Ciao Marco e ciao a tutti. Vi scrivo ancora una volta su questo tema perché mi sono appena reso conto di un'altra piccola lacuna nel testo della lettera: non abbiamo considerato i contenuti liberi! Oltre agli investimenti in infrastruttura e software, un buon modo di spendere in tre anni fondi destinati alla prossima generazione di italiani, potrebbe essere la creazione di materiali didattico audiovideo ed ipertestuali di alta qualità ed in italiano per le diverse materie ed i diversi cicli scolastici. Materiale la cui produzione, ovviamente, sarebbe da proteggere dall'appropriazione indebita (:-D) attraverso una licenza Commons come CC-BY-SA. Insomma: public money, public code, public contents. Non so se sia troppo tardi per questa aggiunta, ma forse varrebbe la pena integrarla. In fondo, tali materiali didattici resterebbero utili per decenni, possono essere prodotti in tre anni e grazie alla pandemia sappiamo bene quanto possano essere utili, anche nel combattere il digital divide territoriale e le diseguaglianze economiche grazie alla natura asincrona del proprio utilizzo. Inoltre, si potrebbe osservare che tali materiali potrebbero essere ospitati e distribuiti attraverso l'infrastruttura cloud pubblica GARR-like di cui già si accenna nella lettera, preservando la privacy degli studenti ed insegnanti, non più costretti a ripiegare su YouTube. Giacomo On Tue, 29 Dec 2020 18:17:42 +0100 Giacomo Tesio wrote:
Ciao Marco,
in aggiunta alle tue ottime correzioni, io sottolineerei l'importanza di evitare completamente l'uso di software proprietario (anche "as a Service") nella Scuola, per evitare di sottoporre studenti e docenti ad un lock-in che danneggerebbe la concorrenza nel breve e nel lungo periodo.
Si tratta di un aspetto particolarmente importante nel lungo periodo anche in termini economici: chi può rischiare di sfidare un Big Tech come Microsoft o Google se alla prossima generazione viene insegnato come usare i loro prodotti? Chi scommetterebbe su un'impresa pronta a farlo in tali condizioni?
Meglio insegnargli invece ad utilizzare software libero, che rimarrà nella loro piena disponibilità indipendentemente dal loro reddito futuro e potrebbe comunque essere sfidato (o integrato) da aziende innovative europee.
In questo senso il software libero potrebbe costituire il terreno comune della prossima generazione di europei, in grado di mitigare digital divide di natura territoriale ed economica.
Giacomo PS: occorrerebbe anche correggere un typo "In seconda luogo". _______________________________________________ nexa mailing list nexa@server-nexa.polito.it https://server-nexa.polito.it/cgi-bin/mailman/listinfo/nexa