On 29 Jan 2021, at 15:38, Antonio Iacono <antiac@gmail.com> wrote:
On Fri, Jan 29, 2021 at 1:40 PM Giuseppe Attardi <attardi@di.unipi.it> wrote:
Anche che per la TV esiste in Italia un limite di 18% alla pubblicità.
Quindi per analogia si potrebbe immaginare che chi usa un bene comune come Internet per erogare servizi pubblici, ossia offerti a tutti, non possa coprire più del 30% dei suoi costi con la pubblicità.
Attenzione, il tetto del 18% è nei minuti di pubblicità all'ora. Significa che un'emittente non può trasmettere più di 11 minuti di pubblicità al giorno [1]. Su internet è più complicato mettere un limite del genere. Infatti io ho parlato di un limite ai ricavi, non sui minuti. Se è la cosa giusta da fare, si fa.
I ricavi delle TV commerciali, così come FB e Google, per il 90% e oltre derivano dalla pubblicità.
Non tutte le commerciali, quelle generaliste. Ormai ci sono tante piattaforme in abbonamento senza pubblicità: Netflix, Sky, Disney+, Dazn. Forse non ha molto più senso pagare il canone Rai, per poi farsi appioppare trasmissioni stupide e di puro riempimento di spazi come I Soliti Ignoti. I talk show ormai hanno gli ospiti in streaming, quindi potrebbero andare interamente in streaming. Per i film e lo sport ci sono le piattaforme. Restano solo i telegiornali, ma per quelli il canone basta e avanza. — Beppe
Antonio
[1] https://it.wikipedia.org/wiki/Pubblicit%C3%A0_televisiva