Buongiorno, Giovanni Biscuolo <giovanni@biscuolo.net> writes: [...]
L'informatica è parte intergrante della filosofia, specificamente la gnoseologia, sebbene ancora non adeguatamente riconosciuta come tale: è abbastanza umanistica come disciplina?
Aggiungo che IMHO - per come stanno le cose oggi - per "umanizzare" l'informatica sarebbe opportuno che fossero gli umanisti a informatizzarsi di più che gli informatici ad "umanizzarsi" meglio (che comunque non fa mai male, eh); detto in modo meno becero serve una cultura informatica più diffusa, **in particolare** una più diffusa competenza alla programmazione, sì l'ho detto :-O Ora non starò qui a sviluppare il discorso sul fatto che anche scrivere un documento con un word processor è programmare (molti di voi lo sanno meglio di me), ma se quella attività non viene considerata tale va a finire che "il computer" viene usato come una macchina da scrivere (o come un telecomando in altri contesti) e quel documento _perde_ un sacco di (meta)dati utili (questo è il piè di pagina, questo è l'indice dei titoli, questo è un titolo di livello 1...). ...fino ad arrivare ad affermare che «The book is a program.» come Matthew Butterick nel suo linguaggio pollen [1] (non è l'unico ad applicare questi concetti, skribilo è un altro esempio [2]), passando per LaTeX o HTML (che però, come i word processor, mischiano un po' troppo semantica e presentazione). Tanto tempo fa ero ad una conferenza e un insegnante della scuola secondaria parlava della materia "trattamento testi" svolta tramite un noto word processor, quando ho chiesto perché non prendessero in considerazione LaTeX (pur coi suoi difetti) mi ha guardato male e detto: «mica tutti devono imparare a programmare». ... e invece sì, mica il kernel linux, ma tutti dovrebbero imparare a programmare: dal word processor, al disegno vettoriale, passando per la configurazione dei propri dispositivi (iniziando dalla GUI ma pian piano imparando a farne a meno). Le "digital humanities" spendono un sacco di risorse a "semanticizzare" lavori fatti da altri, _alcuni_ dei quali sono stati prodotti già utilizzando tecnologie digitali ma senza alcun criterio semantico: non sarebbe bello che gli autori lo facessero direttamente, aumentando di almeno un ordine di grandezza i (meta)dati e quindi il potenziale informativo dei propri testi, anzi programmi? Umanisti, l'informatica ha tanto bisogno di voi! :-D Saluti, Giovanni. [1] https://docs.racket-lang.org/pollen/ [2] https://www.nongnu.org/skribilo/doc/user-1.html#intro -- Giovanni Biscuolo