gli attribuisce Morozov. Tuttavia, Morozov dice una cosa diversa, dice che chi usa questi strumenti è probabilmente coinvolto in comportamenti sovversivi. Ci sono notevoli differenze rispetto a quanto scrivi e rispetto all'oggetto di contestazione di Arturo. Morozov infatti non assimila l'aggiramento della censura di per sé a comportamento sovversivo. L'altro punto è porsi la questione se l'esigenza di usare tecniche di aggiramento possa nascere anche nei paesi "custodi della democrazia" e "difensori della libertà di espressione", cosa che con il tuo ragionamento viene escluso: "tutti quelli che usano tecniche di aggiramento sono sovversivi per le autorità".
Direi comunque che il punto centrale da tenere a mente è che le tecnologie di aggiramento della censura siano poco usate e ragionare sul perché.
Per la mia esperienza personale, che ovviamente non ha molto valore, tutto si riduce a due fattori: la capacità tecnica di usare gli strumenti atti all'aggiramento e la percezione dell'esigenza. Il primo punto si può affrontare su basi squisitamente tecniche, tentando di fornire soluzioni sempre più amichevoli e allo stesso tempo disseminare in ogni modo possibile informazioni utili allo scopo, informazioni che "si facciano trovare". Quello che è scritto nell'articolo segnalato da JC lo tocco con mano tutti i giorni: VPN gratuite che gestisco con grande larghezza di banda, crittografia allo stato dell'arte e altro ancora, usate da 2000 utenti scarsi in tutto il mondo; web proxy creati con la stringa "proxy" nel nome di dominio che hanno anche 100.000 hits al giorno. Il secondo rimanda a questioni molto complesse, forse bisognerebbe partire dal tentativo di capire pienamente come il "potere costituito" (una piccola minoranza di persone) si perpetui tramite la capacità di controllare e regolare la percezione dei bisogni (o di creare bisogni funzionali al perpetuamento) delle persone controllate anche nell'era digitale; e come si esercita questo controllo al di là della coercizione e violenza fisica. Ciao, Paolo