Perdonami Giacomo,

Il 15/01/2025 15:57, Giacomo Tesio ha scritto:
Anche ammesso che un cuore meccanico svolga la funzione di 
un cuore, di solito viene definito "cuore artificiale"
<https://it.m.wikipedia.org/wiki/Cuore_artificiale>

nel mio articolo facevo proprio l'esempio di "cuore artificiale", locuzione che mi pare chiaro per chi legge l'articolo che io considero corretta, perché svolge la funzione di un cuore (infatti viene messo al suo posto) ma è fatto di una materia artificiale. Non ho mai proposto di sostituire tale espressione con "cuore meccanico". Non ho scritto che

la "intelligenza artificiale/meccanica" sostituisce un'intelligenza malata

Poi, nel mio articolo argomento abbastanza chiaramente che l'accezione del termine "intelligenza" cui sto facendo riferimento a proposito dell'IA è SOLO quella delle capacità puramente logico-razionali e che ciò che noi chiamiamo intelligenza ha un'accezione ben diversa. «Le mancano infatti molte dimensioni che danno senso al termine intelligenza usato per le persone, da quella corporea, attraverso la quale sperimentiamo e conosciamo il mondo fisico intorno a noi e che costituisce il substrato comune alle nostre interazioni con gli altri, a quella emotiva, che ci permette di stabili relazioni autentiche e profonde con i nostri simili, a quella artistica, con la quale possiamo esprimere in modo estremamente pregnante il nostro senso estetico, solo per ricordare le più importanti.»

Quindi se inizi la tua risposta in questo modo ho il timore che non abbia letto con sufficiente attenzione il mio articolo (ma non penso di essere così importante).

Se avrai la bontà di rileggere con attenzione quanto ho scritto e formulare critiche a ciò che effettivamente c'è nel mio articolo te ne sarò davvero grato.

Sulle strategie per affrontare lo stato di sudditanza intellettuale in cui siamo, il mio approccio è quello di focalizzarsi sul combattere le battaglie nelle quali c'è qualche speranza di poter vincere, e quella terminologica non ritengo sia tra queste.

Con immutata stima, Enrico


Il 15/01/2025 15:57, Giacomo Tesio ha scritto:
Ora "giacomo si imbizzarrisce" (cit. karlessi :-D)


Caro Enrico, ho letto le tue argomentazioni:

Il 15 Gennaio 2025 09:39:51 UTC, Enrico Nardelli ha scritto:
Non sono però d'accordo sul fatto che il termine da usare sia
"intelligenza artificiale" (e non capisco bene l'argomentazione
espressa nell'intervista) ritenendo più giusto (e anche più
etimologicamente corretto) "intelligenza meccanica" come ho
argomentato qua
https://www.startmag.it/innovazione/intelligenza-artificiale-o-meccanica-questo-e-il-problema/
Anche ammesso che un cuore meccanico svolga la funzione di 
un cuore, di solito viene definito "cuore artificiale"
<https://it.m.wikipedia.org/wiki/Cuore_artificiale>

Poi, nella locuzione "IA" non è l'artificialità a confondere, ma il
riferimento ad una facoltà tipica dell'uomo che l'artefatto (il
software) dovrebbe essere in grado di _sostituire_.

Il cuore artificiale infatti sostituisce un cuore malato.
Davvero la "intelligenza artificiale/meccanica" sostituisce
un'intelligenza malata? Secondo quali criteri?


Poi mammiferi, uccelli, rettili, pesci.. tutti hanno un cuore, ma solo
gli esseri umani sono intelligenti.

Da questo punto di vista, la locuzione "cervello elettronico" fornirebbe
una metafora analoga a "cuore meccanico", ma pur essendosi diffusa ben
prima di "intelligenza artificiale", causa ormai ilarità o sarcasmo in
chiunque abbia mai avuto a che fare con un computer.


In qualunque caso, che li chiamiamo "intelligenze artificiali" o
"intelligenze meccaniche", questi software _non_ svolgono la funzione
dell'intelligenza.

Non solo perché mancano di emozioni o creatività: non dispongono nemmeno
di razionalità o logica, indipendentemente dalla loro assenza di
fisicità. Anche quando restituiscono una definizione corretta di numero
o di implicazione logica, non ne hanno alcuna comprensione.

Anche se li si programma affinché restituiscano il numero giusto di "r"
in "strawberry", non sanno cosa significhi quel numero.


Non sono dunque nemmeno intelligenze esclusivamente razionali,
come dici nel tuo articolo. Non sono proprio intelligenze.


Dijkstra, che menzioni nel tuo articolo, scriveva:

```
The Fathers of the field had been pretty confusing: John von Neumann 
speculated about computers and the human brain in analogies
sufficiently wild to be worthy of a medieval thinker and Alan M. Turing
thought about criteria to settle the question of whether Machines Can
Think, a question of which we now know that it is about as relevant as
the question of whether Submarines Can Swim. 
```
<https://www.cs.utexas.edu/~EWD/transcriptions/EWD08xx/EWD898.html>


Dal punto di vista scientifico, il fatto che le macchine possano
pensare è irrilevante.

Il fatto che ne dobbiamo discutere rivela lo stato di sudditanza
intellettuale cui si è ridotta la ricerca scientifica (se possiamo
ancora chiamarla così).
E lo stato patetico dell'informatica ai primordi.


D'altro canto, mi è chiarissimo che ormai ce l'abbiamo e ce lo
dobbiamo tenere, almeno fino a quando il baricentro del potere
mondiale rimarrà negli USA.
Eppure cambiamo continuamente linguaggio.

Ricordo ancora quandi era comune chiamare "mongolo" un ragazzo 
affetto dalla sindrome di Down. Poi "handicappato". Poi "disabile". 
Poi "diversamente abile".

Nel giro di pochi mesi milioni di sviluppatori hanno rinominato il
branch predefinito di migliaia di progetti da "master" a "main" perché
gli Americani si vergognano della propria storia e cercano di
cancellare ogni parola che possa ricordargli il proprio passato da
schiavisti e razzisti. Con "buona pace" del proprio presente.


Perché non iniziare dunque a stigmatizzare (almeno in senso figurato)
chi parla di "intelligenza artificiale" fuori dal dominio della
fantascienza, diffondendo alienazione ed avvelenando il discorso
pubblico?

Chi sfida esseri umani a fare riassunti migliori di ChatGPT o gli
fornisce in input questionari pensati per studenti, confrontando i
suoi output con le loro risposte.

Più in generale, chi si permette di confrontare persone e oggetti,
ponendole sullo stesso piano.


Verrà certamente un giorno in cui gli USA si vergogneranno anche del
male che hanno fatto a milioni di persone e milioni di ragazzi in
particolare. Così come verrà il giorno in cui si vergogneranno per il
supporto che hanno dato al genocidio in corso a Gaza.


Aiutiamoli ad accorciare i tempi!   :-)



Giacomo
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Prof. Enrico Nardelli
Past President di "Informatics Europe"
Direttore del Laboratorio Nazionale "Informatica e Scuola" del CINI
Dipartimento di Matematica - Università di Roma "Tor Vergata"
Via della Ricerca Scientifica snc - 00133 Roma
home page: https://www.mat.uniroma2.it/~nardelli
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