Grazie Giancarlo,
già ieri avevo inviato i link alle posizioni di Nexa, che coincidono con quelle da te espresse.
Buona serata m.r.
Da: nexa [mailto:nexa-bounces@server-nexa.polito.it]
Per conto di GC F
Inviato: sabato 15 settembre 2018 16:02
A: NEXA_lista
Oggetto: Re: [nexa] direttiva copyright
Non sono d'accordo. Mi pare l'articolo non faccia "buona informazione". La direttiva introduce obblighi di filtraggio liberticidi; diritti connessi alle publicazioni online inutili e dannosi; un'eccezione per TDM troppo limitata.
Spero poi che gli estensori dell'articolo divulgato abbiano ben ponderato gli effetti edogeni dell'Art. 13b, una novità estiva che ha ripercussioni drammatiche sugli assetti della regolamentazione dei contenuti in Internet. L'introduzione
di obblighi di licenza per riferimenti automatizzati a immagini messe a disposizione in rete, come anche gli obblighi imposti dagli Art. 11 e 13, cristallizzano un approcio teoretico puramente giusnaturalistico al diritto d'autore, invece che progressivo basato
su teorie del welfare e culturali ("welfare theory" e "cultural theory"). Pensavamo che fosse buona cosa, sopratutto per lo sviluppo tecnologico, che la copia digitale intermedia, in particolar modo nei casi in cui ha un effetto potenzialmente positivo (e
certo non negativo) sul mercato del titolare dei diritti, non fosse oggetto del monopolio degli aventi diritto. Immagino che ricordiate Lessig che ci diceva "[f]or while it may be obvious that in the world before the Internet, copies were the obvious trigger
for copyright law, upon reflection, it should be obvious that in the world with the Internet, copies should not be the trigger for copyright law. More precisely, they should not always be the trigger for copyright law." Poi casi come Perfect 10, Google Books
avrebbero dovuto chiarire che un database relazionale è un servizio nuovo e utile il cui sviluppo è da incentivare, invece che da sottoporre al potere di leva monopolistica dei titolari dei diritti d'autore.
Oggi invece la riforma pare essere guidata dall'intuizione che ogni uso, qualunque esso sia, debba essere licenziato. Esattamente il principio rigettato nel 1996, agli albori della regolamentazione dei contenuti in Internet, quando Pamela
Samuelson e altri giravano gli Stati Uniti spiegando ai membri del Congresso, che si accingevano a votare il DMCA, che si sarebbe drammaticamente ridotto lo sviluppo tecnologico se si fossero state adottate le conclusioni in Bruce Lehman, Intellectual Property
and the National Information Infrastructure: The Report of the Working Group on Intellectual Property Rights 114–124 (1995) (noting “the best policy is to hold the service provider liable . . . . Service providers reap rewards for infringing activity. It is
difficult to argue that they should not bear the responsibilities.”)
Quelle conclusioni furono rigettate e abbiamo l'Internet, la distribuzione digitale, l'infrastruttura capillare e millioni di applicazioni. Dati empirici inoppugnabili circa la bontà di quelle scelte legislative pregresse. Oggi, invece,
l'Europa legifera sulla base di un "value gap" fabbricato dall'industria analogica, dinosauri prossimi all'estinzione.
Ieri ero a cena con Jerome Reichman. Raccontandogli di alcune delle norme della riforma, ha sbottato: ma siete tornati alle posizioni del 1996!!
Forse però è ormai una tendenza generalizzata ascoltare poco o nulla chi le questioni le approfondisce da decenni. Tanto per intenderci questi sono alcuni dei centri di ricerca europei che si occupano di IP e nuove tecnologie che si sono
spesi contro la riforma (proponendo soluzioni rimaste inascoltate per migliorarla!):
CEIPI (Strasbourg)
CIPIL (Cambridge)
CIPPM (Bournemouth)
Copenhagen University
CREATe (UK)
EUI (Florence)
Hanken (Helsinki)
Humboldt (Berlin)
IViR (Amsterdam)
Max Plank (Munich)
Nexa (Turin)
OIPRC (Oxford)
Tilburg University
Trento University
UOC (Barcellona)
Qui
trovate tutti i signatari. Qui poi una lista completa di risorse e autori che commentano criticamente la riforma:
Mi pare che una parte preponderante, e internazionalmente eccellente, dell'accademia europea sia stata ben chiara circa i limiti straordinari di questa riforma.
Questa riforma è il risultato di un scontro generazionale tra lobby. Hanno vinto le lobby del passato e perso gli utenti e le start up europee. Mentre, i conglomerati high tech statunitensi continuano a non pagare le tasse, perchè forse
molti non si sono accorti che non era quello l'oggetto della riforma del diritto d'autore.
Giancarlo
On Fri, Sep 14, 2018 at 10:04 AM Carlo Melzi d'Eril <carlo.melzi@accms.it> wrote:
Carissimi,
mi permetto di segnalare un breve intervento uscito ieri sul Sole 24 Ore.
http://www.ilsole24ore.com/art/mondo/2018-09-13/la-buona-informazione-che-garantisce-diritti--091844.shtml?uuid=AE7wcNrF
Buona giornata a tutti
avv. Carlo Melzi d'Eril
ACCMS STUDIO LEGALE
via Podgora 13
20122 Milano
t. +39 02 54107715
f. +39 02 54114827
carlo.melzi@accms.it
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