Mi è sembrato più sottile di così.
Ciò che mi ha fatto riflettere nell'articolo è che l'autrice
evidenzia le spinte ambientali, a partire dall'infanzia, che
contribuiscono a sviluppare una personalità più incline al
narcisismo e decretano la cattura da parte delle piattaforme che
vivono di oversharing.
Vedo spesso bambini *sempre* al centro dell'attenzione degli
adulti, magari anche solo per assicurarsi che stiano ben incollati
al tablet.
Forse un certo senso di privacy nasce dal fatto che si viene lasciati in pace, ignorati, liberi di decidere cosa fare e lasciati a se stessi per un qualche tempo.
Non so se qualcuno se ne è occupato in qualche progetto di
ricerca sociale/psicologica, ma mi è parso uno spunto
interessante.
Alberto
On Mon, May 2, 2022 at 08:58, Alberto Cammozzo via nexa <nexa@server-nexa.polito.it> wrote:
I have grown up in a generation that overshares in order to be heard. Only through the slow, gruelling process of learning to be private...In pratica, se ho afferrato bene, è solamente, finalmente passato all'età adulta. No?
Marco
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