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l'isolamento e' un problema serio e concreto, ma guardando cosa viene spacciato per innovazione ormai da anni... se col lavoro a distanza se ne "produce" meno forse e' un vantaggio, non un problema.
Scusate, mi e' proprio scappata
Mi piacciono le parole "scappate", rendono le liste di discussioni "umane". Anche gli aneddoti personali, secondo me, sono utili (anche se a volte ne abuso). Mi piacerebbe scrivere un libro o un articolo, chissà magari se ci chiudono dentro per la terza volta lo faccio, su cosa sia per me l'innovazione. Qualche settimana fa Stefano ha intervistato Federico Faggin. Mi hanno colpito diverse affermazioni di Faggin, ma per adesso mi limiterò alla prima. "Per questa intervista sono venuto in ufficio a San Francisco, a casa mia, nelle colline, Internet non va tanto bene". E uno pensa, se non va nella Silicon Valley, cosa pretendo nel mio sperduto paesino. Il bello che l'armadio della fibra è lì, lo vedo, saranno sì e no 200 metri. Ma sono 200 metri di strada che il Comune si è "dimenticato", senza asfalto, senza nulla e la Telecom per portare anche un semplice doppino a casa mia vorrebbe farmelo fare a me lo scavo. Due casi di digital divide, due casi come milioni ... E allora ci si arrangia, WiMAX con parabolino e gli occhi al cielo per guardare se c'è vento, se piove, perché, come sempre, in questi casi la connessione va a farsi friggere, con medie da modem 2400 baud (già, ce l'ho ancora conservato in un cassetto il mio primo modem). E allora andiamo tutti in città, trasferiamoci in via Caldera, a Milano, lì, forse i Gbit/s ce l'hanno. L'innovazione è tanto altro, lo so, ma almeno le basi, in un mondo connesso ... Antonio