Alberto, penso che con Keen conti molto, nella valutazione che si dà, anche l'aspetto esteriore, non proprio da "intellettuale". Inoltre il suo libro precedente Il Culto del dilettante probabilmente virava troppo sul sensazionalistico, come lui stesso ha ammesso nella nostra chiaccherata. Ma la presentazione di Trieste secondo me non rende molto giustizia a Digital Vertigo, che è un libro un po' prolisso, in alcune parti, ma interessante. Invece ho trovato quello del partito pirata, lui sì, di una noia mortale ;) Il problema del libro di Keen, se vogiamo, è che lui non dà alcuna soluzione, pone delle domande, alcune delle quali già sentito, altre più originali, ma non c'è la "killer app". Questo però è secondo me anche un po' il suo pregio, lasciando da parte ogni altro giudizio "a pelle" sul modo di porsi dell'autore... I tecno deterministi, che pensano di trattare questioni come la libertà dell'Uomo, il suo rapporto con gli altri, in maniera algebrica, mi hanno un po' stufato... Parere mio, ovvio ;) 2012/6/27 Alberto <albertobellan@gmail.com>:
Ciao Federico,
ero a Trieste e ho sentito Keen.
Il suo intervento è stato divertente. Anche lui lo è. Il problema è che non ha detto nulla di nuovo né di interessante.
Che i social network ci abbiano fatto diventare "prodotti", che facebook sia una specie di macchina macina dati in mano a forze oscure, che i servizi di localizzazione siano gestiti da una specie di Mossad planetario sono argomenti paranoici e banali, cose già sentite da "mi si nota di più". In definitiva, una noia mortale.
L'"anticristo della Silicon Valley", come lui ama definirsi, è stato bravo a ritagliarsi una fetta di audience. Ma credo che tra un'analisi seria sulla privacy (come quella, proprio a SoTN, di Jan Hemme, il portavoce dei Pirati tedeschi) al guazzabuglio atecnico in salsa orwelliana proposto da Keen ce ne passi.
Keen mi sembra molto sopravvalutato, almeno quanto Morozov.
Mill, probabilmente, non l'avrebbe presa bene.
Alberto
Il giorno 26 giugno 2012 21:06, Federico Guerrini <federicogue@gmail.com> ha scritto:
Ciao a tutti
A Trieste, durante State of the Net, ho intervistato Andrew Keen, nome noto della Silicon Valley il cui ultimo libro, "Digital Vertigo" contiene un'aspra critica alla "religione della condivisione" che sta dominando in questi ultimi anni la Rete.
Keen auspica, citando John Stuart Mill e la priorità del singolo, il ritorno allo stato precedente a questa diffusa "ipervisibilità", perché è solo staccandosi dalla massa che gli individui possono trovare in loro stessi le risorse per generare qualcosa di innovativo e in contrasto con l'ortodossia corrente.
Il fatto che, grazie alla Rete, siamo diventati tutti in una certa misura "personaggi pubblici" inoltre riporterebbe l'individuo al tempo dei villaggi, quando si veniva inseguiti dalla propria reputazione per tutta la vita ed era impossible reinventarsi un'esistenza dopo essere stati per qualche motivo "bollati".
Che ne pensate?
http://www.lastampa.it/_web/cmstp/tmplrubriche/tecnologia/grubrica.asp?ID_bl...
Ciao,
Fed.
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