Buongiorno, ho letto con molto interesse l'articolo, tanto da avermi sollecitato diversi pensieri... Giovanni Biscuolo <giovanni@biscuolo.net> writes:
Le dieci tesi, per punti:
1. L’università libera è l’università del futuro
--8<---------------cut here---------------start------------->8--- Ogni forma esplicita o surrettizia di standardizzazione e di uniformazione procedurale, di valutazione algoritmica dei risultati [...] e degli apprendimenti, di controllo tecnologico delle attività dei docenti [...] costringe il raggio d’azione entro orizzonti ristretti, consegnando l’operosità accademica alla sola risoluzione di problemi di corto respiro dettati da Agenzie per lo più interessate all’utile immediato. --8<---------------cut here---------------end--------------->8--- Questa forma di burocratizzazione e valutazione prestazionale è un processo iniziato tanto tempo fa e che coinvolge *tutta* la scuola, perché è importante fare le classifiche, vero? Chi di voi lavora in università dica sinceramente se le politiche scolastiche degli ultimi 20 anni hanno portato ad un miglioramento o ad un peggioramento non tanto della preparazione degli studenti, quanto del loro metodo e capacità di studio. Piuttosto, a me *pare* scarsa la dialettica interna a scuola+università (che a questo proposito dovrebbero parlarsi di più) in merito ai metodi utilizzati nella didattica, per crescere assieme: se è pur vero (e sacrosanto) che l'insegnamento deve essere libero, è altrettanto vero che la cultura pedagogica degli insegnanti è lasciata alla libera iniziativa personale e forse su questo si dovrebbe fare qualcosa di meglio; in questo senso un po' più di uniformità (non standardizzazione) di metodo gioverebbe assai, perché le "lezioni frontali" e la varietà "creativa" dei criteri di valutazione degli studenti sono un problema.
2. L’università del futuro non è un’azienda
--8<---------------cut here---------------start------------->8--- Ogni singola Università è di fatto divenuta un player nel mercato globale della conoscenza e della formazione retto dai principi di concorrenza e di competizione. --8<---------------cut here---------------end--------------->8--- Lo stesso meccanismo "mercantile" vale anche per la scuola, soprattutto per la scuola superiore, dove valgono gli stessi concetti di concorrenza e competizione. Piuttosto, *forse* varrebbe la pena ripensare ai rapporti tra società e scuola+università superando _tutte_ le concezioni aziendalistiche de "laqualunque" (ogni cosa deve funzionare come un'azienda); forse varrebbe la pena che scuola e università collaborino maggiormente per migliorare la loro missione, anche con nuove forme di interscambio, perché no... tipo docenti universitari che fanno un persorso di lezioni alle superiori e viceversa (viene già fatto?!?).
3. Promuovere la libertà e il pluralismo nella ricerca
La scuola non fa ricerca ma non sarebbe male che sin dagli ultimi anni delle superiori insegnanti e studenti comincino ad affrontare il discorso su qual'è il senso del "fare ricerca" e _soprattutto_ di come si valuta una ricerca, a partire da una maggiore *trasparenza* delle forme di verifica.
4. Tecnologie a servizio della didattica e non didattica a servizio delle tecnologie
--8<---------------cut here---------------start------------->8--- Esso va piuttosto inteso come ciò che favorisce l’esperienza qui e ora di contenuti ogni volta originali perché ripensati e ricreati, e non già depositati come materiale inerte nel Web. Il Docente, in questo senso, non è un “facilitatore di apprendimenti”, un impiegato d’aula, un intrattenitore multimediale, un pedante ripetitore della dottrina, ma uno studioso che nella didattica prosegue il suo impegno di ricerca, e nella ricerca prosegue il suo impegno nella didattica [...] --8<---------------cut here---------------end--------------->8--- Nella scuola non si fa ricerca, però IMHO vale lo stesso discorso: il docente scolastico _comunque_ dovrebbe proseguire il suo impegno di ricerca o *almeno* tenersi aggiornato sui progressi della ricerca nel proprio campo e trasmetterli, rielaborandoli, ai propri studenti... magari collaborando di tanto in tanto con l'università, come dicevo al punto 2. Su come mettere le tecnologie (diciamo gli strumenti informatici, eh?) al servizio della didattica avrei qualcosina da dire ma non qui... un giorno forse; per ora mi limito a dire che gli strumenti fatti in un certo modo, "che liberano", *ci sono*. :-D
5. Promuovere il pluralismo della didattica
--8<---------------cut here---------------start------------->8--- Si tratta di rimettere al centro l’acquisizione di un sapere capace di lunga gittata in grado di orientare chi lo possiede dinanzi ai cambiamenti continui di scenario e di contesto, senza adeguare la formazione esclusivamente all’“oggi”, alle esigenze di un mercato del lavoro in rapida trasformazione. --8<---------------cut here---------------end--------------->8--- A parte la (percepita da me) reductio ad unum che il lavoro sia solo quello che ha un mercato, auspicherei che questa visione del sapere "di lunga gittata" venisse estesa a tutta la vita delle persone, perché questa esigenza _non_ si esaurisce al conseguimento della laurea.
