Anna, my 2 cents,
------------------------------------------------------------------------ *Da:* rmfdl *Inviato:* giovedì 25 febbraio 2010 *A:* Masera Anna; Sabadin; Bardazzi *Oggetto:* Libertà e responsabilità
l'articolo della Signora Masera descrive i fatti della sentenza di Milano su Google ma purtroppo li ammanta di un tifo spinto e acritico a favore delle tesi di Google (che costituiscono la tipica applicazione del fondamentalismo liberista a un danno delle norme a tutela della libertà di ciascuno e non solo del potente di turno).
Non intendo qui riesaminare tutti gli aspetti della questione che già emergono dagli articoli di Sabadin e di Bardazzi. Ma desidero rilevarne uno. Lei è rimasta prigioniera dell'immagine giornalistica di internet come autostrada. Siccome però la funzione di internet e quella delle autostrade sono assai differenti quanto a contenuti diffusi e quanto alla pervasività di ciò che vi transita, il paragone da Lei proposto non regge.
Primo, i siti non sono caselli autostradali. Mentre i reati contestati a Google sono possibili solo in quanto sussiste il servizio di Google, quello di guidare senza patente preesiste al casello e non ha bisogno dell'autostrada per essere commesso.
Perdona l'iperbole: anche gli omicidi sono possibili solo in quanto esistono le armi ma questo non fa dei fabbricanti di armi dei corresponsabili degli omicidi. Carlo (Blengino) certamente potrebbe dircelo più dottamente di quanto non mi consentano i miei ormai risalenti studi universitari ma, non basta che il comportamento di un soggetto sia causalmente legato all'evento dannoso nel senso che la rimozione (in un giudizio teorico ex post) di tale comportamento renda impossibile il verificarsi del fatto, per far di tale soggetto un responsabile. In ogni caso non è vero che senza Google quella condotta non avrebbe potuto consumarsi. Quel video avrebbe potuto essere diffuso online in centinaia di modi diversi.
Oltretutto, a quanto si è capito, quello che il giudice milanese contesta a Google non è il fatto di aver pubblicato i filmati ma il fatto di non aver rispettato l'indirizzo europeo di rimuovere i contenuti illeciti non appena informati della loro esistenza ( Google lo ha fatto circa due mesi dopo, dato che la reclame è l'anima del commercio).
Ha già risposto Carlo. Lo ha sostenuto Emilio Tosi in un'intervista a repubblica.tv ma sembrerebbe trattarsi di una tesi priva di fondamento. Google è stato tempestivo, salvo a non voler ipotizzare che si calcoli "il ritardo" a far data dai commenti più o meno seri pubblicati - ammesso che ciò fosse possibile su Google Video - da qualche utente. Questa tesi sarebbe, però, davvero difficile da sostenere e davvero preoccupante perché darebbe ad ogni singolo utente il potere di vita o di morte su un contenuto.
Secondo, il nocciolo degli affari pubblicitari di Google , diversamente da quello delle autostrade, consiste proprio nel poter mettere in rete senza controllo. Di nuovo, al casello non servono controlli perché vi si arriva dopo aver già commesso il reato ( anche se privi di patente) . Invece Google pretende di non dover controllare niente proprio in nome dei propri interessi commerciali, dimenticando che gli interessi commerciali non sono una questione di principio equiparabile al come dare regole per la libera circolazione delle idee e di per sé necessitano il rispetto di regole ( del tipo igienico oppure antisofisticazioni oppure antimonopolio, etc.).
L'equazione profitto = responsabilità, francamente non mi convince e non la ritrovo in nessuna norma di legge. Al massimo può discutersi di profitto = maggior responsabilità (accade, ad esempio, nella disciplina sul diritto d'autore). Gli intermediari di cui parla la disciplina europea - che Google rientri o non rientri nelle tre categorie enucleate e che, come evidenziava Carlo, questa disciplina sia o meno applicabile al caso di specie - sono, cmq soggetti, imprenditori che agiscono allo scopo di trarre un profitto eppure è fuor di dubbio che il legislatore li abbia sollevati da ogni responsabilità. Buon lavoro, guido s.
In ambo i casi non è pensabile che Google (in questo caso) possa fare liberamente tutto senza avere la responsabilità di quello che fa. Questa connessione tra libertà e responsabilità è l'abc del liberalismo che non a caso i liberisti vogliono travolgere nel segno della legge della giungla ( che liberale non è).
La ho disturbata perché si tratta di questioni molto importanti ( costruire norme per organizzare l'esercizio della libertà) su cui penso sia indispensabile l'apporto di ogni persona che la voglia davvero.
I migliori saluti
Raffaello Morelli
------------------------------------------------------------------------
_______________________________________________ nexa mailing list nexa@server-nexa.polito.it https://server-nexa.polito.it/cgi-bin/mailman/listinfo/nexa