Ciao Enrico, On February 12, 2021 6:27:19 AM UTC, Enrico Nardelli wrote:
Il punto è, però, quanta e quale informatica insegnare, e per farci cosa?
Il punto è, però, quanta e quale scrittura insegnare, e per farci cosa? Il punto è, però, quanti e quali numeri insegnare, e per farci cosa? Metti che poi imparano... e ci scrivono robacce? :-D L'informatica odierna è oggettivamente primitiva. Siamo ai geroglifici. Ma sapremo che non è più primitiva, quando sapremo insegnarla a tutti.
Consideriamo la matematica.
Mi piace: stando a Wikipedia, μαθηματικός (mathematikós) significa "incline ad apprendere", ovvero curioso... un hacker insomma! :-)
Quanti di quelli che pure l'hanno studiata per 13 anni nelle scuole sono poi in grado di calcolare correttamente una percentuale inversa? (Se X è Y% di Z quanto vale Z?) Oppure una media aritmetica?
Davvero vogliamo giudicare la Matematica dai fallimenti della democrazia italiana? Dai successi della P2?
Il self-management dei sistemi informatici non è praticabile a livello di massa perché non basta avere la conoscenza concettuale e perché usare l'informatica non sarà MAI come guidare un'automobile o usare una caldaia.
Esattamente come scrivere.
ma il punto è che tra formazione culturale di base e capacità di padroneggiare bene i meccanismi c'è un abisso.
E non è semplicemente un fallimento dell'educazione? Un po' come con la meritocrazia, l'idea che esistano discipline comprensibili a "pochi eletti nati con le sinapsi giuste" (per usare le parole di Marco, non me ne voglia) è figlia di una egemonia culturale classista ed elitaria che tende più o meno consapevolemente a preservare sé stessa ed il proprio sistema interpretativo di riferimento.
Come questo è vero per la matematica, è vero anche per l'informatica, entrambi strumenti mentali "general purpose".
CHIUNQUE può comprendere e padroneggiare l'informatica. O la matematica (nome migliore, stessa ricerca). IMHO, sostenere il contrario è sostenere una sorta di "supremazia celebrale" geneticamente determinata che non ha alcun fondamento. Non lo rifiuto solo perché so, per esperienza personale, che non è vero. Lo rifiuto ANCHE perché non sarebbe giusto (e poi non è vero :-D). Qualsiasi essere umano può imparare a programmare, a comprendere il funzionamento di una rete ed ad amministrarla. Qualcuno lo imparerà meglio, altri peggio. Proprio come scrivere. Ma è un diritto di ogni essere umano conoscere l'informatica. Pena diventare un ingranaggio inconsapevole nelle mani di chi la conosce.
Per questi dispositivi siamo riusciti a semplificare le modalità di gestione perché sono (se mi passate il termine) strumenti mono-dimensionali.
O più semplicemente, special purpose.
Un sistema informatico è una "macchina cognitiva" [2], un meccanismo automatico che simula funzioni cognitive razionali dell'uomo (un sistema infinito-dimensionale, sempre se mi passate il termine), senza la capacità di cambiare il proprio modo di operare se le condizioni al contorno mutano in modo non previsto dal progettista.
Personalmente concordo con Dijkstra quando scriveva [1]: "programmable computer is no more and no less than an extremely handy device for realizing any conceivable mechanism without changing a single wire". In altri termini, la programmazione riduce il potenziale di un computer aumentandone l'utilità. Un computer non programmato può letteralmente fare qualsiasi cosa (permessa dai suoi device), ma è inutile. Programmandolo decidiamo cosa farà, trasformandolo in un device infinitamente più limitato (fino a quando non lo riprogrammiamo) ma più utile per lo specifico scopo che in quel momento ci interessa [2]. E questo potere non è qualcosa che possiamo lasciare ad una élite. Tantomeno ad un'élite che tende a ritenersi geneticamente ed intellettualmente superiore al resto della popolazione. A maggior ragione perché include, suo malgrado, elementi come noi. :-D Giacomo [1]: Scrisse anche
The only feasible way of coming to grips with really radical novelty is orthogonal to the common way of understanding: it consists in consciously trying not to relate the phenomenon to what is familiar from one's accidental past, but to approach it with a blank mind and to appreciate it for its internal structure. The latter way of understanding is far less popular than the former one as it requires hard thinking (and, as Bertrand Russell has pointed out, "Many people would sooner die than think. In fact they do."). It is beyond the abilities of those —and they form the majority— for whom continuous evolution is the only paradigm of history: unable to cope with discontinuity, they cannot see it and will deny it when faced with it. https://www.cs.utexas.edu/users/EWD/transcriptions/EWD09xx/EWD924.html
Secondo te, saremmo stati d'accordo... o no? :-D [2]: Non fraintendermi: l'idea della infinita dimensionalità mi piace molto, ma parlare di "macchine cognitive", pur con il tuo giusto appunto che, in realtà, non imparano (e non pensano) è troppo antropomorfa. I computer non pensano (non cogitant) e dunque non sono. ;-) Nemmeno "macchine cognitive".