Provo, per puro spirito dialettico (e per una sorta di disagio che sento leggendo questo tread) a dare un diverso punto di vista, forse"eccessivo" e un po' grezzo: chiedo venia anticipatamente.

L'avversione per l'idea che degli algoritmi prendano decisioni capaci di influenzare più o meno profondamente  la nostra vita è tenace e radicata in tutti noi, a dispetto della realtà che già viviamo.
Mi viene in mente la vicenda dei prezzi del vino Bordeaux e dell'algoritmo di Orley Ashenfelter: l'algoritmo messo a punto dall'economista di Princeton per calcolare i prezzi futuri delle varie annate di Boreaux era, ed è, efficace ed accurato ma la reazione nei circoli di viticoltori francesi (ovvero tra i sistemi umani esperti del settore) "oscillò tra la violenza e l'isteria". Per i sommelier francesi l'algoritmo era "ridicolo e assurdo" e nessuna "combinazione meccanica" di variabili poteva sostituire l'intuito umano ( e soprattutto il fatto di assaggiare il vino!) . La storia fu raccontata dal NYT qui:  https://www.nytimes.com/1990/03/04/us/wine-equation-puts-some-noses-out-of-joint.html ed interessante.

Siamo temo tutti un po' vittime di quella che Kahaneman chiama l'illusione di abilità.
E sebbene decisioni umane cagionino quotidianamente  la morte di bambini innocenti, immagino lo sconcerto e l'orrore che ci coglierà quando un bambino morirà per un errore (o una scelta, magari assai logica e razionale) di un algoritmo (o di una AV). La differenza di intensità emozionale si tradurrà immediatamente in preferenza morale ed in elevate e tetragone valutazioni etiche o addirittura religiose.

Il problema del carrello applicato ai veicoli autonomi mi pare falsante, utile perlopiù a dotte disquisizioni filosofiche che lascio a chi ne sa, ma sono inquieto se le risposte saranno quelle,irrazionali ed emozionali di Marco (Marco, so che mi perdonerai!) che vorrebbe costituzionalizzare il pensiero di Weizenbaum citato da Norberto. Dio ce ne scampi.

Cosa ci fa dire che la scelta dell'algoritmo sarà meno efficace e rassicurante della fallacia del giudizio umano? Meehl ritiene immorale affidarsi a giudizi intuitivi (di un carrellista aggiungo io) per decisioni importanti quando è disponibile un algoritmo esperto che può elaborare molte più informazioni in ambienti a basa validità (ovvero con un notevole grado di incertezza e imprevedibilità).

Un'ultima osservazione per Maria Chiara: perchè usi il condizionale parlando dello "ius necessitatis"? Lo stato di necessità (art. 54 c.p.) esclude la punibilità, anche in caso di omicidio dell'innocente. L'alpinista che taglia la corda del fidato compagno condannandolo a morte certa per salvar se stesso, là dove non abbia dato causa alla situazione di necessità creatasi, non viene punito. Poi possiamo fare mille pregevoli considerazioni etiche e morali e fin anche teologiche, che leggo con piacere ma a cui però mi sottraggo non arrischiandomi a pattinare su di un ghiaccio per me assai sottile.

Buona domenica a tutti.
CB  
 



Il giorno sab 10 nov 2018 alle ore 16:09 Alberto Cammozzo <ac+nexa@zeromx.net> ha scritto:
On 09/11/2018 18:41, Maria Chiara Pievatolo wrote:
> Scusate il ritardo nel rispondere. Mi ripromettevo di farlo prima.
>
> On 11-10-2018 00:34, Giacomo Tesio wrote:
>
>> Io invece obbietto QUALE ETICA?
>> Quale delle 10 miliardi di etiche presenti sul pianeta vogliamo
>> insegnare alle macchine e dunque imporre a tutti coloro che le
>> adoperano?
>
> La questione è molto pertinente, perché ci permette di passare
> dall'etica alla meta-etica, che si pone una domanda di un livello
> superiore a "che cosa è giusto fare?", vale a dire:
>
> che cosa ci rende possibile chiederci che cosa è giusto fare?
>
> La risposta di Kant alla questione meta-etica è la seguente: questa
> domanda ha senso solo se presupponiamo che chi se lo chiede sia un
> agente libero. Meta-eticamente, cioè, l'etica non è (solo) un
> algoritmo per fare la cosa giusta (secondo questo o quel parametro) ma
> il discorso di un essere libero. Banale? No, perché questo mette dei
> limiti a tutte le etiche che non rispettano questa condizione, vale a
> dire negano la dignità del soggetto morale in quanto essere libero,
> capace di scegliere e di rispondere sui suoi propri progetti, cioè, in
> linguaggio kantiano, di essere fine in sé. Senza esseri liberi non si
> dà etica, perché non si dà scelta, responsabilità e senso (soggettivo).
>
> Pertanto, meta-eticamente: (1) un algoritmo per fare la cosa giusta
> che nega la libertà dei soggetti e dunque la loro pari dignità in
> quanto liberi portatori di senso non può essere etico. Ma (2) questo
> comporta che ci possano essere situazioni - quelle tipiche dello ius
> necessitatis (mors tua vita mea)- per le quali non sia possibile
> formulare un algoritmo per fare la cosa giusta che ci salvi la vita e
> rispetti allo stesso modo tutti i soggetti morali in gioco.
>
> Per questo la risposta kantiana al problema del trolley sarebbe,
> secondo me, simile a quella di Giacomo Tesio: evitare di progettare
> sistemi che prevedibilmente producano quelle situazioni

Chiarissimo, grazie. Condivido pienamente.

Ma perché -- anche se spero di sbagliarmi -- la nostra società non sarà
in grado di produrre questo genere di moratoria se non troppo tardi e
troppo poco?
Questi ultimi interventi sollevano una questione di fondo: da molti dei
messaggi in questa lista traspare (almeno ai miei occhi) un senso di
impotenza sull'erosione tecnologica delle libertà, velocissima al pari
di quella del ghiaccio delle calotte polari.
"Quod licet" ha lasciato il passo a "quod potest", la filosofia non
confina la tecnica, al massimo ne lima (fiaccamente) gli abusi più
maldestri quando questi oltrepassano i confini del diritto, come se
l'unica filosofia rimasta sia quella sedimentata (per ora) nelle norme
giuridiche; nel frattempo il senso comune gioiosamente abbraccia
l'asservimento.
Aveva forse ragione Marcuse, nel considerare il nostro principio di
libertà inscindibile da una società (quella greca antica) che considera
la fatica un disvalore e perciò necessita degli schiavi?
Ma uno schiavo al quale non puoi rinunciare sarà presto il tuo padrone...

Un saluto,

Alberto


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