Democrazia della cultura
Dal 2014 la libertà di scattare fotografie nei musei è legge, da
pochi mesi estesa anche ai beni archivistici e librari rispondendo
alle attese degli studiosi di diverse aree umanistiche. Ma per
molti non è ancora chiaro che la liberalizzazione delle immagini è
una questione democratica, decisiva per il significato che
vogliamo dare al concetto di “patrimonio culturale”.
di Mariasole Garacci
Il 29 agosto è finalmente entrata in vigore l’attesa legge annuale
per il mercato e la concorrenza (n. 124/2017) che, riformulando
l’art. 108 del codice dei beni culturali (vedere pp. 225-226),
introduce il regime di libera riproduzione con mezzi propri del
patrimonio delle biblioteche e degli archivi pubblici italiani (art.
1, c. 171). Come sanno bene coloro che frequentano questi luoghi per
motivi di studio e di ricerca, l’uso del mezzo proprio spesso era
interdetto e dunque, in questi casi, la riproduzione rimaneva
vincolata al monopolio di un concessionario esterno, oppure era
subordinata ad autorizzazione e talvolta al pagamento di una
tariffa, indipendentemente dal fatto che la riproduzione con
smartphone o macchina fotografica non comportasse rischio di danni
da manipolazione al documento già concesso in consultazione, né
oneri di riproduzione per l’istituzione che lo detiene. E’ ora
consentito, con dispositivi digitali a distanza, riprodurre
liberamente, cioè gratuitamente e senza richiesta di autorizzazione,
il materiale che non sia sottoposto a restrizioni di consultabilità
per ragioni di riservatezza ai sensi degli artt. 122-127 del codice,
nel rispetto delle norme a tutela del diritto d’autore e della
privacy.
[…]
Continua qui:
http://temi.repubblica.it/micromega-online/democrazia-della-cultura/