Un giorno, dopo molti anni di collaborazione, la direzione de La Stampa mi cacciò accusandomi di essere un estremista. Da quel giorno scopro spesso di avere opinioni molto diverse da quelle dominanti, ma generalmente scelgo di non manifestarle, sopratutto se sono autorevoli le opinioni dominanti diverse dalle mie. Sulla questione dell'intelligenza artificiale ho un'opinione molto diversa da quella dominante, ma avendo scoperto che alcuni autorevoli colleghi hanno manifestato su Nexa idee vicine alle mie, ho deciso di rinunciare alla prudenza e pronunciarmi. Speriamo che Nexa non mi cacci come fece La Stampa. Alcuni amici che ni hanno preceduto su Nexa hanno parlato di un'intelligenza artificiale "diversa". Da "estremista" io affermo invece che l'intelligenza artificiale non esiste. Conosco le previsioni di alcuni autorevoli studiosi, stelle di prima grandezza nel firmamento dell'informatica, secondo le quali nel 2029 la capacità di elaborazione di un singolo processore INTEL sarà pari alla capacità elaborativa di un cervello umano, mentre nel 2040 la capacità di elaborazione dei computer supererà quella degli individui umani e delle specie pensanti. Io temo che quelle previsioni siano state costruite su modelli biologici destinati ad essere superati in futuro da modelli molto più complessi di quelli nei quali oggi crediamo. Ricordo, ad esempio, che il numero totale di atomi dell'universo può essere scritto con 80 cifre decimali, mentre il numero scritto nel nostro DNA richiede oltre due miliardi di cifre decimali. E' vero che il nostro cervello contiene 100 miliardi di neuroni e che i calcolatori delle prossime generazioni conterranno miliardi di unità centrali di elaborazioni, ma ancora non sappiamo come elaborino informazione i mille miliardi di miliardi di sinapsi che operano nel nostro cervello. Comunque, non intendo negare che si stia aprendo un universo di nuove aree applicative di grande rilevanza anche industriale ed economica, come la guida di veicoli o la diagnosi automatica di patologie mediche, ma la loro realizzazione non sarà il frutto di una magica intelligenza artificiale, ma il prodotto di tanta intelligenza naturale e nuove difficili discipline scientifiche, come "data mining" e "deep learning". E' una sfida internazionale alla quale un paese come il nostro deve assolutamente partecipare ai fini della sua sopravvivenza. A questo scopo non serviranno nè la partecipazione ad un astratto dibattito internazionale con Putin e Xi Jinping, nè l'acquisizione "chiavi in mano" di prodotti del mercato, ma molto studio a partire dalla scuola primaria e moltissimo lavoro nei laboratori di ricerca e nelle imprese. Il 20/03/2019 12:41, GC F ha scritto:
Non sono d'accordo. Mi pare che "/ratiocinari comparatur ad intelligere sicut moveri ad _quiescere_ vel acquirere ad _habere_" /esattamente rappresenti un possibile distinzione tra intelligenza computazionale e biologica. Quindi /intelligere/, e intelligenza, rimane termine che ben si può applicare alla macchina. Ovviamente, Tommaso parlava d'altro ma il pensiero è assoluto e /mutatis mutandis/ applicabile a scenari ulteriori.
Infine, non ho competenze tecniche e ho conoscenze aneddotiche limitate ma questo (nel caso sia come rappresentato): http://www.cloudpainter.com/ (in particolare questa descrizione del processo creativo: https://www.youtube.com/watch?v=h8QKcHWKKvI&t=30s) mi pare si approssimi in maniera sorprendente al processo creativo umano. Mi pare, in conclusione, irrilevante che da un lato vi siano sequenze di 0 e 1 e dall'altro sinapsi neuronali. Rimangono due forme di intelligenza, /quorum unum est perfecti, aliud autem imperfecti/(per ora), come dice Tommaso.
Con i saluti più cordiali,
Giancarlo
On Wed, Mar 20, 2019 at 12:09 AM Giacomo <giacomo@tesio.it <mailto:giacomo@tesio.it>> wrote:
On March 19, 2019 6:32:54 PM UTC, GC F <gcfrosio@gmail.com <mailto:gcfrosio@gmail.com>> wrote: >Ricordo un insegnate salesiano in prima media che diceva che >nell'etimologia delle parole sono nascosti i segreti dell'umanità.
Su questo mi avrebbe trovato d'accordo.
Con lo scorrere del tempo, nella lingua stratifica l'esperienza e la riflessione collettiva di una popolazione.
Ma la nostra è una posizione molto minoritaria in questo momento. Pensa che gli americani hanno inventato una locuzione per opporsi a qualunque uso dell'etimologia per veicolare un intuizione: "etymological fallacy".
C'è pure una pagina Wikipedia: https://en.m.wikipedia.org/wiki/Etymological_fallacy :-)
Non sia mai che chi di storia e cultura ne abbia stratificata parecchia anche solo nei muri, si possa trovare in vantaggio dialettico! :-D
>Dunque, il >termine intelligenza si adatterebbe bene alle proprietà dell'automa, che >sarebbe, secondo Tommaso d'Aquino, intelligente ma non raziocinante o >ancora, forse, sempre secondo Tommaso, dotato di *intellectus practicus* >ma non di *intellectus speculativus* che contemplerebbe la verità.
Io conosco due possibili etimologie di intelligenza:
- intus legere: leggere (comprendere) in profondita - inter legere: leggere fra le righe, comprendere oltre l'evidenza, al di là delle apparenze
Le AI non sanno fare niente di tutto questo.
La riflessione di Tommaso d'Aquino era volta ad altre domande. E dubito che avrebbe preso bene l'interazione con Alexa... :-)
L'automa non ha alcun intelletto. È una cosa. Un oggetto che esegue pedissequamente la propria programmazione, una istruzione dopo l'altra.
Qualche programma è scritto in modo da cambiare, in modo opaco (aka estremamente costoso da debuggare), la propria configurazione a fronte di determinati input. E questo (a causa del linguaggio con cui viene impropriamente descritto) può venire erroneamente interpretato come "apprendimento", perché ovviamente se cambi la configurazione di un programma questo poi si comporta in un modo diverso.
Ma se parliamo più semplicemente di input, output e configurazione, tutto diventa piu chiaro e semplice.
Una rete neurale artificiale non solo non ha, ma non ha bisogno di intelligenza per funzionare.
Per questo non dovremmo chiamarla rete neurale, perché non ha nulla che ricordi lontanamente un neurone, umano o animale. È un insieme di matrici numeriche nella memoria di un computer che viene usato per fare poco più che somme e moltiplicazioni su dei numeri in input al fine di ottenere dei numeri in output. Queste matrici sono ottenute con un processo statistico di calibrazione che parte (di solito) da valori casuali o pseudo casuali e cerca di modificarli iterattivamente per approssimare i risultati noti.
Tutto qui. Niente intelligenza (eccetto quella umana). Niente magia. Niente poesia. Niente.
Solo codice e dati. Lunghe sequenze di zero e uno.
"Se è in Python è Machine Learning, se è in PowerPoint è Artificial Intelligence".
Giacomo
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