Buongiorno a tutt*, colgo lo stimolo di Antonio - Kuhn ha avuto un ruolo entrale nella mia formazione :) - per uscire dalla modalità "lurker" e pormi allo "scoperto" in modalità attiva. Desidero, in primo luogo, ringraziare tutte e tutti per gli stimoli che emergono dalle discussioni in lista che leggo sempre e con continuità. Articolo questo mio messaggio su tre temi: - Presentarmi e uscire allo "scoperto": io sono una sociologa (interazionista quantitativa in modo elettivo, qualitativa più di recente) e studio, tra le varie cose, gli impatti della tecnologia sulla società, sia lato rete (identità, relazioni, cittadinanza, diritti, ecc.), sia, più di recente, la tecnologia che definisco con una "forma", in particolare la robotica (con un focus sulla relazione uomo-macchina, HRI) - Attualmente ho in corso la redazione di una pubblicazione su "robotica e rappresentazione sociale". Ho già realizzato alcuni studi e, di recente, una survey su un campione rappresentativo di popolazione italiana, utilizzando anche scale psicometriche per indagare non solo impatti stimati a livello macro (es. lavoro) ma, soprattutto, a livello micro (accettazione e accettabilità) - Vengo al terzo motivo, il più importante: sto cercando di costruire un panel di esperti transdisciplinare per arricchire la pubblicazione con pareri diversi sul tema dell'interazione uomo-macchina. Se qualcuna o qualcuno in lista avesse piacere di darmi la sua disponibilità a scrivere o parlarne insieme ne sarò molto felice. Grazie e un saluto, Stefania Il 02/04/21 11:45, Antonio Iacono ha scritto:
Thomas Kuhn, nel suo libro "La struttura delle rivoluzioni scientifiche" (1962) sosteneva che il progresso scientifico non è un'evoluzione continua, ma piuttosto una "serie di pacifici interludi interrotti da violente rivoluzioni intellettuali". La rivoluzione industriale prima e quella informatica dopo lo sono state. In queste rivoluzioni una visione concettuale del mondo è stata sostituita da un'altra. Fino a che un paradigma funziona, non c'è motivo di cambiarlo. Quando però cambiano cose, scenari, persone, tecnologie, conoscenze e condizioni ambientali, restare legati ai vecchi paradigmi può essere dannoso, perfino distruttivo. La pandemia è uno di quegli eventi che ha la forza scatenante di avviare il cambiamento. Tuttavia, esistono diversi livelli di sensibilità ai segnali di cambiamento: alcuni colgono subito i primi segnali deboli, tutti gli altri invece reagiscono solo quando i segnali sono diventati fortissimi, addirittura catastrofici. Le persone più sensibili non vengono capite e apprezzate, perché la loro voce è troppo debole di fronte all'ottuso brusio delle maggioranze, alla silenziosa pervicacia dei privilegi cristallizzati, al "tutto tornerà come prima". Mi appello alle persone sensibili di questa lista, che so che ci sono, pur in modalità "lurker". Fate sentire la vostra voce, anche con brevi commenti una-tantum.
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