Grazie per le domande.

Rispondo in sintesi ai due argomenti:

1) quello sulle moratorie (su cosa avrebbero fatto moratorie i biologi? e quali sarebbero le applicazioni software da sottoporre a moratoria?)

I biologi hanno convenuto da molto tempo di limitare la ricerca sul DNA ricombinante nel 1975, quella sulla clonazione umana nel 1997, e nel 2019 di non editare materiale genetico umano che possa essere ereditato (human germline genome editing - HGGE).

In questo ultimo caso hanno considerato che per numerosi motivi “it would be irresponsible to proceed with any clinical use … unless and until (i) the relevant safety and efficacy issues have been resolved … and (ii) there is broad societal consensus about the appropriateness of the proposed application”.[1]

Analogamente sottoporrei a moratoria ogni applicazione informatica che possa avere effetti estesi ed irreversibili e che possa potenzialmente causare gravi sofferenze alla persona umana in modo diretto o indiretto, anche attraverso lo stravolgimento dell'ambiente vitale o sociale, senza che la cosa sia adeguatamente analizzata.

L'ambiente professionale informatico ha espresso più volte preoccupazioni analoghe a quelle dei biologi sulle più recenti applicazioni come le LLM buttate irresponsabilmente sul mercato, chiedendo però che fosse la parte politica a regolamentare ciò che avrebbe in primo luogo dovuto essere discusso responsabilmente tra esperti.

Eppure la moratoria non è completamente aliena in ICT: alcune compagnie hanno in passato unilateralmente adottato moratorie su alcune tecnologie, come ad esempio Google sul riconoscimento facciale.

Come mai l'ambiente scientifico informatico appare come decisamente meno responsabile di quello della ricerca biologica?

2) quello sul free software (se lavorare solo per/con/a software libero vale come "obiezione di coscienza" e se non è più efficace il controllo dei cittadini sui propri dispositivi che una moratoria?)

Il F/OSS è un modello di licenza, e per quanto abbia un profondo impatto sul modello di sviluppo e di business, non è un modello etico che possa influenzare la giustizia o la sostenibilità delle applicazioni sviluppate, che sarebbe invece lo scopo dell'obiezione di coscienza.

"The freedom to run the program as you wish, for any purpose": per sua natura non discrimina gli scopi per i quali viene usato, per esempio un uso bellico. Prova è che lo stack free è alla base delle principali piattaforme, anche le più oppressive.

Per lo stesso motivo il controllo dei cittadini sui propri dispositivi può liberarli dal lock-in e dai tanti mali del software proprietario ma non li libera dal controllo esercitato tramite essi.

Saluti,

Alberto

[1] Lander, E. S., Baylis, F., Zhang, F., Charpentier, E., Berg, P., Bourgain, C., … Winnacker, E.-L. (2019). Adopt a moratorium on heritable genome editing. Nature, 567(7747), 165–168. doi:10.1038/d41586-019-00726-5

On 27/02/24 15:18, 380° wrote:
Buongiorno Alberto,

Alberto Cammozzo via nexa <nexa@server-nexa.polito.it> writes:

Grazie della segnalazione. Articolo interessante e spunto di
riflessione.
Certo che la c.d. intelligenza artificiale deve essere bene comune, lo
deve essere come tutto il resto del software: software libero.

L'articolista, dopo aver constatato in modo dettagliato quanto 
squilibrato sia il mondo plasmato dalla tecnologia,
non è forse è la tecnologia a essere plasmata da "certo mondo", ma non
andiamo OT

Per andare direttamente a cuore del problema: lo squilibrio nel mondo
NON dipende dalla tecnologia ma dalla "proprietà intellettuale",
concetto /bislacco/ col quale si impedisce a tutti di poter
*partecipare* liberamente allo sviluppo tecnologico (cioè a /come/
funziona la tecnologia); al massimo una forma assai *alienata* di
partecipazione è /concessa/ a condizioni ristrettissime a coloro che
lavorano come "funzionari civili", i quali si /limitano/ a fare solo
"uso privato" della ragione [1]

[...]

Rifiutandosi di collaborare a questo processo diversi bravi 
professionisti abbandonano il loro posto di lavoro per motivi morali.
Alcuni smettendo di scrivere software, altri dedicandosi a scrivere solo
software libero e a cercare di spiegare al resto della società /perché/
il software, non solo l'AI, deve essere "bene comune".

(Nota: comunque, questo NON basta a porre fine al dominio di alcuni
umani su molti altri umani)

Tra questi voglio ricordare anche l'amico Jacopo Pantaleoni, che ha 
lasciato il posto di Principal Research Scientist a Nvidia e di cui ho 
letto con piacere il libro "The Quickest Revolution1", nel quale lancia 
il suo grido di allarme.
Se è per questo c'è stato anche chi si è suicidato, come Aaron Swartz

Comunque non è detto che le attività che faranno la storia
dell'informatica siano oggi svolte da persone famose (a volte famose
loro malgrado)

Spero di essere smentito da qualche collega, ma non vedo da parte degli 
informatici né /moratorie/ né /obiezioni di coscienza/ a questa spirale 
autodistruttiva:
Lavorare solo per/con/a software libero vale come "obiezione di
conscienza"?

[...]

Con la /moratoria/ una categoria protegge la collettività dagli abusi e 
dalle conseguenze nefaste del proprio operato astenendosi da alcune 
applicazioni
Quali sarebbero le applicazioni software da sottoporre a moratoria?

Io trovo molto più efficace, di diversi ordini di grandezza, fare in
modo che chiunque possa /controllare/ il software che decide di eseguire
sui propri dispositivi (NO, questo non basta a determinare un adeguato
livello di pertecipazione dei cittadini, ma è /conditio sine qua non/).

(come hanno fatto i biologi, ad esempio)
Non ho capito: su cosa avrebbero fatto moratorie i biologi?

e così facendo difende la propria reputazione.

Perciò rilancio la domanda e chiedo, senza retorica: a chi spetterà il 
compito di moderare le conseguenze dell'asservimento della cibernetica e 
dell'informatica alla distruttività industriale?
a chi spetta nominare l'«Autorità Garante della moderazione delle
conseguenze...»?!? ;-)

Nessuno verrà a salvarci.

«La sovranità appartiene al popolo».

...e:

--8<---------------cut here---------------start------------->8---
Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale [cfr. XIV] e sono eguali
davanti alla legge, senza distinzione di sesso [cfr. artt. 29 c. 2, 37
c. 1, 48 c. 1, 51 c. 1], di razza, di lingua [cfr. art. 6], di religione
[cfr. artt. 8, 19], di opinioni politiche [cfr. art. 22], di condizioni
personali e sociali.

E` compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e
sociale, che, limitando di fatto la libertà e l'eguaglianza dei
cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e
l'effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all'organizzazione
politica, economica e sociale del Paese.
--8<---------------cut here---------------end--------------->8---

che, in altre parole, significa che è compito del popolo rimuovere gli
ostacoli...

A meno che le costituzioni moderne siano solo una bella narrazione...

Che tipo di realtà intermedia possiamo immaginare che adempia a questo
compito storico? Che ruolo possono avere gli informatici?
Diffondere capillarmente la cultura informatica (che è scienza e in
quanto tale parte integrante della filosofia).

[...]

Saluti 380°



[1] https://archiviomarini.sp.unipi.it/362/1/kant_7/ar01s04.html