Grazie Damiano per la segnalazione. On Thu, 17 Mar 2022 22:09:08 +0100 Damiano Verzulli wrote:
la licenza d'uso di O365 costa _MENO_ se la ospiti su Azure/M$, rispetto a quanto costa se la ospiti altrove
On March 18, 2022 9:31:48 AM UTC, Giuseppe Attardi wrote:
Se una azienda decide di usare Oracle su una infrastruttura cloud di terzi, viene addebitato un costo per ogni CPU che potrebbe "potenzialmente" essere usata per il DB. Questo vuol dire che poco importa se una macchina virtuale ha 64 CPU ma solo 4 vengono destinate al cloud di Oracle: pagano tutte e 64 le CPU
Fantastici esempi del potere del marketing... sull'ignoranza. Ovviamente la differenza di prezzo fra cloud e self-hosting è calcolata in modo da massimizzare i profitti, economici e non. Ciò significa che il prezzo dell'esecuzione self-hosted è maggiorato in modo da apparire chiaramente svantaggioso (anche tenendo conto del costo del personale qualificato necessario) ad un manager che non sia in grado di (o interessato a) stimare i costi nascosti - lock-in addizionale introdotto dal controllo dell'hardware - perdita di competenze interne e minore resilienza dell'azienda - il valore dei dati conservati o elaborati sul cloud Il terzo costo è di molti ordini di grandezza il più elevato (nettamente maggiore del costo effettivo del prodotto) ma ovviamente ci vuole un manager competente per essere in grado di valutarlo. Si tratta in sostanza del consueto conflitto di interessi che ammorba il management IT italiano: con scarse competenze e poca lungimiranza si massimizza il proprio ritorno personale immediato (vantando una fittizia riduzione dei costi) ai danni dell'azienda per cui si lavora, che diventa più fragile e meno competitiva nel lungo periodo. Ma in un contesto in cui nessuno possiede le competenze per licenziarli quali dannosi incompetenti, fanno carriera. Anche nella PA.
potrebbero essere usate e nessuno potrà mai dimostrare il contrario.
Molto interessante. C'hanno ragione invece! Ma dovremmo usare lo stesso criterio per i dati NEL cloud. La copia dei dati non lascia tracce, quindi dobbiamo assumere che se li raccolgono li useranno per qualsiasi cosa per cui possano tecnicamente usarli. Nessuno potrà mai dimostrare il contrario! (ed in effetti... li usano! ;-) Tempo fa consigliavo un'amica che si occupa di investimenti IT a lungo termine per un fondo tedesco di chiedere sempre alle aziende quali servizi cloud utilizzano, GitHub, Office365 etc... Era da poco scoppiato il caso SolarWind e lei pensava facessi riferimento a quello (il fondo includeva investimenti in diverse delle aziende bucate) ma le spiegai che SolarWind era solo un sintomo: La mia spiegazione era stata più o meno questa: Se scrivo software _proprietario_ davvero innovativo non lo metto su GitHub. Se lo metto su GitHub, o non credo che sia innovativo, o non ho le competenze per scrivere software innovativo. Perché se ho le competenze e sono convinto che il mio software sia innovativo, mi installo Gitea su un mio server aziendale. E questo vale per qualsiasi segreto industriale o qualsiasi attività di ricerca e sviluppo: se i miei ricercatori usano, Outlook 365, SharePoint.com, o Google Docs o GMail, allora è probabile che non attribuisco molto valore al loro lavoro di ricerca. Dunque puoi ridurre i rischi di lungo periodo per il tuo fondo se riduci l'esposizione verso quelle aziende IT che esternalizzano infrastrutture fondamentali della propria comunicazione interna. Naturalmente cambiare la composizione di un fondo azionario non è un processo rapido e a quanto ho capito terrà conto di questo criterio per il futuro, diversificando verso aziende che dimostrano di avere consapevolezza dei rischi del cloud. D'altro canto, nessuno potrà mai dimostrare l'impatto della manipolazione subita dai milioni di studenti che Google e Microsoft hanno potuto profilare accuratamente in due anni di pandemia. Eppure il Garante della Privacy aspetta e spera il Safe Harbor 3. Giacomo