Scusate, ma davvero stiamo parlando di "libertà di espressione" in merito a deliberati insulti sessisti pubblicati a mezzo social? Perdonatemi, ma vorrei vedere se la persona in oggetto fosse stata un Vs dipendente o un Vs collaboratore, se davvero sareste rimasti del tutto indifferenti, anche a fronte di un danno evidente alla Vs azienda e/o reputazione.

Credo che qui la questione non sia la "libertà di espressione" (nessuno lo ha fustigato, eh!) ma, semplicemente, una conseguenza naturale di un atteggiamento lesivo non solo nei confronti della diretta interessata ma anche dell'ateneo dove questa persona esercita la sua professione.

Scusatemi, condivido il punto di vista di Fabio quando parliamo di opinioni. Legittime, sempre, e da tutelare in ogni caso. Gli insulti, per quanto mi riguarda, non rientrano in questa categoria.

MP

Il 19/05/21 10:58, Fabio Pietrosanti (naif) ha scritto:

Ritengo che la libertà d'espressione nel proprio spazio privato sia assoluta e debba essere garantita di fronte a qualunque fatto e contesto, in una visione chiara senza se e senza ma.

Questo, il diritto alla libertà d'espressione, può avere una restrizione solo in casi estremi, solo laddove ci sia una effettiva, sostanziale, grave e conclamata lesione di interessi individuali o collettivi puntualmente identificati.


Prendendo il caso specifico, nel valutare la non appropriatezza della sanzione, e quindi la determina di un atto censorio, invito a considerare le seguenti:

- L'esercizio della libertà d'espressione in uno spazio privato e non professionale del professore (lo ha detto a scuola? lo ha detto in un gruppo FB di studenti?)

- L'esercizio della libertà d'espressione nei confronti di un PEP (Politically Exposed Person, per usare un idioma da antiriciclaggio), nei confronti dei quali la critica pubblica trova bilanciamenti molto differenti rispetto che fra individui fuori dalla scena pubblica

- L'Assenza di una minaccia esplicita o implicita o di un invito a palesare una minaccia esplicita o implicita nei confronti del soggetto menzionato


A me pare evidente che, seppur i contenuti, i modi e principi espressi dal professore non siano condivisibili alla maggioranza delle persone dotate di intelletto, ci troviamo di fronte ad un pericoloso abuso.

Quindi ritengo che siamo di fronte ad un gesto censorio ed intimidatorio,, che porta a determinare un pericoloso "chilling effect" .


Fabio

On 18/05/2021 20:31, Stefano Maffulli wrote:
On Tue, May 18, 2021 at 8:53 AM Vincenzo Mario Bruno Giorgino <vincenzo.giorgino@unito.it> wrote:
Questa condanna è agghiacciante. Siamo in piena Gilead.

Ricordiamo i fatti: Qui hai uno che ha dato della zoccola leccaculo a una donna, in pubblico. Pretendi pure che non subisca conseguenze? Non era una cena riservata tra amici, non era il bar dello stadio, non è nemmeno una dichiarazione politica. È un'offesa forte urlata in pubblico da un tizio qualunque, non provocato, non collegato in alcun modo alla Harris. Roba da neuro! Vuoi lasciare questo a educare la prossima classe dirigente?

Capisco che ormai da ci stiamo de-sensibilizzando dopo decenni di bungabunga, merkel-culona, e altre offese distraenti varie lanciate in giro da un esercito di ominicchi e quacquaracquà ... ma un minimo di decoro almeno nelle istituzioni lo vogliamo mantenere? Preferisci pretendere che uno può prendere un microfono in mano, rivolgersi al mondo intero e offendere chiunque gratuitamente e chiamarla libertà di parola?

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Michele Pinassi - Responsabile Cybersecurity Università di Siena
Ufficio Esercizio e Tecnologie - CSIRT
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