On 09/11/2018 18:41, Maria Chiara Pievatolo wrote:
Scusate il ritardo nel rispondere. Mi ripromettevo di farlo prima.
On 11-10-2018 00:34, Giacomo Tesio wrote:
Io invece obbietto QUALE ETICA? Quale delle 10 miliardi di etiche presenti sul pianeta vogliamo insegnare alle macchine e dunque imporre a tutti coloro che le adoperano?
La questione è molto pertinente, perché ci permette di passare dall'etica alla meta-etica, che si pone una domanda di un livello superiore a "che cosa è giusto fare?", vale a dire:
che cosa ci rende possibile chiederci che cosa è giusto fare?
La risposta di Kant alla questione meta-etica è la seguente: questa domanda ha senso solo se presupponiamo che chi se lo chiede sia un agente libero. Meta-eticamente, cioè, l'etica non è (solo) un algoritmo per fare la cosa giusta (secondo questo o quel parametro) ma il discorso di un essere libero. Banale? No, perché questo mette dei limiti a tutte le etiche che non rispettano questa condizione, vale a dire negano la dignità del soggetto morale in quanto essere libero, capace di scegliere e di rispondere sui suoi propri progetti, cioè, in linguaggio kantiano, di essere fine in sé. Senza esseri liberi non si dà etica, perché non si dà scelta, responsabilità e senso (soggettivo).
Pertanto, meta-eticamente: (1) un algoritmo per fare la cosa giusta che nega la libertà dei soggetti e dunque la loro pari dignità in quanto liberi portatori di senso non può essere etico. Ma (2) questo comporta che ci possano essere situazioni - quelle tipiche dello ius necessitatis (mors tua vita mea)- per le quali non sia possibile formulare un algoritmo per fare la cosa giusta che ci salvi la vita e rispetti allo stesso modo tutti i soggetti morali in gioco.
Per questo la risposta kantiana al problema del trolley sarebbe, secondo me, simile a quella di Giacomo Tesio: evitare di progettare sistemi che prevedibilmente producano quelle situazioni
Chiarissimo, grazie. Condivido pienamente. Ma perché -- anche se spero di sbagliarmi -- la nostra società non sarà in grado di produrre questo genere di moratoria se non troppo tardi e troppo poco? Questi ultimi interventi sollevano una questione di fondo: da molti dei messaggi in questa lista traspare (almeno ai miei occhi) un senso di impotenza sull'erosione tecnologica delle libertà, velocissima al pari di quella del ghiaccio delle calotte polari. "Quod licet" ha lasciato il passo a "quod potest", la filosofia non confina la tecnica, al massimo ne lima (fiaccamente) gli abusi più maldestri quando questi oltrepassano i confini del diritto, come se l'unica filosofia rimasta sia quella sedimentata (per ora) nelle norme giuridiche; nel frattempo il senso comune gioiosamente abbraccia l'asservimento. Aveva forse ragione Marcuse, nel considerare il nostro principio di libertà inscindibile da una società (quella greca antica) che considera la fatica un disvalore e perciò necessita degli schiavi? Ma uno schiavo al quale non puoi rinunciare sarà presto il tuo padrone... Un saluto, Alberto