Caro Giacomo,

apprezzo molto il tuo contributo che salvo a parte per una prossima (entro il mese) ulteriore  riflessione, visto che chiuderò un volume sul Wise commoning con un capitolo sui dati.

In realtà, il termine che io uso è commoning, che indica il processo del mettere in comune e non una proprietà di una risorsa (naturale o digitale) che sia. Ciò vuol dire che solo un'analisi empirica di casi concreti farà emergere le proprietà di quel commoning, in cui possono esserci composizioni diverse. La tua versione potrebbe essere un estremo di un arco di possibilità. 
Allego un breve articolo di poche pagine, che sto costruendo sulla base di un intervento del 2019, con cui ho definito questo processo per fare chiarezza, prima di tutto con me stesso. Spero possa essere utile.

I dati di una persona ad es. sanitari, anagrafici ecc.. sono in possesso di quella persona e non sono un commons, su questo concordo. 
Se quella persona, mantenendo sempre autonomia di scelta su cosa farne, con chi per quanto tempo ecc..  decide di metterli in un common pool,  per un certo periodo, solo una parte di essi del proprio data vault ecc.. per uno scopo comune. Ad esempio, si potrebbero raccogliere i dati personali e sapere a livello di comune, di quartiere o di codice postale come si evolve la pandemia. Oggi ciò ci è precluso. Lo stesso common pool potrebbe decidere di donare i suoi dati per una ricerca o invece di venderli. Chiunque tra i partecipanti al pool, ogni volta potrebbe negare la propria adesione. Tecnicamente le soluzioni possono essere varie e non escluderei le tecnologie di archiviazione distribuita (TAD) a priori. Su questo punto, il termine blockchain mi pare fuorviante: credo che tutti abbiano in mente la bitcoin blockchain cioè il protocollo che permette l'applicazione bitcoin attraverso la validazione tramite Proof of Work (allego un rapporto sul tema). Ma ad es. Ethereum blockchain funziona sulla base di una Proof of Stake e la Holochain esce del tutto da questi sistemi incentivanti e si basa sul mutuo credito (allego una bozza di un rapporto che sarà pronto a breve, chiedo solo di non farlo circolare perché deve essere modificato e integrato: ogni commento è ben accetto 😊).
 
Poiché produrre i dati, mantenerli aggiornati, curarne la sicurezza e l'affidabilità ecc.. costa impegno e risorse, non vedo perché debba essere gratis, non credo che ciò snaturi l'approccio hacker... Spero tu sia d'accordo.

La reciprocità è uno dei principi, non l'unico perché ci si muove in un mondo in cui esistono diversi modi di provisioning delle risorse. E ciò che serve è la possibilità di passare da un modo all'altro, in quanto tra economia domestica (30-50% del PIL mondiale), economia capitalista, economia statale e commons le relazioni ci sono e sono di tipo diverso (conflitto, cooperazione, indifferenza...). Ogni situazione richiede una valutazione ad hoc.

Tra l'altro, i compensi per il lavoro svolto potrebbero avvenire in una forma che esclude monete nazionali o criptovalute centralizzate ed essere inseriti in un circuito anch'esso autogestito, con criteri ad hoc di valutazione del lavoro impiegato, vale a dire un sistema condiviso di accounting tra pari.

Probabilmente tu immagini un utente in un mondo di server centralizzati, così come mi pare faccia la normativa GDPR. Varrebbe la pena considerare la possibilità di impiegare server distribuiti.

Richiamavo l'esempio USA del Blue Botton program perché in quel caso un'amministrazione centralizzata permette ai suoi utenti di entrare in possesso dei propri dati sanitari e di farne ciò che preferiscono. Certo, potrebbero scegliere di venderli individualmente, ma potrebbero anche costituire un common pool nella logica di cui sopra. Il common pool potrebbe essere una cooperativa o un trust, nel contesto della common law. Da noi credo, ma non ne sono certo, il trust potrebbe corrispondere ad una fondazione (forse.. ).

Dal punto di vista tecnico, proprio le TAD sono alla base del capovolgimento di logica che Alex Pentland applica al modello Enigma proposto all'MIT e adottabile da una cooperativa di produttori di dati: I dati personali non sono catturati da un server centralizzato e trattati da algoritmi proprietari, ma restano dove sono, sotto il completo controllo dei singoli nodi che, come common pool, possono utilizzare temporaneamente gli algoritmi utili per l'elaborazione ritenuta utile per lo scopo precipuo condiviso. Un processo che si sviluppa in direzione contraria a quello attuale...  grazie alla  "blockchain"!

