Grazie a te, Antonio--

Il giorno mar 2 apr 2019 alle ore 07:28 antonio.vetro@polito.it <antonio.vetro@polito.it> ha scritto:
Grazie Arturo, grazie Giacomo

Anche Russel e Norvig modellano l' apprendimento attraverso l'interazione dinamica fra un agente intelligente (~razionale per loro) e 
l'ambiente in cui opera.

Sì, conosco.
 
Forse ho fatto un passo di lato citando il nostro lavoro concettuale , da qui l'impressione di un dialogo tra sordi. L'intento era di dare un altro riferimento definitorio e mostrare attraverso quel nostro lavoro quanto l'accostamento moderno tra i termini intelligenza e artificiale sia non solo labile e forse sbagliato, ma soprattutto devii dal grande punto della responsabilità sociale nello sviluppo di sistemi software "intelligenti" (e più nello specifico, di quelli che prendono o supportano decisioni sulle attività umane).

Non mi riferivo a te ma parlavo in generale. Quello che mi piace sottolineare è che viviamo in un'epoca di forte accelerazione teorica e pratica con risvolti etici, politici, economici e che le definizioni come le acquisizioni teoriche non sono scolpite nella pietra.
Perciò complimenti e auguri per il tuo lavoro.
Se hai tempo e voglia ti invito a leggere il testo della missione del Laboratorio di Intelligenza Artificiale del Cini per condividere con te il tipo di approccio euristico assunto.

"L’Intelligenza artificiale, nella sua accezione moderna, multi-disciplinare, viene ormai considerata la tecnologia più strategica e dirompente del nostro XXI secolo. 

Parafrasando le recenti dichiarazioni europee, possiamo definire oggi l’AI (Artificial Intelligence) come “la teoria e lo sviluppo di sistemi informatici in grado di svolgere compiti che normalmente richiedono l'intelligenza umana, come la percezione visiva, il riconoscimento vocale, i processi decisionali e la traduzione tra le lingue”. Ugualmente nella recente dichiarazione europea “AI for Europe”, l’AI, paragonata per forza strategica all’elettricità del XIX secolo, si riferisce ai sistemi che mostrano un “comportamento intelligente”, analizzando l’ambiente e prendendo decisioni- con un certo grado di autonomia.

La AI del XXI secolo è quindi una combinazione di tecnologie informatiche, che, grazie alla progressiva disponibilità di enormi quantità di dati scaturiti dalla trasformazione digitale costituiscono i componenti elementari per la creazione di sistemi intelligenti, capaci di percepire il mondo esterno, apprendere, ragionare e agire come un sistema biologico, o possibilmente meglio. I recenti progressi nel Machine Learning e Deep Learning e le disponibilità di enorme potenza di calcolo anche a basso costo hanno portato il diffondersi dell’AI ovunque, dalla radicale trasformazione dei processi industriali alle complesse analisi economiche e sociali. È quindi fondamentale approfondire e coordinare il lavoro di tutta le aree AI, per sviluppare i componenti elementari delle nuove generazioni di sistemi e servizi intelligenti. e comprendere in un unico paradigma molte tecnologie; dai sistemi percettivi (il linguaggio, la visione, i sensori, le interfacce aptiche), ai sistemi di apprendimento e ragionamento automatico (come il machine learning statistico e neurale, modelli di rappresentazione della conoscenza, ottimizzazione e pianificazione), ai sistemi intelligenti in grado di agire sull’ambiente (robotica, veicoli autonomi, agenti in realt’ virtuale ed aumentata) ai nuovi sistemi e servizi informatici quali i sistemi di retrieval, di Q&A, di recommandation e di profilazione di utenti, fino ai sistemi orientati alla cybersicurezza, e alla analisi dei social. Le eccezionali nuove opportunità create dall’AI si presentano insieme a nuove vulnerabilità e rischi: la società e gli individui possono essere esposti a discriminazioni automatiche, violazione della privacy, perdita di autonomia e mancanza di trasparenza; rischi che possono minare la fiducia degli stakeholder e l’accettazione sociale delle nuove opportunità. L’AI può essere un potente strumento per aumentare le capacità umane (augmented intelligence) o per creare sistemi e robot autonomi, e collaborativi, ed è quindi importante capirne le potenzialità ma anche la accettabilità nella interazione uomo e macchina intelligente. D’altro canto, la robotica sta trasformando positivamente il nostro modo di vivere e di lavorare, aumentandone l’efficienza e i livelli di sicurezza, fornendo livelli avanzati di servizio. È destinata a diventare la tecnologia trainante alla base di un’intera nuova generazione di dispositivi (semi-)autonomi che, attraverso le loro capacità di apprendimento, interagiscono attivamente con il mondo che li circonda e, quindi, forniscono il collegamento mancante tra il mondo digitale e quello fisico. 

