Ciao don Luca, avrei alcune domande. Anzitutto il sottotitolo che hai riportato nell'oggetto di questo thread: perché "in Unitversità"? Gli studenti, ovvero il futuro che incarnano, non sono la ragion d'essere delle scuole di ogni ordine e grado? Poi perché si parla di "Formazione"? Il termine "educazione" è fuori moda? La "formazione", l'idea che lo studente vada "formato", plasmato dall'insegnante, sottintende (ed impone, imprime al ragionamento) una relazione gerarchica. L'educazione, invece, il tirar fuori dall'allievo ciò che egli già è in potenza, rende l'insegnante (e il genitore) uno strumento nelle mani dello studente. La relazione educativa è libera, bidirezionale e dinamica: il docente offre ciò che sa, ma lo studente è libero di scegliere cosa accettare o meno. Parlare di educazione invece che di formazione rende ovvie tutte le osservazioni della Professoressa Confalonieri: la fatica dello studente educato deriva dal lavoro che deve svolgere per tirar fuori sé stesso; il riflettere sul proprio apprendimento è riflettere su sé stesso per capire CHI si vuole diventare; la relazione umana con l'insegnante è un appiglio su cui far leva e dunque è fondamentale la sua capacità di coinvolgimento. Le conclusioni della Professoressa mi sembrano inficiate da questa prospettiva "formativa", "non educativa" (e dunque, FORSE, diseducativa):
Se l’ottica è quella del servizio allo studente, l’insegnamento lascerà una traccia e si avvarrà di soluzioni di volta in volta nuove, adattate al contesto e alle persone coinvolte, di lezioni tout court ma anche di dialogo, interazione, richiesta di elaborati e approfondimenti da parte dei ragazzi che poi verranno discussi insieme. Quando c’è questa volontà la didattica a distanza non solo non cambia il risultato, ma può essere un supporto.
Durante le lezioni di Diritto Costituzionale, il Professor Roberto Cavallo Perin, a Torino, usava abbassare il volume della voce all'aumentare del brusio in classe, proseguendo tranquillamente la lezione. Educava, oltre che insegnare. Non credo che nella "didattica a distanza", chi #InsegnaDaCasa possa fare lo stesso. Manca la materia prima: gli studenti. Che non sono individui, ma una comunità. Giacomo