Ottime argomentazioni e sono d'accordo con Valentino che la discussione é così importante che non merita preconcetti.
E allora mi piace premettere che ragionando di questa cosa sono più schumpeteriano che keynesiano. Cioè sono più dell'idea della "distruzione creativa" di Shumpeter che della "disoccupazione tecnologica" di Keynes.
Il punto è che è possibile separare il lavoro e l'attività umana dalla tecnologia? Certo che no. L'aratro è una tecnologia, sia che viene trainato dai buoi che da un trattore o da un robot umanoide.
Il punto è la tecnologia aumenta l'occupazione o la produttività. Secondo me in ogni fase o stadio del processo che consideriamo, ci sono momenti in cui incrementa l'occupazione (distruggendola in altri ambiti non verticali), poi il processo arriva a un plateau, la tecnologia e il suo uso si stabilizzano e non genera più occupazione ma solo produttività i cui rendimenti smettono di essere incrementali e di conseguenza i profitti, col solo risultato che hai distrutto occupazione. A questo punto i sistemi economici e sociali (quindi imprese, scienza, eccetera) Provano a mettere in campo nuove innovazioni di prodotto e di processo per per migliorare i rendimenti, i profitti, i risultati e forse l'occupazione che non é mai preoccupazione delle imprese ma dei sistemi sociali (la politica). Da qui poi riparte un nuovo ciclo d'innovazione e via all'infinito se siamo positivisti.
Ora il punto è che man mano che le attività, il lavoro umano viene rimpiazzato dalla tecnologia, al punto che le capacità più intime degli umani sono trasferite ai software e ai dispositivi meccatronici e cioè le qualità principali dell'umano "comunicare, evolversi e adattarsi", l'incremento occupazionale iniziale raggiunge la somma zero e se crea nuovi posti di lavoro questi devono essere superqualificati e di minore numerosità. Cioè la nuova ondata richiederà progettisti, designer e ingegneri ma non più "forza lavoro genericamente intesa sia di tipo intellettuale che manuale". Un esempio soltanto è quello per cui non serve nemmeno andare in outsourcing per gestire il call center a basso costo,ì in India, perché ci sono i software che rispnderanno al posto degli umani.
Mi sono sopreso ma non troppo a vedere queste cose a cui pensavo sviluppare in un libro che vi invito a leggere e di cui dà notizia come al solito il nostro NYT. LIbro di due scienziati del MIT. dice che ci ritroveremo a competere con le macchine per il lavoro e che perderemo.
http://www.nytimes.com/2011/10/24/technology/economists-see-more-jobs-for-machines-not-people.html?_r=1
[to be continued]
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“The Net interprets censorship as damage and routes around it.”
– John Gilmore
-----Stefano Quintarelli <stefano@quintarelli.it> ha scritto: -----BTW, se non sono i settori nuovi creati dalla tecnologia a generare
opportunita' di occupazione, cosa puo' farlo ?
i settori maturi in cui l'applicazione della tecnologia, naturalmente,
li riduce ?
possiamo governare ed inibire lo sviluppo tecnologico ?
cosi', per il weekend.. ;-)
ciao, s.