L’Italia ha una grande tradizione nell’AI, a livello metodologico, tecnologico ed applicativo, ed in questo rinato entusiasmo scientifico, economico, produttivo e sociale è nata l’esigenza anche in Italia di unire le forze delle università e dei Centri di Ricerca per la creazione di un nuovo Laboratorio Nazionale CINI AIIS ”Artificial Intelligence and Intelligent Systems”. Il laboratorio vuole creare le basi per un efficace ecosistema italiano dell’intelligenza artificiale, inclusivo di tutte le competenze e votato a evidenziare le eccellenze nazionali per rafforzare il ruolo scientifico e tecnologico dell’Italia in Europa e nel Mondo."



Ne consegue anche che, dal mio modestissimo punto di vista, sono abbastanza in linea con quanto scrive Arturo rispetto alla necessità di comprensione dell' intelligenza umana, anzi delle intelligenze umane .

Un caro saluto

Antonio

Grazie. IL testo sopra era per dirti che dal punto di vista di uno psicologo cognitivo non c'è contraddizione tra i reperti scientifici della Psicologia tutta (Evolutiva, sociale, cognitiva, dell'apprendimento, eccetera) e della Neuropsciologia e l'approccio AIIS. Poi certo ci sono coloro che hanno teorizzato fino a 9 tipi i intelligenze diverse, qualcuno è più famoso e qualcuno meno famoso, ma in fondo la ricerca scientifica è anche questo...
Un caro saluto.
A.

== Sent from my wireless device ==


-------- Messaggio originale --------
Oggetto: Re: [nexa] "L'intelligenza artificiale? Non è vera intelligenza"
Da: Giacomo Tesio
A: Antonio Vetro'
CC: mailing list nexa ,Stefano Quintarelli ,Marco Ciurcina


On 01/04/2019, Antonio Vetro' wrote:
> In un recente articoletto (un “conceptual paper”,
> https://nexa.polito.it/node/1531 e qui
> ) ,

Ciao Antonio, è un testo molto interessante.
Propone diverse considerazioni che sottoscrivo pienamente, come

- when people is the target of AI decisions, the respect of universal human
rights should be the ultimate reference
- along with the technical developments in AI, research communities
should spend relevant effort to include a wide range of stakeholders
to firstly debate on the understanding of what kind of society
we want to build

Prima di distribuire una qualsiasi applicazione della AI, dovremmo
valutare attentamente se il suo impiego ed il suo funzionamento è in
linea con in nostri obbiettivi sociali e politici.

> abbiamo preso come riferimento la definizione di Russell & Norvig, 2010 (AI:
> A modern approach).

Shane Legg e Marcus Hutter nel 2007 hanno raccolto una interessante
collezione di definizioni di intelligenza:
https://arxiv.org/pdf/0706.3639.pdf

L'introduzione mette in guardia il lettore citando, con una sana dose
di autoironia, Sternberg: “Viewed narrowly, there seem to be almost as
many definitions of intelligence as there were experts asked to define
it.”

