Ciao siete veramente degli stakanovisti della tastiera! sono ammirato dalla vostra capacità di argomentare così fittamente. vorrei fare un passo indietro ho risposto a Giovanni perché mi sembrava (mi sembra tuttora) che siamo d'accordo su diverse cose, sostanziali. Ad esempio: 1. desideriamo veder riconosciuto il nostro lavoro, sforzo ecc., anche tramite compenso monetario, anche quando si appoggia a opere diffuse sotto dominio pubblico 2. riteniamo del tutto scorrette legislazioni tipo DMCA e EUCD che di fatto criminalizzano come reato penale azioni come scaricare file protetti da copyright e redistribuirli (scusate la semplificazione, "se mi sbaglio mi corrigerete") 3. cerchiamo di diffondere il nostro lavoro senza limitarci al copyright e quindi cerchiamo di capire quale sia il modo "migliore" 4. abbiamo una passione per l'hacking mi sembra parecchio. poi ho risposto perché alla domanda sugli accademici e la NC cercando di offrire un punto di vista pragmatico e basato sulla mia esperienza, per quanto da non accademico. Fra l'altro nella mia esperienza aver usato CC BY-SA-NC non ha evitato che qualche genio (accademico???) abbia voluto "liberare" ulteriormente i libri pubblicati, caricandoli su piattaforme tipo slideshare ecc.: alla faccia della liberazione, ora chi naviga sul web trova ha più facilmente accesso a quel file (ma deve caricarne un altro, loggarsi, ecc....) piuttosto che a quello "originale". Ma di certo non sarò io a far causa a qualcuno. Continuo: esistono relazioni di potere preesistenti alle leggi, alle regole e quindi anche alle licenze, che nascono in un contesto storico-sociale. Non c'è mai una tabula rasa. Un autore che cerca di convincere un editore a pubblicare un testo con qualche permesso in più del copyright fatica parecchio, specialmente in Italia. La NC aiuta in questo senso, l'editore si sente "protetto". Non è sufficiente per essere considerata "cultura libera"? Qui continuo a dissentire, e la questione è linguistica, filosofica, e politica. Prima dell'avvento della CC-BY-SA-NC avrei messo "no copyright", che però gli editori difficilmente accettano e legalmente non vuol dire molto; d'altra parte, non mi pare che le licenze ultrapermissive (BSD, MIT ecc.) proteggano dallo sfruttamento (vedi Apple che riusa e chiude BSD per farsi Darwin > OSX). Dietro alle leggi stanno le idee, e le ideologie. Lessig ad esempio mi sembra un liberale, di tipo costituzionalista direi (ma non sono esperto di diritto USA). Condivido con i liberali la preferenza per il libero mercato rispetto alla pianificazione centralizzata (socialismo autoritario, fascismo, ecc.). Però personalmente ritengo debole la formulazione della libertà liberale, che è negativa e restrittiva, ovvero (con l'accetta): "la mia libertà finisce dove inizia la tua" (o inizia dove finisce la tua) preferisco la libertà libertaria, nel senso di anarchica (left-libertarian, s'intende - un altro capolavoro linguistico anglosassone, è aver inventato i rigth-libertarian e l'anarco-capitalismo: ancora da scrivere la storia della cultura hacker, es. EFF, intrisa di posizioni anarco-capitaliste [1]). la libertà anarchica è positiva: "la mia libertà inizia dove inizia la tua" (l'ha scritto meglio un "giovane hegeliano", aristocratico russo, che per qualche anno è stato anarchico, tal Bakunin), quindi l'unico modo di affermare davvero le libertà è estendere di pari passo l'uguaglianza, non nel senso dell'omologazione tipica del socialismo autoritario, ma un'uguaglianza che si manifesta soprattutto nell'equo accesso e nell'equa ripartizione. In greco antico questa era detta isonomia, termine con accezione positiva, a differenza di democrazia, usato in senso dispregiativo [2]. Quindi, Free Culture... Ripeto il problema linguistico: Free vuol dire Libero e anche Gratuito. Una confusione che non mi pare un buon viatico per capirsi. In ogni caso, "concedere permessi" con licenze ecc. oltre al copyright per me significa cercare di andare nella direzione di un più equo accesso e di una più equa ripartizione. Così è stato in pratica per alcune dozzine di libri che mi è capitato di tradurre e/o pubblicare. Non è una cosa nuova e non l'hanno inventata quelli che hanno inventato la definizione Free Culture. ma forse sbaglio, e quindi, per tornare al pragmatismo: a me interessano gli hack. se ne avete sono tutt'orecchi. grazie ciao k. [1] ad esempio la storia recente delle crittografia mostra diversi punti di contatto fra cutlura hacker e right-libertarianism: http://mondodigitale.aicanet.net/2017-2/articoli/03_Garcia-Milani_MD69.pdf [2] un approfondimento minimo: https://www.mondadorieducation.it/risorse/media/secondaria_secondo/greco/enc... Il 02/03/21 12:37, Giacomo Tesio ha scritto:
On Tue, 02 Mar 2021 12:27:56 +0100 Giovanni Biscuolo wrote:
Ad esempio: chiunque diffonda questo contenuto cede all'autore una licenzia d'uso, modifica e redistribuzione trasferibile, permanente e non esclusiva su tutte le opere di cui dispone di diritti di sfruttamento esclusivo, siano essi copyright o brevetti.
Non saprei come scriverlo in legalese, ma mi pare un hack interessante.
Che ne pensate?
Che, giuridicamente, NON SI PUÓ fare...
Non cercare di convincermi, ma puoi provare a spiegarmi perché?
Anche solo riferimenti giuridici che lo impediscano sarebbero utilissimi.
Giacomo