6. Università e internazionalità
--8<---------------cut here---------------start------------->8--- un mezzo per favorire la circolazione delle idee e delle pratiche ed ogni virtuoso processo di contaminazione transnazionale e multidisciplinare, da consegnare alle libere determinazioni di ciascun ricercatore e di ciascun docente, tenendo conto delle differenti e non uniformabili esigenze degli ambiti di studio e ricerca. --8<---------------cut here---------------end--------------->8--- Urca ci sarebbe così tanto da dire in merito alla carenza non solo multidisciplinare ma _soprattutto_ multiculturale della didattica che l'unica cosa da fare è... rifletterci in silenzio.
7. L’università come esperimento democratico
Nella scuola non ci sono gli stessi problemi dell'università in questo ambito. Comunque come gestire e favorire la pertecipazione di tutti "gli stakeholders" (che brutto termine) nelle decisioni politiche in merito alla scuola e all'università è un tema molto complesso.
8. L’università del futuro non riduce la formazione ad apprendimento di competenze professionali
Deve valere anche per la scuola, a partire dalle elementari.
9. L’università libera è un’università che libera
--8<---------------cut here---------------start------------->8--- Riteniamo però al contempo che i cambiamenti in atto e l’idea di futuro debbano essere di continuo discussi e analizzati, sviscerandone le implicazioni – non ingenuamente accolti senza un pensiero critico. Chi pensa che il futuro sia semplicemente ciò che deve accadere, sta in realtà lasciando accadere ciò che un certo modo di pensare il mondo ha deciso che debba accadere. --8<---------------cut here---------------end--------------->8--- Mi piacerebbe che questo principio valesse per tutta la società, non applicato "solo" all'ambito universitario: perché la stessa cosa non deve valere anche per un operaio dell'Ilva o per un abitante del quartiere Tamburi di Taranto? :-O
10. L’università rilancia il desiderio del sapere e della capacità di convivenza
--8<---------------cut here---------------start------------->8--- L’università per cui ci vogliamo impegnare è piuttosto un luogo di emersione del senso e non solo di produzione di competenze e d’innovazione tecnologica in linea con le richieste della produzione, un luogo in cui esseri umani giovani e meno giovani si incontrano e contribuiscono alla costruzione di una società attraverso la costruzione di un sapere integrale, senza barriere tra discipline, non subordinato a logiche di mercato. --8<---------------cut here---------------end--------------->8--- Ecco appunto: un'università permanente, che sia in grado di "fare uscire" e "fare entrare" il pensiero critico, in modo tale da alimentare un circolo virtuoso di "contaminazione interculturale" per costruire assieme una società migliore, in relazione con altre società che - si spera - hanno a loro volta intenzione di migliorare. Io mi auguro, anci _ci_ auguro, che queste considerazioni coinvolgano non solo interdisciplinarmente le università ma che lo facciano anche intercurricolarmente, dalla scuola dell'infanzia fino alla *formazione permanente*, perché la formazione - quindi anche la didattica, compresa l'autodidattica - non ha *mai* fine. C'è davvero bisogno di un nuovo umanesimo, un approccio culturale che archivi definitivamente la sottomissione delle persone - quindi anche della loro cultura - all'utilitarismo mercantilista, che sia in grado di ri-generare la pedagogia e la didattica come strumenti per rendere davvero libere le persone, non solo "libere" di scegliere da un catalogo di "prodotti", dalla scuola su su fino alle politiche di intere nazioni. ...però queste cose *non possono* essere affrontate "dall'interno" dell'università o della scuola: per favore, non diamo all'università e alla scuola compiti che non possono affrontare da sole. Saluti, Giovanni. -- Giovanni Biscuolo Noi, incompetenti come siamo, non abbiamo alcun titolo per suggerire alcunché.