Cari tutti, saprete tutti della recente pubblicazione, da parte del progetto Wikileaks, di una imponente quantità di materiale "segreto" (uso le virgolette apposta, vedi sotto) relativo alla guerra in Afghanistan (http://www.wikileaks.org/wiki/Afghan_War_Diary,_2004-2010). Seguo Wikileaks da un paio d'anni. Sinceramente credo che finora abbia pubblicato materiale anche più scottante del "pacchetto Afghanistan", che per altro mi pare (da commenti altrui, non ho ancora avuto modo di leggere con attenzione il tutto) non contenga granché rispetto a quanto una persona mediamente informata da altri mezzi rispetto alla televisione - e qui mi rendo conto di aver escluso di botto una buona parte della popolazione italiana :) - non potesse aver già concluso. Tuttavia, mi pare che quest'ultima uscita di Wikileaks abbia ricevuto una copertura mediatica e politica molto più elevata rispetto al passato, sia in Italia che altrove. Da qui alcune considerazioni che mi sono posto e che sottopongo qui in lista per un dibattito aperto: - il ruolo svolto da Wikileaks è positivo o negativo? O un po' positivo e un po' negativo? Oppure dipende dal tipo di informazione che viene pubblicata? E' innegabile che la mia generazione sia abituata ad un livello di trasparenza e condivisione dell'informazione - pilotata o meno, vedi sotto - del tutto incompatibile con l'approcio tradizionale in materia di "arcana imperii". - a proposito di "arcana imperii", mi pare che Wikileaks e il suo fondatore, Julian Assange, stiano alzando - e di molto - il livello di potenziale scontro tra i sostenitori e i detrattori della "condivisione dell'informazione". Gli stati sovrani, chi più chi meno, potevano chiudere un occhio di fronte a tale tendenza alle condivisione nell'ambito della cosiddetta "proprietà intellettuale". Ma quando questa condivisione va a toccare aree come le attività militari, i segreti di stato e via discorrendo, il discorso cambia. Come pensate che reagiranno, nel corto, medio e lungo periodo, gli stati sovrani di fronte a questa dimostrazione esplosiva e per certi versi sfrontata del (mezzo, quello completo contiene anche la propria antitesi) mantra "information wants to be free"? - per motivi professionali e di studio, ultimamente ho letto molto materiale su spionaggio/controspionaggio e in particolare sulle attività cosiddette di SIGINT (Signal Intelligence), così come messe in pratica dalla National Security Agency degli USA, il GHCQ britannico ed equivalenti agenzie di altri paesi. Un elemento costante è la necessità di analizzare le informazioni acquisite per poter decidere come agire; e uno degli elementi costanti di tali analisi è capire chi e perché produce determinate informazioni. A volte i "bersagli" si fanno intercettare perché *vogliono* che certe informazioni siano intercettate: o perché la informazioni sono in realtà erronee e si spera che chi le ha acquisite basi le proprie azioni su di esse, o perché sono in corso lotte intestine al bersaglio, o perché si vuole misurare la capacità di intercettazione del potenziale nemico (per esempio, la presenza di una talpa all'interno della propria organizzazione), e via discorrendo. Io stesso ho imparato che nella politica (europea, ma sono convinto che lo stesso discorso valga in altri ambiti) è molto diffusa il "policy-making by leaks", ovvero il forzare la mano al proprio potenziale avversario facendo trapelare certe informazioni suppostamente segrete. In questo contesto, come posizionare Wikileaks e in particolare le ultime "rivelazioni" sull'Afghanistan? Proprio oggi Lucio Caracciolo su Repubblica scrive dei suoi dubbi che tutto questo materiale possa essere passato per le mani di un soldato ventiduenne che l'avrebbe poi passato a Wikileaks, così come vuole la vulgata ufficiale. Grazie per le vostre riflessioni, Andrea