Buongiorno, Antonio Iacono <antiac@gmail.com> writes: [...]
Sono d'accordo con te, Giovanni, la semantica è importante per evitare confusione e fraintendimenti. Io, come te, non frequento social e per me, online, è *anche*, ma non *solo*, social e i miei/nostri ragionamenti non possono non partire da questo assunto. Internet (l'online) oggi è:
Secondo me e i miei compagni di merende Internet e online (o onlife per dirla alla Floridi) non coincidono: scusate l'autocitazione, online sono tutte le attività "digitali e in rete" svolte dal livello 1 in su dell'arcobaleno della CDT [1].
- social network - web - video - iot - e-commerce - smart-working - fintech - dati grezzi (se ho dimenticato qualcosa vi invito a completare l'elenco)
Nell'elenco che hai fatto sopra hai elencato i servizi erogati via Internet - il livello 1 dell'arcobaleno [1] - con l'esclusione dei "dati grezzi". Rimanendo nel campo dei servizi, sopra manca quello che stiamo massicciamente usando qui: l'email :-D. Mancherebbero anche: motori di ricerca, sistemi di pagamento (o sono in fintech?), scoring (es. Tripadvisor), gig-working (o è smart-working? :-O) e probabilmente altri che non ci vengono in mente ora. In merito al livello 0, la sua "natura" è stabilita dai protocolli a livello applicativo (BGP, DNS, HTTP/S, IMAP, ecc. [2]); già a partire da BGP - ovvero come funziona il routing su Internet - si capisce quanto l'architettura della rete sia guasta, nonostante i disperati tentativi di mettere una pezza sull'altra. Per completare il quadro, non si può ignorare l'architettura del livello sottostante a 0 (che potremmo chiamare "menouno" ma è meglio "the machine") che è composta dalla combinazione di hardware e software che fa funzionare ciascun nodo della rete, sia quelli "leaf" (i dispositivi degli utenti, destinatari o mittenti che siano) che i nodi attivi all'interno (gateway, router, ecc.).
Ho citato le agenzie di stampa perché IMHO anche loro fanno parte di un più ampio concetto di polarizzazione (reale) ben più serio di quello dei "social media" (immaginaria), nonostante la presunta "neutralità" del loro operato (sia offline, quando usavano il telegrafo, che online).
Secondo me, anche " l'offline " va definito meglio.
Sì, ma per me l'importante è che non passi l'eguaglianza "online = Internet": OK concordare che solo ciò che passa da Internet si può definire online ma non che Internet è "l'online". [...]
Il posto della stampa nell'informazione, purtroppo, non è stato preso dalla rete ma ... dalla televisione (che quanto a "polarizzare" riesce benissimo nell'intento).
...e la radio, dove la mettiamo la radio con la mitica epopea delle radio libere?!? La mitica "Radio Parolaccia" del 1986 di Radio Radicale [3] non è in fondo un antesignano di un social network? :-D Tecnicamente parlando, il sistema di trasmissione radiotelevisivo è sempre stato una rete di telecomunicazione, per trasmettere occorre che ti venga assegnato un canale... è offline o online? Se è analogico è offline e invece se è digitale è online? Stando alla definizione che è online solo se trasmesso via Internet, oggi è online solo se lo guardi o ascolti in streaming e non con un decoder DTV. Comunque siamo andati un po' OT, secondo me una vota "fatte le pulci" a cos'è online o offline possiamo concentrarci sul fenomeno della polarizzazione "sui servizi erogati tramite Internet, in particolare i social network". Saluti, Giovanni. [1] https://archive.org/details/cittadinanza-digitale-tecnocivismo-libro/page/15... [2] https://en.wikipedia.org/wiki/Category:Application_layer_protocols [3] https://it.wikipedia.org/wiki/Radio_Radicale#Storia, raccolte nel loro mitico archivio http://www.radioradicale.it/pagine/larchivio e disponibili online http://www.radioradicale.it/archivio?raggruppamenti_radio=All&field_data_1%5... ad es. http://www.radioradicale.it/scheda/96874/chiusura-di-radio-radicale-telefona... -- Giovanni Biscuolo