Buongiorno, Giacomo Tesio <giacomo@tesio.it> writes:
On September 12, 2020 10:58:50 AM UTC, Giovanni Biscuolo <giovanni@biscuolo.net> wrote:
Giacomo Tesio <giacomo@tesio.it> writes:
For parents, there are no easy solutions, said Jenny Coleman, the director of Stop It Now, an organization that combats sexual exploitation of children. “Even the most careful of families can get swept into something that is harmful or criminal,” she said.
Ma non è vero, è di una falsità PREOCCUPANTE.
Una precisazione. Ho commentato così quel brano dell'articolo perché - per la fretta di leggere - ho male interpretato la situazione: il video da cui parte il racconto era stato caricato in autonomia dalla bimba di 10 anni e non dalla madre, come erronaemante ho interpretato io. Quindi la bimba ha usato l'account Youtube di qualcun altro, non ho ben capito se di nascosto o no… ma fa poca differenza
Hai ragione, una soluzione semplice esiste: non affidare i propri figli ad un computer (tanto meno uno tascabile) fintanto che non sono in grado di comprenderne tutti gli aspetti del funzionamento.
Sì, l'universo di discorso è quello. Devo ammettere che sono un po' troppo sucettibile al "i genitori non hanno soluzioni in situazioni del genere", che assomiglia troppo a quello che la quasi totatità degli insegnanti si sentono dire ai colloqui scolastici dai genitori: "ha ragione, glielo dico sempre, ma non so più cosa fare"… ma non andiamo OT Tornando al caso specifico, credo che qualsiasi soluzione che ruotasse attorno al concetto "genitore (o poliziotto) sintetico surrogato" implementato da qualche programma (progressivamente raffinato) che gira sui server Google per pattugliare Youtube sarebbe la peggiore che possa essere concepita; oltre che essere un vero e proprio ginepraio dal punto di vista tecnico.
Magari per legge, come non si può far guidare ad un bambino un'auto che è nettamente più semplice da comprendere.
…ma non è la stessa cosa che accedere alla rete e pubblicare contenuti del tutto leciti, sebbene fatto in modo ASSAI improvvido. Per tutto il resto c'è il GDPR (non è la soluzione a tutto ma molto meglio di quello che c'era prima): https://www.bbc.com/news/technology-52758787 «Grandmother ordered to delete Facebook photos under GDPR» Forse organizzare dei gruppi familiari nei quali si discutono queste cose potrebbe fare bene anche alla coesione familiare :-D
Quella che descrivi invece non è una soluzione.
Non ho detto che è la migliore soluzione, ma pur sempre una buona soluzione per chi vuole continuare a usare quello strumento (magari leggendone anche i termini di servizio, neh)
Per tre ragioni: 1) se funziona, protegge i bambini solo da alcuni avversari
Tutti queli che NON hanno accesso al video
2) YouTube potrebbe tranquillamente violare quelle impostazioni, servendo solo ai pedofili meglio identificabili i filmati, senza che nessuno (tranne i pedofili in questione) se ne accorga o lo possa dimostrare
Questo sarebbe quasi sicuramente un reato e mi astengo dal commentare oltre.
3) i default sono imposizioni più efficaci della legge
OK, ma questo non è in contrasto con "la mia soluzione" ;-) Sì certo, le interfacce influenzano molto come un servizio viene PERCEPITO e utilizzato… anche un bel tasto rosso con la consueta icona "Attenzione" con un avviso "Premendo questo tasto rendi pubblico e accessibile il tuo video a CHIUNQUE" farebbe sicuramente la sua bella figura.
PS: Mai caricare video su YouTube, TikTok etc... neanche di bambini! ;-)
Ciascuno si prenda la responsabilità di quello che fa, ANCHE in rete.
Non ci può essere responsabilità senza conoscenza.
Sul fatto che serva maggiore consapevoleza (che deriva dalla conoscenza) della "sfera digitale" sono totalmente d'accordo. Sulla questione filosofica di quali siano le condizioni - socialmente parlando, quindi anche giuridicamente - per considerare responsabile una persona: mi astengo :-D Ciao, Giovanni. -- Giovanni Biscuolo