Ciao Juan Carlos, On March 16, 2021 5:46:45 PM UTC, "J.C. DE MARTIN" wrote:
ma il punto decisivo (almemo per me) è se le dinamiche online sono sostanzialmente diverse da quelle offline
Quando ha senso distinguere fra online e offline in una società cibernetica? Certamente ha senso su scala individuale, per distinguere i fatti che percepiamo con i nostri sensi (cui possiamo attribuire un valore di verità, quanto meno nei limiti della consapevolezza che abbiamo rispetto alla nostra personale capacità di interpretarli) dai dati che riceviamo attraverso vari canali e di cui possiamo solo stimare la coerenza ma NON la veridicità. Ma anche se è vero che online cerchiamo (tipicamente) solo una specifica categoria di dati, i contenuti, espressioni consapevoli che possono essere scientemente false (ancor prima di poter essere fraintese), è altresì vero che i dati ci arrivano anche offline attraverso moltissimi canali. Ciò che NON possiamo trovare online sono i nostri sensi a fornirci fatti, ovvero percezioni soggettive che siamo costretti ad accettare ed integrare nella nostra mente. (Pena la psicosi, attraverso una costruzione delirante) Ma su scala collettiva? Su scala collettiva ha senso distinguere online e offline? È anche solo possibile? Le reti sono strumenti di comunicazione e la comunicazione presuppone una comunità. Immaginarci come individui solitari online è ridicolo ancor prima di considerare tutti coloro che ci osservano "nell'ombra": nel momento stesso in cui contattiamo un server (o un peer) entriamo volenti o nolenti in una relazione sociale con altri. Relazione che produce un'elaborazione culturale che attraverso di noi si diffonde anche offline ed ha effetti sociali e collettivi anche verso persone che non si connettono. L'elaborazione collettiva della cultura di una comunità è separabile in online-offline laddove anche un solo membro è connesso alla rete? Se la risposta è no, il confronto fra "polarizzazione" offline e online deve includere l'analisi di comunità interamente e continuativamente offline, ma sufficientemente eterogenee da evidenziare polarizzazioni su temi comparabili. Altrimenti è ovvio che le differenze saranno minime.
i filtri, le bolle, ecc. sono infatti sempre esistite.
Vero. Ed è una fortuna: senza differenze non ci potrebbe essere dialettica, senza antitesi non possono nascere nuove sintesi e progresso sociale e culturale. Ma attenzione che le loro relazioni ed evoluzioni non sono mai state sotto il controllo di canali in grado di influenzarne automaticamente le interazioni, coordinandole. Nel marketing, si chiama segmentazione del mercato. Ma con l'AdTech si è passati ad una scala diversa nell'individuazione di segmenti comportamentali omogenei e nello sfruttamento delle loro reazioni a determinati stimoli. L'altro giorno leggevo da qualche parte che Google propone di sostituire i cookie con cohort mediamente grandi 1000 utenti. Questo significa che già oggi dispone di milioni di profili cognitivo-comportamentali diversi. Parlare di "polarizzazione" non è solo riduttivo, ma fuorviante: non si tratta di un fenomeno "naturale", ma di uno degli effetti di un processo di segmentazione perseguito consapevolmente. Segmentazione che non è costante nel tempo, ma fluida, variabile nel tempo e nello spazio (seppur probabilmente soggetta ad una certa inerzia). Dati ed analisi dei sistemi cibernetici (raccolti/effettuate dall'esterno) prima di Cambridge Analytica non sono comparabili con quelle successivi. Basarsi su quei dati per trarre conclusioni definitive sarebbe oltremodo ingenuo. Il punto decisivo (almeno per me) è se, quanto e come le dinamiche online siano manipolabili da chi controlla i canali utilizzati dai membri di comunità più o meno vaste ed interrelate. E questo perché so che la distinzione online / offline, è irrilevante a livello sociale. E politico. Essere in grado di orientare, anche lievemente la dialettica online su scala globale, significa disporre di un potere immenso, non bilanciato ed invisibile: una leadership senza leader visibili e senza responsabilità. Giacomo