Non conosco la risposta ma applico il rasoio di Hanlon. Paola Pisano pare sappia dell'esistenza del GARR dato che è andata a un loro evento <https://www.eventi.garr.it/it/conf19/programma/blog/414-paola-pisano>; Lucia Azzolina presumibilmente sa che esiste quantomeno da questa riunione del 6 maggio dove hanno dato qualche soldo al GARR <https://innovazione.gov.it/CoBUL-sbloccati-fondi-piano-scuole-voucher/>. Non so dire invece se abbiano letto di questo articolo di Arturo Di Corinto del 24 marzo che segnalava i servizi in questione: <https://www.repubblica.it/tecnologia/2020/03/24/news/videoconferenze_parte_l...> Né chi ai due ministeri abbia respinto la proposta di includere nelle apposite pagine ministeriali questa pagina dove si segnalavano i servizi di iorestoacasa e altri: <https://it.wikibooks.org/wiki/Software_libero_a_scuola/Solidariet%C3%A0_digi...> Federico Maria Chiara Pievatolo, 01/06/20 10:04:
Salve.
Segnalo anche qui quanto ho scritto altrove, nella speranza che qualcuno sia in grado di rispondermi.
Perché buona parte delle università (e delle scuole) hanno affidato la teledidattica a piattaforme proprietarie basate su datacenter esteri, quando il consorzio GARR, dal 17 marzo, offre risorse gratuite di ottima qualità?
IL GARR è "un’associazione senza fini di lucro fondata sotto l’egida del Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca. I soci fondatori sono CNR, ENEA, INFN e Fondazione CRUI, in rappresentanza di tutte le università italiane" (https://www.garr.it/it/chi-siamo).
La privacy dei suoi servizi si vede qui: https://cloud.garr.it/terms/#privacy e qui: https://www.garr.it/it/chi-siamo/informazioni-utili/informativa-privacy E fra le istanze Jitsi in http://iorestoacasa.work quella del GARR è la migliore di quelle da me sperimentate. Però buona parte delle università, salvo eccezioni (https://poliflash.polito.it/in_ateneo/il_politecnico_digitale_al_via_con_suc... …) ha preferito MS e Google.
Non era una scelta inevitabile o, se lo era, era giustificabile solo all'inizio dell'emergenza, per i motivi che sono chiari, per esempio, al governo francese: https://www.numerique.gouv.fr/outils-agents/webconference-etat/
e che valgono a fortiori per una funzione delicata come l'insegnamento.
Eppure, incredibilmente, le pagine dedicate del MIUR (https://www.istruzione.it/coronavirus/didattica-a-distanza.html "Piattaforme") indicano solo piattaforme commerciali, dando l'impressione (fuorviante) di un paese talmente povero da non avere un'infrastruttura telematica propria per la didattica e la ricerca e di affidarsi a privati i cui termini di servizio su privacy e copyright sono discutibili (http://copyrightblog.kluweriplaw.com/2020/05/27/emergency-remote-teaching-a-...).
Perché le istituzioni italiane, a partire dal M(i)ur, ignorano il Garr, vale a dire se stesse, e consigliano piattaforme commerciali proprietarie - cioè raccomandano il Tavernello del discount come se non sapessero di avere in cantina dell'ottimo Barolo?
Non è una domanda retorica: chiedo per sapere.
A presto, MCP