Le riflessioni di Massimo Micucci
(http://www.retionline.it/chi-siamo/massimo-micucci/)
sulla bozza di Dichiarazione sui diritti in Internet.
Come ho già detto a Micucci via Twitter, confesso di non trovare
corrispondenza tra il modo in cui usa i termini "socialismo",
"capitalismo",
ecc. e quanto pensavo di aver capito io - mero ingegnere -
leggendo Bobbio e tanti altri pensatori.
Si vede che mi sono scelto i maestri sbagliati.
juan carlos
Una Costituzione di Internet…. per il socialismo?
di Massimo Micucci
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Secondo il commissario uscente dell’UE Almunia, impegnato seriamente
nel porre rimedio al rischio di posizione dominante di Google “Non è
logico considerare Google come un leviatano che cancellerà le nostre
libertà, la nostra privacy e i nostri diritti”. Tutto questo, ha
osservato il Commissario, riflette la paura dell’Europa d’essere
superata dagli Stati Uniti in settori chiave dell’economia digitale.
“C’è la sensazione che le aziende europee (ricorrenti nda) siano in
ritardo nei confronti di questi grandi player (americani), non solo
Google, (ma) Amazon, Facebook, Apple, Microsoft”. In Italia c’è
qualcuno che pensa a ben altro che ad una ragionevole normativa anti
trust e vuole istituire un “Leviatano” pubblico contro quello
presunto privato.
Il risultato è chiaro: i fautori dell’internet libera e gratuita
sono ormai fautori dell’Internet socialista di stato. Alcuni a loro
insaputa, molti coscientemente. I promotori del gruppo per la carta
dei diritti di Internet sono stati Laura Boldrini e Stefano Rodotà.
Secondo la dichiarazione, una lunga serie di encomiabili e
sacrosanti diritti individuali e “qualche” libertà, dovrebbero
essere “garantiti, difesi, implementati” da questa Magna Charta.
Come? Con la ”very hard law“ della recente sentenza della Corte di
Giustizia Europea a proposito del diritto all’oblio. Nella carta
questa ispirazione viene subito richiamata:
[…]
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