Avevo già fatto cenno in questa newsletter a tutti questi argomenti più di un anno fa, e sono comunque lieto di richiamarli.

Un saluto,

   Vincenzo Giorgino




Il giorno lun 4 apr 2022 alle ore 11:50 Giacomo Tesio <giacomo@tesio.it> ha scritto:
Ciao Vincenzo,

On Sat, 2 Apr 2022 12:05:02 +0200 Vincenzo Mario Bruno Giorgino wrote:

> la terza via - hacker - io la definisco "dei dati come commons"

Non credo che le due vie coincidano.

Un approccio hacker alla gestione dei dati è anzitutto caratterizzata da
un accesso esclusivo del soggetto emittente/esprimente di TUTTI i dati
che lo riguardano o che esprime.

I "dati come commons" sono caratterizzati invece dalla loro
condivisione.


Nell'approccio hacker il data subject (nei termini del GDPR) ha sempre
il completo controllo fisico e logico dei dati che lo riguardano ed ha
piena consapevolezza di quali abbandonano tale controllo e perché.

Ad esempio, ha il controllo e la consapevolezza di quali richieste
partono dal proprio browser o dal proprio smartphone e nessun dato non
strettamente necessario per l'erogazione di un servizio remoto lascia
mai il device.

Un navigatore satellitare che adotti questo approccio scarica le mappe
di vaste aree e calcola localmente i tragitti [1] in modo da non
inviare dati di localizzazione fuori dal device.


I dati personali raccolti localmente da un dispositivo hacker-friendly
(che poi sono anche user-friendly, ma si tratta di un'amicizia
interessata) POSSONO poi essere condivisi, dopo un esame ed una
eventuale alterazione da parte del data-subject.


Immagina un glucometro indossabile: se invia automaticamente dati a
terzi, fossero anche "anonimizzati", fosse anche il Papa impegnato a
trovare una cura definitiva e gratuita al diabete (e quindi arricchire i
common), non è un dispositivo che segue l'approccio hacker.

Un glucometro indossabile hacker, oltre ad essere completamente
trasparente (hardware e software), detiene i propri dati solo
localmente e li fornisce solo al paziente, proteggendoli da qualsiasi
accesso non autorizzato o cessione a terzi.

Poi il paziente può decidere SE e come condividerli con chi,
trasformandoli di fatto da dati personali (emissioni inconsapevoli) a
contenuti (espressioni consapevoli di sé).


Un'altra differenza sostanziale dell'approcio hacker alla gestione dei
dati è che questo presuppone una assoluta reciprocità.

Poiché la condivisione dei dati di un hacker è finalizzata alla
creazione di nuova conoscenza, TUTTA la conoscenza che ne viene
derivata deve essere ricondivisa.

Ciò significa che se quei dati vengono usati per sviluppare una nuova
molecola farmacologica, quel farmaco dovrà essere protetto da qualsiasi
forma di privatizzazione e dovrà restare esso stesso bene comune.
E ogni farmaco che ne deriverà, con eccipienti diversi etc...


AFAIK questo vincolo di TOTALE reciprocità non è presente nei commons.
Né negli open-data.

Questo è un enorme limite di queste "filosofie dei dati" per
la comunità: si accumulano grandi quantità di dati... per poi lasciare
che le aziende li capitalizzino senza dare nulla indietro.


> la piattaforma Ubiquitous Commons di Salvatore Iaconesi
> http://www.ubiquitouscommons.org/

Ad una rapidissima occhiata, oltre a tutti i limiti degli approcci
"Commons" suddetti che di fatto non proteggono i dati come bene comune
ma li rendono disponibili come spazzatura (una protezione legale è una
protezione inesistente, perché la copia dei dati non lascia tracce) si
aggiunge la blockchain, vetta insuperabile del fumo negli occhi
tecnologico.


Personalmente condivido gli obbiettivi politici che descrivi.
So però purtroppo che non è possibile raggiungerli senza un approccio
radicalmente diverso all'informatica.

E questo approccio NON verrà dalla blockchain.


Giacomo

[1] vedi ad esempio https://wiki.openstreetmap.org/wiki/Organic_Maps


--

A new book    https://www.palgrave.com/de/book/9783319665917

"One of the great liabilities of life is that all too many people find
themselves living amid a great period of social change and yet they fail
to develop the new attitudes, the new mental responses that the new
situation demands. They end up sleeping through a revolution."
- Martin Luther King, Jr., "Remaining Awake Through a Great Revolution"
Vincenzo Mario Bruno Giorgino, Ph.D.
Dept. of Economic and Social Sciences, Mathematics and Statistics
University of Torino - Italy