Penso che il problema non sia solo di solidità delle aziende ma soprattutto di mancanza di aziende orientate alla produzione del software. In Italia si è da sempre priviligiata solo la vendita e il profilo delle aziende è tipicamente commerciale. Per avere successo nell'open source è necessario possedere competenze tecniche che tipicamente non sono in possesso delle grandi aziende, non in Italia almeno. È una politica che ha reso il mercato del software, in particolare quello del software della P.A., veramente penoso ed in balia dei peggiori pirati presenti sul mercato. Ma non solo: pensate che ultimamente un consorzio di ricerca universitario (quindi ente di diritto privato) cerca di farci firmare una convenzione fra enti il cui oggetto è la vendita di una licenza di un software da loro sviluppato(centinaia di migliaia di euro, tutto su tecnologia proprietaria per giunta) con buona pace della normativa sul riuso. On 7/11/11, Marco Ciurcina <ciurcina@studiolegale.it> wrote:
In data venerdì 8 luglio 2011 10:44:58, vale.it.newsletters@gmail.com ha scritto:
Purtroppo, e mi pare sia questo il grosso limite attuale del "mercato" del software libero, l'assenza di soggetti in grado di offrire soluzioni in maniera diffusa pesa. ? In Italia non ci sono aziende solide. Non è così in altri paesi. Per esempio, in Francia, dove la PA domanda soluzioni in software libero in modo sostanzioso, l'industria del software libero è molto più matura di quella italiana. Ti sei mai chiesto come mai, se c'è la tecnologia, non c'è offerta ? IMHO perchè manca la domanda ! :-) m.c.
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