Ciao Paolo, ti ringrazio per i chiarimenti importanti riguardanti la paternità del documento cui ho fatto riferimento. Peccato non si capisse dall'articolo di TorrentFreak. Quindi ora la politica dei Verdi in materia di copyright a livello europeo è sviluppata da qualcuno del PP: ne prendo atto. Più che di incompatibilità parlavo di differenze sostanziali tra ciò che leggevo nel position paper e la retorica del PP sui media. Se io ho bisogno di un oculista (e certamente ne ho bisogno), il PP farebbe bene a munirsi di un ufficio stampa (mi rendo conto però che un certo modo di esprimersi sia vantaggioso in termini elettorali e intercetti facilmente il consenso di chi non vuol accedere legalmente ai contenuti protetti). Per esempio, l'intervista che leggo qui ( http://www.debatingeurope.eu/2011/09/09/piracy2/) mi pare di diverso contenuto rispetto alle idee riformiste del più recente position paper. Se il sogno o l'obiettivo del PP è quello di distruggere l'industria discografica ("Half of the job done", esulta Engstrom), mi sapete dire quali dovrebbero essere i contenuti musicali da scambiarsi legalmente - attraverso un'ipotetica estensione dell'eccezione di copia privata - sulle reti peer-to-peer? I soli contenuti prodotti direttamente dagli artisti? i soli contenuti licenziati con Creative Commons? siete convinti che gli artisti siano d'accordo? siete convinti che lo siano i consumatori, che usano il peer-to-peer soprattutto per scaricarsi gratis i contenuti delle majors? A mio parere, la rete dovrebbe aumentare l'offerta legale dei contenuti, affiancando a quelli prodotti tradizionalmente (quelli dell'industria del copyright, come la definisci tu), i contenuti creati dagli artisti secondo le varie modalità produttive e distributive messe a disposizione dalle nuove tecnologie. Vogliamo forse smantellare il sistema di incentivi creato dal diritto d'autore, e abbattere del tutto le industrie creative? Un breve accenno infine a quelle che tu definisci infiltrazioni nei processi di "law-making". Tutte le multinazionali e i rappresentanti di tutte le industrie dialogano con i governi, e anche con la Commissione, non solo l'industria dell'"entertainment". E quando si parla di Internet e di copyright digitale la pressione dei colossi dell'informatica e/o delle Internet companies può essere tanto forte, o forse più forte, di quella delle industrie creative. Alla Commissione Europea spetta il compito, non facile, di tenere fermo il proprio baricentro, facendo proposte legislative che tengano conto prima di tutto dell'interesse pubblico, anche quando si tratta di sviluppare "industrial policy". Giuseppe Il giorno 08 ottobre 2011 13:52, Paolo Brini <paolo.brini@iridiumpg.com> ha scritto:
Il 08/10/2011 13:10, giuseppe mazziotti ha scritto:
4. Personalmente, avrei preferito leggere direttamente il position paper dei Verdi, che è comunque sintetico. Trovo quantomeno curioso che TorrentFreak abbia intervistato uno del PP per commentare un'iniziativa dei Verdi. Non si poteva sentire direttamente qualcuno degli Verdi, o degli estensori del documento?
Engström *è* "qualcuno dei Verdi".
TorrentFreak ha scelto esattamente la persona più adatta ed esattamente la persona forse più competente in materia, essendo Christian Engström il MEP dei Verdi al PE che fa parte del JURI (l'unico membro non sostituto insieme a Hafner), Committee for Legal Affairs, ed uno dei co-estensori del position paper in merito approvato praticamente all'unanimità dal gruppo.
Non mi risulta che ci sia alcuna incompatibilità fra questo position paper e le posizioni di molti partiti pirata nel mondo, incluso il Pirat Partiet svedese.
Infine, nel merito, a me pare che occorra distinguere, nel "pacchetto" proposto dai Verdi, le proposte con qualche possibilità di realizzazione da quelle politicamente irrealistiche, come per esempio quella sulla durata della protezione, che per andare sotto i 50 anni dalla morte dell'autore - v. Berna, art. 7 - o dalla pubblicazione o realizzazione dell'opera protetta - v. TRIPS, art. 12 - dovrebbe passare al vaglio delle convenzioni internazionali e dell'OMC. L'Europa dovrebbe farsi carico di queste proposte nella comunità internazionale per poi adottarle nel diritto europeo.. vi sembra realistico? per giunta in un momento in cui l'Europa ha esteso la durata dei diritti connessi?
Non è realistico a mio avviso solo per l'estesa infiltrazione in vari ambiti della Commissione, del Parlamento e del Consiglio, di persone che o hanno lavorato o hanno interessi personali legati a quelli dell'industria del copyright - vedi mie e-mail passate in questa lista sull'argomento. Tuttavia, oltre alla (a mio avviso auspicabile e doverosa da un punto di vista etico) disobbedienza civile, a livello di policy making da qualche parte bisogna pur partire. I trattati internazionali si possono e si devono cambiare, anzi questo avviene spesso, anche se purtroppo in senso inverso (cioè verso un'estensione dei monopoli intellettuali e verso misure di enforcement draconiane per proteggere i vetusti modelli di business dell'industria) a quello che porterebbe vantaggi alla società e agli artisti.
Per quanto riguarda gli accordi TRIPS, ACTA è una dimostrazione lampante (purtroppo "al contrario" di quella che auspico) di come, quando c'è la volontà (l'autodefinitasi "coalition of the willing"...), i TRIPS si possono scavalcare con disinvoltura e anche aggirando bellamente la WIPO e addirittura le convenzioni internazionali sui diritti umani.
Ciao, Paolo
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