Su richiesta dell'amico Peppino Ortoleva inoltro in lista. juan carlos -------- Original Message -------- Subject: nuovo soggetto? Date: Wed, 4 Apr 2012 10:30:52 +0200 From: Peppino Ortoleva <peppino.ortoleva@gmail.com> Cari amici di nexa, il fatto è (mi spiace dirlo perché tra i firmatari ci sono alcuni amici di sempre) che questo "nuovo soggetto politico" nasce non vecchio: morto. Non solo per quello che (non) dice su temi strategici come la presenza appunto politica della rete. Non solo perché parla genericamente di "giovani" senza neppure rendersi conto che qui di generazioni che rischiano di essere spianate ce ne sono tre, e di queste una (i 35-45enni) non sono più "giovani" e sono ignorati da tutti. E' proprio l'idea di fondare un altro partitello, perché di questo si tratta (non nascondiamoci dietro un dito, tutti i partiti da trent'anni a questa parte a cominciare da berlusconi nascono dichiarando che i partiti sono finiti), sulla presunzione intellettuale e una totale mancanza di dialogo con il sociale. L'Italia ha avuto un partito degli intellettuali, subito dopo la guerra, il partito d'azione, ed è finita male ma lasciando almeno alcune idee. Le tante ripetizioni che ci sono state sono finite in farsa cari saluti Peppino Ortoleva Il giorno 03/apr/2012, alle ore 00:50, "fiorella de cindio"<fiorella.decindio@unimi.it> ha scritto:
dopo le segnalazioni di Juan Carlos e Giulio sulle attivita' di Alberto Lucarelli e' girata oggi in rete una notzia che mi pare che illuminante
http://www.soggettopoliticonuovo.it/
di questo Manifesto per un soggetto politico nuovo Lucarelli e' uno dei primi firmatari, insieme ad altri (i primi nove firmatari sono i Redattori del testo: Andrea Bagni, Paul Ginsborg, Claudio Giorno, Chiara Giunti, Alberto Lucarelli, Ugo Mattei, Nicoletta Pirotta, Marco Revelli, Massimo Torelli.
Al di la' delle convinzioni ed eventuali simpatie/condivisioni politiche non posso non notare che una iniziativa che si dice "nuova" , che cita (se ho contato bene) 17 volte il termine "parteicpazion", e afferma che "il sistema rappresentativo [...] per affrontare l’attuale crisi deve essere associato alla democrazia partecipativa", facendo riferimento a riferimento a metodi partecipativi come bilanci partecipativi, Town meeting e Open Space Technology , cita una sola volta Internet, neanche una (SE&O) i termini "condivisione" e "conoscenza" e abbia un solo riferimento molto, troppo generico ad un "uso ottimale delle tecnologie informatiche".
nella pratica, se volete dire la vostra, c'e' uno spaio molto statico sul sito (contribuit), oppure uno spazio piu' interattico e dialogante (cioe' un po' piu' coerete con lo spirito dell'iniziativa) su facebook http://www.facebook.com/SoggettoPoliticoNuovo (Per curiosita' ho monitorato i "likes" della pagina facebook: 697 intorno alle 17 di oggi, 735 introno a mezzanotte).
Cioè, costruianmo la piattaforma dei beni comuni alienando la nostra conoscenza a Mr. Z. (Mark Zuckerberg).: essendoci da poco liberati di B., tycoon dei media broadcast, ci mettiamo nelle mani del tycoon dei social media. Mi vien da dire, con amarezza: Chi ben comincia e' alla meta' dell'opera.
Dispiace registrare una volta di piu' la non consapevolezza della necessita' di progettare spazi online produttivi e democraticiì, come parte imprescindibile di un progetto politico innovativo. Condizione necessaria anche se ovviamente non sufficiente perche' abbia successo. L'adozione di spazi online inadeguati sta dando problemi al movimento 5 stelle (come di prendono decisoni democratiche in rete?) e il Popolo Viola e' diventato marginale anche per questa ragione. Spiace vedere il ripetersi dello stesso errore, ma c'è (ancora) tempo per provvedere, se si comprende che l'attenta e consapevole progettazione degli spazi online non e' un fattore di comunicazione e marketing di una iniziativa, ma e' parte integrante del progetto stesso.
-- fiorella
de petra giulio<giulio.depetra@gmail.com> on Lunedì, 2 aprile 2012 at 14:55 +0000 wrote:
Su questo tema vi segnalo, sempre di Lucarelli, il recente "Beni Comun: dalla teoria all'azione politica" ed. Dissensi, nov 2011. Il libro è interessante non solo perchè raccoglie numerosi altri contrbuti di tipo giuridico, sempre riconducibili all'impostazione della Commissione Rodotà, ma soprattutto perchè riporta molta "tecnologia amministrativa" (delibere comunali, statuti di società pubbliche etc.) che il comune di Napoli sta producendo con l'obiettivo di sperimentare forme effettive di governo dei beni comuni. In questo senso Napoli è un laboratorio davvero importante, per la ricerca e per l'estensione del movimento dei beni comuni. C'è ad esempio un piccolo comune del Trentino (Tassullo) che, virtuosamente, ha fatto copia incolla dalle delibere del comune di Napoli sul tema della gestione dell'acqua come bene comune. La cosa interessante sarebbe provare a trasferire questa riflessione teorica e questa esperienza sperimentale sul terreno dei "beni comuni digitali" provando a capire cosa significa, nel nostro contesto, stare fuori dalle categorie della proprietà pubblica e della proprietà privata. Probabilmente tutta l'esperienza creative commons sta già lì. Giulio
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