sono d'accordo con quanto scrivi ma credo che uscire allo scoperto unendo le sensibilità personali sulla questione andrebbe oltre questa lista. Essa può essere utile per indicare problemi, lanciare una discussione, ma nn è un movimento.
Capisco, quindi una sorta di "comunicazioni agli addetti", una bacheca di spunti più o meno interessanti, da approfondire altrove o utili ad arricchire il proprio bagaglio culturale. Peccato, per un po' ho pensato di trovarmi in una moderna agorà. Il "medium", la mailing list, è il mezzo di comunicazione che preferisco in assoluto e la vivavità delle discussioni mi ha portato ad immaginare un "luogo" in cui gli argomenti, via via proposti, potessero essere affrontati in tutte le sfaccettature, da più punti di vista, ognuno, ovviamente con le proprie idee e sensibilità. Quello che chiedevo nella precedente email era solo questo, una partecipazione più ampia, non certamente di trasformare questo spazio gentilmente offerto dal Nexa in una, come si usa dire adesso, "bolla ideologica" o "camera dell'eco", né in comunità o movimento.
Per quello io credo già ci siano delle opportunità, e penso al movimento dei commons fondato da Bauwens, Bollier ed Helfrich.
Movimento che negli ultimi anni, purtroppo, sembra arenatosi. Se non è così, per favore potresti darmi link e riferimenti ad iniziative recenti? Grazie.
Lo scopo è inserire le tecnologie informatiche ed il sapere a loro connesso in un quadro più articolato, perché nessuna tecnologia è avulsa dai rapporti sociali.
Perfettamente d'accordo, ed è proprio per questo che è importante l'apporto degli "studiosi del sociale". In questi giorni sto leggendo Byung-Chul Han, un filosofo molto critico nei confronti della rete.
E a complicare il quadro c'è un'esigenza di fondo che integra la visione dominante dei rapporti sociali con una domanda esistenziale, componente tenuta sinora fuori dalle discipline che se ne occupano - le scienze sociali - per motivi di affermazione accademica (replicare il successo delle scienze naturali).
Scusami, non facendo parte del corpo accademico, questa tua ultima frase mi è poco chiara, quale è stato il "successo delle scienze naturali"? Antonio