> Sebbene abbiamo criticato nell'articolo l’equivalenza di razionalità con
> intelligenza, credo che quella sia una definizione che calza bene molti
> sistemi attuali di AI
>
> "We refer to AI following the mainstream definition of Russell and Norvig
> (Russell and Norvig, 2010): it is “the study of designing and building
> intelligent agents (p.30), where “agent” is “anything that can be viewed as
> perceiving its environment through sensors and acting upon that environment
> through actuators” (p.34). An intelligent agent “takes the best possible
> action in a situation” (p.30), i.e. it is a rational agent the one which,
> for each possible percept sequence, is supposed to “select an action that is
> expected to maximise its performance measure, given the evidence provided by
> the percept sequence and whatever built-in knowledge the agent has” (p.37)."

Al di là della razionalità (su cui torno tra poco) questa definizione
è molto più "narrow" della definizione di Machine Intelligence di
pochi anni antecedente (vedi
http://www.vetta.org/documents/legg-hutter-2007-universal-intelligence.pdf
) in cui gli autori tentano di modellare intelligenza ed apprendimento
attraverso l'interazione dinamica fra un agente intelligente e
l'ambiente in cui opera.

Come mostrate nel vostro articolo, definire l'intelligenza
(artificiale o meno) come razionalità e la razionalità in termini di
massimizzazione delle performance misurate è pericoloso per la società
tutta.

Ma non è solo pericoloso, è facilmente falsificabile.
(ATTENZIONE: quanto segue si legge meglio con un font a larghezza
fissa, altrimenti gli schemi potrebbero risultare deformati)


In qualche ora e con un po' di pazienza chiunque può creare una
intelligenza artificiale rispondente esattamente a tale definizione.
Non dico in Python... non dico su Excel... sul Blocco Note!
(Per chi non lo sapesse Blocco Note è un semplice editor di testo
disponibile dal 1985 in tutte le versioni di Windows:
https://it.wikipedia.org/wiki/Blocco_note )


Ecco come creare una intelligenza artificiale capace di giocare
perfettamente a Tris, capace di massimizzare le proprie vittorie.


Rappresentiamo la scacchiera di Tris come una sequenza di 9 caratteri
in cui la X sta per la X sulla scacchiera, la O sta per la O sulla
scacchiera e lo spazio sta per una casella vuota.
Ad esempio la scacchiera vuota sarà rappresentata da 9 spazi,
mentre la stringa "X0 0X0 X" corrisponderà alla seguente scacchiera

| X | 0 | |
-------------
| 0 | X | 0 |
-------------
| | | X |

Creiamo due file: uno per quando la nostra AI controlla la X e l'altro
per quando controlla la O.

In ciascun file mettiamo una per riga le possibili combinazioni della
scacchiera seguite da un maggiore (a rappresentare una freccia) e
dalla mossa ottimale mostrata da https://xkcd.com/832/ (le trovate più
chiare su Wikipedia
https://upload.wikimedia.org/wikipedia/commons/d/de/Tictactoe-X.svg e
https://upload.wikimedia.org/wikipedia/commons/2/2f/Tictactoe-O.svg )

Per esempio le prime linee di X.txt saranno:
" ">"X "
"XO ">"XO X "
"XOO X ">"XOO X X"

...e così via.

O.txt sarà molto più lungo, ma del tutto simile:
"X ">"X O "
"XX O ">"XXO O "
""XXOXO ">"XXO O O "

..e così via.

A questo punto possiamo sfidare Notepad aprendo il file e cercando la
stringa corrispondente allo stato della scacchiera con Ctrl+T (o
Ctrl+F se avete la localizzazione inglese).

Se ad esempio la scacchiera è nello stato

| X | 0 | |
-------------
| | | |
-------------
| | | |

e il Blocco Note controlla la X, basta cercare "X0 " sul file
X.txt e verrà trovata la riga

"XO ">"XO X "

che significa che Blocco Note vuole mettere la X nella posizione centrale:

| X | 0 | |
-------------
| | X | |
-------------
| | | |

Dopo qualche partita (se non sbagliate nulla nella creazione di X.txt
e di O.txt e nella trascrizione degli stati della scacchiera, ovvero
se non introducete bug) scoprirete che Blocco Note è imbattibile!


Ora chiedetevi: Blocco Note è diventato intelligente?

Secondo la definizione di Russell and Norvig... è così. ;-)


Giacomo


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Arturo Di Corinto
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