On 18/03/2019, Arturo Di Corinto <arturo.dicorinto@uniroma1.it> wrote:
E non credo che esista un solo studioso che sia ambiguo su termini e definizione di cosa sia l'intelligenza artificiale come il caro Giacomo Tesio insiste a dire.
Già. Quel rompiscatole! Quando lo vedo gliene dico quattro! :-D I ricercatori sono piuttosto precisi nelle definizioni. Mica so fessi! :-D Tuttavia i termini che definiscono corrispondono a significanti cui il resto della popolazione attribuisce significati completamente diversi ed incompatibili. Perché evocare esperienze fortemente radicate nel vissuto umano per qualcosa che non è assolutamente relazionato ad esso? Perché parlare di "apprendimento" invece di calibrazione? Perché parlare di "bias" invece che di errore o bug? Perché parlare di "intelligenze" invece di simulatori? Sono solo alcuni esempi, il settore è pieno di queste... ri-"definizioni". Il linguaggio dell'Intelligenza Artificiale non è ambiguo per chi la studia e la adotta, per i programmatori come me o per i ricercatori (seppure dubito che usare termini come intelligenza non abbia effetto sull'interpretazione dei dati fattuali anche da parte loro). E' ambiguo per gli altri. Per quelli che non saprebbero scrivere un classificatore di immagini in R o in TensorFlow. Per quelli che non sanno come confrontare i modelli ottenuti attraverso un cross-validation set e come misurare le performance dello stesso attraverso un set di prova. O che non saprebbero identificare correlazioni non volute nel set di calibrazione che finirebbero per produrre "bias" (o più propriamente BUG) nel classificatore risultante. Per quelli che non hanno mai dovuto risolvere problemi di overfit o underfit. Le persone che non hanno una comprensione della materia sufficiente a fare queste cose (che sono, piuttosto semplici, in realtà), sentono parlare ancora e ancora di intelligenza, di machine learning, di bias... e tutto quello che capiscono, ogni informazione che si in-forma nella loro mente, è sbagliata. Tali ri-definizioni sono degne di un romanzo di Orwell, non di un testo scientifico. Tutto questo, unita all'attiva mala fede di chi produce prodotti basati su queste tecnologie, porta le persone a flirtare con Alexa. E politici incompetenti ad invitare Uber a testare le auto a guida autonoma su strade aperte al pubblico. Poi, per carità... ci sono ragioni storiche (ed soprattutto economiche :-D) per cui questi termini si sono imposti. Come ci sono ragioni scientifiche per abbandonarli. O pensi che dovremmo parlare ancora di Pietra Filosofale e Elisir di Lunga Vita? ;-) Giacomo Tesio è solo un programmatore. Meglio leggere Dijkstra: https://www.cs.utexas.edu/users/EWD/transcriptions/EWD08xx/EWD898.html Giacomo