Io "credo" nel diritto d'autore, "voglio bene" alla Siae, "rispetto" le imprese che commercializzano contenuti creativi, MA, credo che le 10 domande della Siae sul diritto d'autore siano non solo truffaldine, ma profondamente sbagliate nel merito.
Che fare?
a) scrivere noi 10 domande sulla Siae: finalità, modalità di raccolta, organi rappresentativi, statuto, etc
b) rispondere noi alle 10 domande della Siae.

My two cents (for now)

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“The Net interprets censorship as damage and routes around it.”
– John Gilmore


-----nexa-bounces@server-nexa.polito.it ha scritto: -----
Per: nexa@server-nexa.polito.it
Da: peppino.ortoleva@unito.it
Inviato da: nexa-bounces@server-nexa.polito.it
Data: 14/07/2011 03.33PM
Oggetto: [nexa] siae

La SIAE era stata messa sotto il mirino dell'antitrust,
come del resto gli ordini di avvocati, notai, farmacisti
ecc., quando il presidente dell'antitrust era Giuliano
Amato. Sugli ordini si è provato a intervenire ma abbiamo
visto in questi giorni com'è andata. Della SIAE neppure se
ne parla.
Io credo che la sola soluzione del problema SIAE sia la
sua soppressione in quanto monopolio (sostituibile semmai
da diverse associazioni a libera adesione) e in quanto la
sua vita economica si regge su una serie di truffe vere e
proprie: per esempio la riscossione lineare dei "diritti"
e la loro suddivisione largamente arbitraria.Oltre a norme
ridicole ma pesantissime come quella che per decenni ha
permesso a chi registrava alla SIAE per primo la
traduzione di una canzone straniera di prendere metà dei
diritti legati a quella canzone anche se la traduzione non
veniva mai eseguita, ma è solo un esempio). Oltre alle
truffe legate ai borderò di radio, televisioni, ma anche
concerti e sale da ballo, che hanno beneficiato da sempre
musicisti e parolieri sconosciuti se non ai loro amici.
Oltre al fatto che il modello SIAE, se prima era
truffaldino, ora è semplicemente privo di senso per
l'economia della rete.
Se la SIAE continua a funzionare come ha sempre fatto, per
il web è in prospettiva la peggiore delle catastrofi. Loro
non chiudono siti, si arricchiscono sull'esazione di soldi
di cui agli "autori" andrà pochissimo o nulla, e che
intascheranno per spartirli tra parolieri ammanigliati e
altri soci di cui (scommettiamo?) nessuno di noi ha mai
sentito parlare ma che alla lunga prendono più diritti dei
Beatles, o anche di Modugno o Battisti.
Discutere il copyright e pensare come riformarlo è
sacrosanto; ma in Italia il copyright si chiama SIAE, e
qui più che discutere si tratta di chiudere
un caro saluto
Peppino Ortoleva
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