Capisco le difficoltà e i dubbi più che legittimi, ma, appoggiando teleologicamente la democrazia diretta e partecipata, non posso che pensare che in prospettiva si dovrà adottare un sistema di consultazione pubblica praticamente permanente, che ovviamente è impraticabile con sistemi tradizionali. Pertanto, se ci sono problemi e difficoltà con il voto elettronico, penso che si debba investire per superarle, e non dichiarare "Oggi non è sicuro, allora ci mettiamo una pietra sopra-punto". Intanto, si può iniziare a sperimentare a partire da piccole scale e su questioni marginali, per poi attuare correzioni via-via che emergono i problemi oggettivi. Concludo ripetendo con un'osservazione filosofico-politica che avevo già fatto in altra sede (relativamente alla necessità di assoluta sicurezza del voto): "...da persona che ha passato 10 anni nella metrologia, ti posso assicurare che la "certezza" non fa parte del nostro universo. Nemmeno i tradizionali sistemi di voto sono assolutamente certi (come dimostrano continui casi di cronaca), ciononostante gli organi costituzionali così eletti sono legittimati, né nessuno mette in discussione detti sistemi per questo. Dirò di più: la "certezza assoluta" dell'identità dei votanti non è necessaria, perché irrilevante rispetto agli altri fenomeni che perturbano la bontà delle elezioni/votazioni. Mi spiego meglio: Quanto incide un 1% (esagerando!) di voti contraffatti tramite false identità, in un paese dove il 10% dei voti (di persone vere!) è controllato dalla mafia, un 10% di voti dalle lobby politico/economiche che si ritiene conveniente appoggiare (...convintamente) e 10% di voti dati per partito preso (hanno sempre votato così e voteranno sempre così)? Io ritengo che incida poco... peraltro la pensano così anche nei paesi che già adottano in ambiti istituzionali il voto elettronico (Stati Uniti, Svizzera, Estonia...). Con questo non voglio dire che irrilevante la certificazione dei votanti, come già sostenevo in questo post, ma che è inutile impazzire per eliminare agenti perturbanti quando questi non sono più significativi nel contesto generale." Luca Z.