Cari Giacomo e Giancarlo, esprimo qui un mio punto di vista personale, non quello di Nexa. Sono contrario alla proposta di direttiva ed in particolare agli artt. 11 e 13. Anche in questo caso, ho l’impressione che ci siano tante cose che mi sfuggono. Però: (i) sull’art. 11 mi sembra che il discorso sia chiaro. Già oggi gli autori di articoli di giornale hanno diritto di opporsi allo sfruttamento dei loro contenuti online. Dare un altro diritto connesso agli editori non ha giustificazione che mi persuada; e comunque assicura che gli editori prenderanno anche una parte della torta che sarebbe andata ai giornalisti. Non chiamo questo incentivo alla creazione. Per quel che concerne l’art. 13: (i) sono d’accordo con Giacomo che gli sviluppi degli ultimi 15 anni non ci abbiano portato alle magnifiche sorti e progressive in rete, ma piuttosto a quel surveillance capitalism che è stato bene decritto da Zuboff [1]; quel che ci attende dietro l’angolo preoccupa ancor di più [2]; questo tanto più se si pensa che in Asia la Cina chiude il cerchio con il suo deciso progresso verso un sistema di social rating basato sulla sorveglianza (anche) in rete. Ora, in questo contesto, penserei che l’obbligo dei gestori delle piattaforme di filtrare preventivamente tutti i contenuti che vengono immessi sulla piattaforma è qui finalizzato a consentire il calcolo e l’allocazione di giusti compensi. Ma rafforza la tendenza alla sorveglianza. Ai tempi del nuovo stato industriale, 60 anni fa, si era pensato: quali sono i poteri contrapposti, countervailing powers, a questi strapoteri? Se oggi provo a porre di nuovo a porre la domanda: quali sono oggi i countervailing powers, no so come rispondere. Ho però l’impressione che l’obbligo filtraggio preventivo sia un regalo nell’immediato ai titolari di copyright, ma in prospettiva al nuovo new industrial State che usa i dati raccolti con la sorveglianza per massimizzare i propri profitti e assolutizzare il proprio controllo politico. Mi pare evidente che si debba usare anche, soprattutto, l’antitrust per contrastare lo strapotere dei soggetti i cui business model sono basati sulla massimizzazione della raccolta dei dati. Ma quali gambe può avere questa azione? Che ne dite? m [1] Shoshana Zuboff, Big other: surveillance capitalism and the prospects of information civilisation, in Journal of information technology, 2015, 30, 75 ff. also available at https://papers.ssrn.com/sol3/papers.cfm?abstract_id=2594754 [2] v. ad es. Brett Frischmann-Evan Selinger, Re-engineering Humanity, Cambridge University Press, Cambridge, 2018 Da: nexa [mailto:nexa-bounces@server-nexa.polito.it] Per conto di Giacomo Tesio Inviato: domenica 16 settembre 2018 00:59 A: GC F Cc: NEXA_lista Oggetto: Re: [nexa] direttiva copyright Il giorno 15 settembre 2018 23:40, GC F <gcfrosio@gmail.com<mailto:gcfrosio@gmail.com>> ha scritto: Mi pare che si faccia confusione. La direttiva ora approvata si occupa di diritto d'autore non di regolamentazione di Internet tout court. Sono questioni tecniche, le cui giustificazioni politiche vanno trovate nell'analisi economica della proprietà intellettuale e nella teoria degli incentivi. Saranno semmai norme del diritto della concorrenza a dovere meglio gestire le inefficienze che che rilevano nel tuo commento. Credo di aver quanto meno colto il tema della direttiva. :-) Tuttavia, questa norma, come il GDPR prima, e' destinata inevitabilmente a "regolamentare Internet". Se entrerà in vigore, le ricadute non saranno limitate ai contenuti, perché regolando i contenuti modifichi necessariamente il mercato che attraverso tali contenuti veicola pubblicità e accumula dati personali. In altri termini, il Web e' un sistema dinamico molto complesso: se ti concentri su una singola dimensione perdi istantaneamente qualunque capacita predittiva sugli effetti di una perturbazione. Accetto volentieri suggerimenti di lettura sulla teoria degli incentivi, ma inizio a pensare che parlare di proprietà per un qualunque artefatto immateriale sia inappropriato. Forse dovremmo invece ragionare in termini di responsabilità su tali artefatti (immaginiamo un software, una poesia o un invenzione) e garantire una retribuzione per tale responsabilità. Non possiamo discutere di incentivi circa l'allocazione di una privativa sull'attività di copia digitale, che permette usi trasformativi di opera protetta insieme a Google Analytica,Trump e Brexit. Mi hai frainteso. Non intendevo fare una marmellata tutti-i-frutti! :-) Obbiettavo ad una tua precisa affermazione: "abbiamo l'Internet, la distribuzione digitale, l'infrastruttura capillare e millioni di applicazioni. Dati empirici inoppugnabili circa la bontà di quelle scelte legislative pregresse." SE Internet, la distribuzione digitale, l'infrastruttura capillare e le milioni di applicazioni sono in qualche modo rilevanti per la questione, ALLORA lo sono anche Trump, la Brexit e Cambridge Analytica. E lo sono i problemi di sicurezza di quella infrastruttura capillare. Ed i business model antisociali di quelle milioni di applicazioni... etc etc... Insomma, se una qualunque scelta legislativa ha influenzato tutto questo, allora ha influenzato TUTTO questo. Non solo quello che ci fa comodo vedere a sostegno della nostra tesi. Comprendo che le questioni tecniche del diritto d'autore e della proprietà intellettuale sfuggano a chi non si occupa della materia e quindi si pensi che si possa sussumere tutto il dibattito sotto categorie ampie e generiche, ma mi pare invece che questo porti solo a una visione confusa--ed errata--dei temi che si discutono. Ti ringrazio veramente per la comprensione... Mi fa sentire molto meglio. :-) Tuttavia la tua comprensione non mi aiuta a comprendere di più! Cosa esattamente pensi che mi sfugga? In quale categoria "ampia e generica" avrei tentato di "sussumere" (ma parli davvero cosi? :-D) il dibattito? Mi farebbe piacere formarmi, con il tuo aiuto, una visione chiara--e corretta--dei temi che discutiamo. E sono confidente che, come qualsiasi persona veramente competente nel proprio campo, mi saprai spiegare in modo semplice ed esaustivo gli aspetti della materia che a tuo parere mi sfuggono. Circa i problemi specifici per le start-up europee che si trovano a dover licenziare sistemi di filtraggio proprietari proprio dai concorrenti che hanno economie di scala forti e affermate, riamando a quanto ho ripetuto diverse volte in molteplici lavori disponibili qui: https://papers.ssrn.com/sol3/cf_dev/AbsByAuth.cfm?per_id=647912. Grazie del link: complimenti, pieno di materiale interessante. La mia obbiezione rimane. Anzitutto i sistemi di filtraggio possiamo farli anche noi in Europa. E chissà che non ci vengano pure meglio. E poi, chi ha detto che le startup europee devono creare piattaforme di distribuzione dei contenuti caricati dagli utenti? Ma davvero siamo solo capaci di copiare? Non ci POSSO e non ci VOGLIO credere. Startup del genere sono comunque destinate a fallire. Gli upload filter mi spaventano molto di più in termini politici. A quanto ho capito, rischiano di diventare il metodo più rapido per far rimuovere contenuti scomodi dalla rete. Giacomo