Caro Antonio, la censura è una brutta bestia, in QUALSIASI modo si tenti di giustificarla. Antonio Iacono <antiac@gmail.com> writes: [...]
Tutto ciò premesso, come direbbero gli esperti di sicurezza, dobbiamo fare una "valutazione del rischio".
Per favore, potresti spiegare a me che sono "duro di comprendonio" cosa c'entrano le espressioni di odio e la loro censura con la sicurezza (immagino pubblica sicurezza o sicurezza nazionale, giusto)?
In Italia, sul web, ci sono più casi di censura o di fenomeni di odio ?
Ma davvero le espressioni di odio meritano di essere _censurate_? Attenzione che NON sto parlando di reati eh: la diffamazione, discriminazione, ecc. sono un reato e la giurisprudenza sa benissimo come trattarle, anche adattandosi ai tempi e ANCHE quando sono perpetrate con mezzi digitali. ...e i processi per i reati NON si fanno in piazza e NON si effettuano (o PEGGIO si prevengono) con mezzi sintecici che decidono prima cosa è ammesso o non è ammesso dire. Per essere chiari: questa lista è pubblica e NON moderata, eppure ci sono delle semplici regole chiare per partecipare al discorso e persone che vigilano non vengano commessi abusi, in qualche caso pure accompagnando alla porta l'abusante. L'offesa (ma anche l'odio) non può essere un reato e l'unico che può censurarla è chi la pensa (o lo prova), prima di dirla o scriverla (o _dopo_ averlo provato); fermo restando che i gestori del "luogo di discussione" hanno sempre la possibilità di cui sopra. [1] Infine, la butto lì come riflessione: l'odio, quello sano, è "solo" l'altra faccia dell'amore, quello sano. Su cosa siano odio e amore malati la discussione sarebbe lunga ma ciascuno dotato di intelligenza emotiva media ne intuisce il senso. Tutto questo però non può essere materia di giurisprudenza o - peggio - (il)legalità. Un caro saluto, Giovanni [...] [1] però pensate a come potrebbe essere pesante essere sbattuto fuori da un luogo di discussione in merito alla linea politica del proprio partito o movimento con motivazioni censoree di presunti discorsi di odio. -- Giovanni Biscuolo